In punta di penna

La Roma subisce la terza rimonta esterna consecutiva ed è l’ennesimo pareggio

condividi su facebook condividi su twitter 07-01-2016

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La Roma subisce la terza rimonta esterna consecutiva ed è l’ennesimo pareggio

Bologna, Torino e Chievo. La Roma pareggia 3-3 e getta alle ortiche nei minuti finali 6 punti in 3 partite esterne. I giallorossi si sono fatti rimontare in tutte e 3 le trasferte. Il nuovo comincia esattamente come era finito il 2015: gli uomini di Garcia sbandano nei minuti finali e gli avversari ne approfittano. A Verona, la Roma è scesa in campo con un  centrocampo inedito formato da Vainqueur nel ruolo di De Rossi, Florenzi e Iago Falque ai suoi lati. La difesa era molto più scoperta del solito, nonostante la buona volontà dell’unico centrocampista di ruolo a disposizione del tecnico francese ma gli errori individuali hanno compromesso il match. Stavolta, a tradire le aspettative sono proprio le uniche certezze della retroguardia romanista: Szczesny e Manolas. Ovviamente, non sono solo loro i responsabili di questa situazione, però, contro il Chievo hanno sbagliato interventi piuttosto semplici e non spiegabili per calciatori del loro calibro. Soprattutto il greco, forse distratto dall’imminente parto della compagnia, ha giocato la più brutta partita di campionato da quando indossa la maglia della Roma. Sempre in difficoltà sia su Paloschi che su Meggiorini prima ed Inglese poi. L’azione del 1-2 clivense è emblematica: l’attaccante gialloblu ha il tempo di muoversi da pivot del basket NBA e girarsi a 6-7 metri dalla porta avversaria senza che Manolas riesca a fermarlo. Evidente anche la complicità di Szczesny che si fa passare il pallone sotto le mani con Rudiger molto lento nei riflessi che si bruciare sul tempo da Paloschi, vero rapace d’area. Altrettanto grave la disattenzione di Manolas sul gol del 2-2 dei padroni di casa: calcio d’angolo di Birsa a rientrare, difesa giallorossa distratta e 3-4 giocatori del Chievo completamente liberi, compreso Dainelli, che doveva esser marcato dall’ex Olympiacos ed invece era completamente solo ed indisturbato ha potuto segnare. Lo stesso Szczesny non è privo di colpe neanche qui, forse è anche più responsabile dello stesso compagno di squadra, poiché non tenta neanche l’uscita nell’area piccola, da sempre regno dei portieri. La rete del 3-3 è il sunto della Roma del 2015 ed a quanto pare, nel 2016 poco sta cambiando. Nel momento in cui la squadra è più stanca e la panchina non ha provveduto a far rifiatare qualche elemento inserendone qualcuno più fresco, si commettono sbagli dovuti a scarsa lucidità difensiva. Ancora una volta il protagonista è Kostas Manolas: un innocuo pallone alto sulla trequarti è preda di Inglese, che spalle alla porta non poteva far altro che passarlo di testa ad un compagno più arretrato, il greco invece decidere di affossarlo, regalando una pericolosa punizione dal limite per il Chievo. Se nella prima parte era Birsa lo spauracchio sulle palle da fermo, in quei minuti era Simone Pepe, appena entrato. La Roma regala anche una primizia: entra in scena la Goal Line Tecnology, che convalida il gol su punizione di Pepe, che a pochi era sembrata dentro, come in realtà era. Altra curiosità, stavolta tattica: con lo sloveno in campo la Roma ha commesso falli sul lato destro permettendo all’ex Milan di calciare in maniera pericolosa col suo sinistro; con l’ingresso in campo di Pepe, la retroguardia romanista ha pensato bene di regalare punizioni sul lato sinistro, dando la possibilità al destro dell’ex juventino di rendersi insidioso. Questi dettagli dovrebbero esser studiati meglio in allenamento dal tecnico, così come le palle da fermo, sulle quali non è responsabile solo il singolo marcatore ma tutta la difesa, portiere, centrocampisti ed attaccanti inclusi. E’ vero, mancavano 5 centrocampisti su 6, davanti Garcia si è dovuto affidare ad un ragazzino poco più che maggiorenne (Sadiq) che ha siglato la seconda rete in 2 gare ma lo schema offensivo giallorosso non può sempre esser: “palla a Gervinho e vediamo quello che fa”. Se nel primo tempo la Roma aveva mantenuto le posizioni e si era fatta vedere 2-3 volte in area clivense creando seri problemi a Bizzarri ed andando in gol un paio di volte per meriti di qualche singolo romanista e demeriti di qualche singolo gialloblu, nella ripresa il disordine è stato sempre più palese. A partita in corso, non si vede più il tecnico del primo anno giallorosso che riusciva a portare quella novità all’incontro che lo faceva girare in senso positivo. Ormai, le sue mosse sono sempre per mantenere il modulo 4-3-3 con leggere variazioni tattiche che non cambiano lo spartito. Ad esempio, quando si è fatto male Salah, l’ex allenatore del Lille ha inserito subito il giovane Di Livio, che nella Primavera gioca nello stesso ruolo dell’egiziano. Da quel momento in poi, Maicon si è trovato sempre in inferiorità numerica dalla sua parte, poiché il figlio dell’ex centrocampista della Juventus non riusciva a tenere il passo di Cacciatore, fisicamente il doppio del suo dirimpettaio. Sarebbe forse stato più utile, a parità di giovani, inserire un centrocampista come Machin, compassato ma con già un minimo di esperienza di prima squadra o lo stesso Gyomber, che poteva reggere l’urto dei centrocampisti clivensi e dare una mano a Manolas e Rudiger di testa contro Inglese. Questo avrebbe comportato l’avanzamento di uno tra Iago Falque e Florenzi nella linea dei 3 d’attacco, visto che entrambi sono più adatti a giocare in quella posizione. Tenere in campo 90’ Maicon, che boccheggiava dalla metà della ripresa e togliergli aiuti dalla sua parte è stato un errore evidente del mister, così come il cambio Gyomber-Florenzi inutilmente conservativo. Questa mancanza di praticità e lucidità nei momenti determinanti di un match fanno la differenza tra i 6 punti persi nelle ultime 3 trasferte e la vetta della classifica. Su questo ed altri aspetti la società dovrà riflettere, con un immobilismo che sta rovinando una stagione che avrebbe potuto esser ben diversa.

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