In punta di penna

Sembra la Roma di Garcia

condividi su facebook condividi su twitter 16-09-2016

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Sembra la Roma di Garcia

La Roma non va oltre l’1-1 nell’esordio in Europa League sul campo del Viktoria Plzen. I giallorossi hanno cominciato la gara con 5 elementi diversi dal match contro la Sampdoria e si è notata immediatamente la differenza. Alisson ha giocato un incontro sufficiente se non si fosse macchiato con errore determinante per la rete dei padroni di casa; Gerson troppo attento al compitino e mai un fattore; Paredes ha fatto diversi passi indietro rispetto al giocatore ammirato ad Empoli e dovrebbe giocare con maggiore continuità; Iturbe non pervenuto neanche questa volta ed infine Fazio il meno peggio dei 5 per il semplice fatto che ha più esperienza e l’ha messa al servizio della squadra. La Roma gioca con il 4-3-3 senza centravanti di ruolo ma con interpreti diversi dal solito. I giocatori sembrano studiarsi l’un l’altro in corso d’opera anche se alla prima occasione passano in vantaggio grazie ad El Shaarawy, bravo a farsi fare fallo in area di rigore come a Cagliari. Perotti è l’incaricato di battere la massima punizione in assenza di capitan Totti e con la sua camminata cadenzata, batte l’estremo difensore avversario. La partita sembra indirizzata sui binari migliori e ci sono tutte le possibilità per allargare il vantaggio ed invece la squadra giallorossa si ritrae ed è lì inizia la sofferenza. La difesa non è ancora registrata a dovere ed in continui cambi di elementi schierati non aiutano. Davanti ad Alisson (sarà lui il portiere di coppa?) giocano Bruno Peres, Manolas, Fazio e Juan Jesus. Gli esterni brasiliani faticano moltissimo, in particolare l’ex Inter, che non riesce mai a prevalere sul suo avversario diretto. Non molto meglio è andato l’ex Torino, che è sicuramente più propositivo e con un passo migliore del compagno ma distratto in fase difensiva e non preciso nei cross e nell’ultimo passaggio. La palma del migliore in campo spetta a Manolas, bravo soprattutto in chiusura e più leader delle prime gare della stagione. A centrocampo, Spalletti ha fatto una rivoluzione per 2 elementi su 3: ancora titolare Nainggolan (capitano per l’occasione) ma fuori lo squalificato De Rossi e Strootman, che ha riposato per la prima volta dall’inizio della stagione. Al loro posto, occasione importante per Paredes (che non si vedeva dal primo minuto da Roma-Porto) e Gerson, all’esordio dall’inizio. Nessuno dei 2, però, ha pienamente convinto con il brasiliano ad avere più scusanti ma che manca ancora di personalità e cattiveria, doti importanti per imporsi nel calcio che conta. L’argentino sono 3 stagioni che è in Italia e l’annata ad Empoli avrebbe dovuto fargli fare un grande salto in avanti ma si nasconde troppo spesso quando i difensori vanno in difficoltà. Deve studiare ancora molto per poter prendere il ruolo di regista titolare in una formazione di prima fascia. Luci ed ombre per El Shaarawy: bravo palla al piede sia nei lanci che in progressione ma ancora un po’ svogliato quando il pallone lo hanno le altre squadre. Perotti è l’unico in grado di accendere la Roma in assenza di Totti e ci prova in più circostanze ma l’assenza di Dzeko al primo tempo, quando ha messo in area diverse palle interessanti, si è fatta sentire. Come detto, Iturbe non ha superato l’esame e se Spalletti lo ha ufficialmente rimandato, a noi la sua prestazione è risultata lontana dalla sufficienza. Niente da dire sull’impegno ma non basta per giocare in una formazione di vertice: non supera mai l’uomo ed è sempre incerto su cosa fare sia palla al piede e sia quando deve suggerire il passaggio. L’ingresso in campo di Dzeko ha un po’ rivitalizzato la manovra romanista che aveva un punto di riferimento offensivo e soprattutto con l’ingresso al 70’ di Totti, qualche pallone pericoloso in area arrivava con maggiore frequenza. Il tecnico toscano ha inserito Florenzi mettendo al posto di Iturbe in squadra modellata sul 4-2-3-1 della sua prima esperienza giallorossa ma così facendo ha limitato maggiormente le progressioni di Bruno Peres e lasciando ancora di più Juan Jesus in balia delle volate offensive dei boemi. Negli ultimi 20’, forse, la soluzione più interessante poteva esser quella di schierare una difesa a 3 con Bruno Peres e Florenzi ai lati sulla linea dei centrocampisti con Paredes e Nainggolan in mezzo più Perotti dietro Totti e Dzeko ma il tecnico non sembra gradire questo tipo di schieramento difensivo. Dopo l’eliminazione dalla Champions League nei preliminari, i tifosi della Roma si auguravano di vedere una squadra vogliosa di rivincita e molto più concreta ed incisiva o quantomeno in grado di mostrare sprazzi di gioco importanti come sempre fatto da Spalletti. I giallorossi sono sembrati, invece, la copia della Roma di Garcia dello scorso anno: molto compassati ed in balìa delle ripartenze del Viktoria Plzen. Nel primo tempo, sono bastati 5’ dopo la mezz’ora per creare 2-3 palle gol vere e proprie davanti alla porta dei padroni di casa e poi sono tornati in letargo. Carenze evidenti di alcuni singoli a parte (ad esempio la rete del pari di Bakos è un concorso di colpa tra Nainggolan che marca Zeman a 3 metri, Juan Jesus che si fa anticipare da dilettante ed Alisson che si butta il pallone dentro la propria porta), manca la personalità di chi possa far girare la partita quando le cose stanno per mettersi male e Totti non è in campo, manca chi possa far da raccordo tra centrocampo ed attacco (cioè il nuovo Pjanic), manca un vero sostituto di Mario Rui e, soprattutto, mancano le idee dell’allenatore per uscire da questo momento difficile. Le note positive sparse in un match complicato sono le 2 belle parate fatte dall’estremo difensore brasiliano che annullano parzialmente l’errore sul gol del pareggio, le giocate sempre straordinarie di Totti e la buona intesa con Dzeko e Manolas, finalmente tornato ai livelli dello scorso campionato. Il compito più difficile spetta a Spalletti, che dovrà scegliere 11 giocatori titolari e farli giocare con continuità in campionato per dare automatismi ad una difesa sempre in affanno e per rispolverare la manovra offensiva che aveva fatto innamorare tanti amanti del calcio, indipendentemente dall’ingresso in campo di Totti.

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