In punta di penna

La Roma perde anche con l’Atalanta. Garcia ad un bivio

condividi su facebook condividi su twitter 30-11-2015

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La Roma perde anche con l’Atalanta. Garcia ad un bivio

Nuova sconfitta per la Roma di Garcia. Questa volta non è il Barcellona ad umiliare i giallorossi ma è l’Atalanta di Edy Reja. Il risultato non è altrettanto roboante come quello del Camp Nou ma forse è una sconfitta ancora più pesante sotto il profilo mentale. Perdere coi blaugrana era nelle previsioni (quasi tutte le squadre europee vengono battute dagli uomini di Luis Enrique), il problema, però, sta nelle proporzioni: un’altra volta con un punteggio che poco ha a che vedere col calcio professionistico di alto livello. I bergamaschi sono scesi all’Olimpico ben consci delle difficoltà della formazione del tecnico francese e hanno proposto un pressing alto sin dall’avvio, mettendo in costante pericolo la retroguardia romanista. I punti di forza dell’Atalanta sono gli esterni veloci e la bravura del centravanti a fare le sponde. Mancava Pinilla ed al suo posto Reja ha messo in campo Denis, che sino a quel momento aveva realizzato una sola rete in stagione. L’allenatore giallorosso ha schierato una formazione che forse una ventina di giorni fa avrebbe fatto un sol boccone degli ospiti: 2 ritorni dal 1’ minuto importanti come quelli di De Sanctis, al posto di un involuto Szczesny e soprattutto Castan, forse il leader che mancava alla difesa. Chiaro che nessuno dei 2 poteva esser la panacea di tutti i mali ma la loro esperienza più quella di De Rossi, al rientro dopo l’infortunio che lo fece uscire nel match del Franchi contro i viola, sembravano poter dare più serenità alla squadra reduce dal tonfo di Barcellona. A conti fatti, proprio loro 3 sono stati “i meno peggio” della gara contro i nerazzurri ma anche loro sono rimasti coinvolti dal momento di totale confusione che ha attanagliato la Roma. Parecchi dei giocatori che hanno esaltato i giallorossi in avvio di stagione sono infortunati (Salah e Gervinho), altri in debito di ossigeno (Pjanic, Digne, Manolas, Florenzi e Nainggolan), alcuni non hanno ancora recuperato per far rifiatare i titolari o non sono in grado di mantenere alto il valore della squadra. Solitamente, per sopperire alle mancanze dei singoli, servono le idee del tecnico e sotto questo aspetto Garcia ha mostrato le sue maggiori lacune. La Roma è molto schematica e non basta oscillare tra il 4-3-3 ed il 4-2-3-1 alzando o abbassando Pjanic. L’esempio più lampante è Edin Dzeko: non è mai stato messo nelle condizioni di far male alle difese avversarie con azioni corali che possano esaltare le sue caratteristiche. Senza Salah e Gervinho, Garcia continua ad affidarsi agli esterni offensivi sperando nelle invenzioni del singolo. Fino a quando Pjanic segnava regolarmente le punizioni dal limite, la squadra in vantaggio acquisiva sicurezza e morale, giocando in scioltezza con le sue frecce. Appena sono venute a mancare queste certezze, il tecnico francese non ha più saputo come rimediare a questi problemi. L’ex centravanti del City è molto bravo a fare le sponde, ad allargarsi per far inserire il compagno ma è anche un ottimo finalizzatore che deve esser in grado di fare solo da terminale. L’esempio classico lo si può prendere proprio dai Citizens o dalla Juventus di Conte: quando la difesa avversaria è schierata, Yaya Tourè nella formazione di Pellegrini, Pirlo in quella dell’attuale ct azzurro, fintavano il tiro in porta e servivano nel corridoio o Zabaleta o Lichsteiner, che a quel punto dovevano solo mettere il pallone al centro dell’area dove ad aspettarli c’era proprio il centravanti bosniaco nei Blues o Carlos Tevez nella squadra bianconera. Questo tipo di azioni ha regalato molte soddisfazioni alle 2 società, perché non provare a farlo anche nella Roma? Interpreti in grado di applicare questo schema (come tanti altri) ce ne sono, ad esempio Pjanic ha i colpi per fare il passaggio filtrante, Florenzi è bravo ad inserirsi nello spazio senza palla e a ricevere il pallone e Dzeko non può essersi dimenticato come si fa gol in pochi mesi. Bisogna anche prendere delle decisioni drastiche: più di un giocatore non è adatto a giocare in una formazione che vuole lottare per il titolo. In primis, l’allenatore dovrebbe farlo capire alla società, senza pensare ad un’eventuale mancata plusvalenza, privilegiando la qualità della rosa, comunque profonda. Altri elementi vanno messi in un ruolo e si deve insistere su queste scelte: Iago Falque non può fare l’esterno d’attacco a sinistra con compiti più difensivi e la volta dopo fargli fare il centrocampista centrale e quella successiva il terzino in appoggio a Digne, perché in questo modo si disorienta il giocatore e lo si espone a figure che non merita. Stesso discorso vale per Florenzi: qual è il suo ruolo? Lo si sta preparando per diventare “il nuovo Dani Alves”? Indipendentemente dall’opinione personale sulle possibilità che diventerà mai un terzino, a maggior ragione ai livelli del brasiliano, non si può schierarlo una volta in difesa, una volta esterno offensivo e la successiva intermedio in un centrocampo a 3 perché poi capita la partita in cui va nel pallone completamente, come successo ultimamente. Tornando al match contro i bergamaschi, la valutazione è semplice: come lo scorso anno, quando la Roma è in difficoltà, agli avversari basta pressare alti e prima o poi l’errore lo commette. Stavolta la responsabilità del vantaggio ospite è di Digne, che al 40’ fa un bell’assist a Gomez, che fa pochi passi e tira in maniera perfetta sul secondo palo battendo un incolpevole De Sanctis. Contro il Bologna, l’ingenuità l’aveva fatta Torosidis, atterrando in area Giaccherini in maniera del tutto gratuita ed inutile. Da quel momento, invece di reagire, la Roma è crollata. Le scelte nei cambi di Garcia hanno dato il colpo di grazia alla squadra. Inserire Sadiq al posto di Iago Falque, Maicon per Florenzi, tutte mosse che spostano solo nei nomi in campo ma tatticamente e come schemi di gioco, i giallorossi sono rimasti molto prevedibili e mai pericolosi. Esempi lampanti sono state 2 ripartenze dell’Atalanta: una volta Nainggolan sbaglia un colpo di testa da ultimo uomo con Denis che serve Moralez, che si fa ipnotizzare da De Sanctis; la seconda volta, sempre 1 contro 2, è Maicon in mezzo a Denis e Gomez, con l’ex Catania che costringe al fallo in area ed al rosso automatico il terzino brasiliano. La fragilità mentale di questa rosa è molto evidente ed il direttore sportivo giallorosso, Walter Sabatini, ammettendo che non sarà facile uscirne, ha palesato ancora di più la crisi in atto in casa Roma. L’unione d’intenti nelle parole ricorda molto quella dello scorso anno, oggi si parla di un ritiro anticipato da giovedì in vista della sfida contro il Torino. Sembra tutto un palliativo in attesa che da Boston diano il via libera per una soluzione che non sia tampone e finché non arriverà questo cambio di rotta, il pericolo è quello di ripetere le bruttezze della passata stagione, senza il paracadute delle altre squadre che erano distanti anni luce.

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