In punta di penna

Spalletti stecca la prima ed è caccia a Dzeko

condividi su facebook condividi su twitter 18-01-2016

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Spalletti stecca la prima ed è caccia a Dzeko

La Roma non supera neanche l’Hellas Verona, ultimo in classifica. A metà settimana, la società giallorossa aveva deciso per il cambio del tecnico ed al posto di Rudi Garcia, era arrivato Luciano Spalletti. Il mister di Certaldo ha portato nuovo entusiasmo in una tifoseria depressa e scoraggiata da 13 mesi di apatia, non gioco e risultati scadenti. Ovviamente, l’ex allenatore dello Zenit San Pietroburgo non ha la bacchetta magica e non si poteva pretendere che con 3 allenamenti sulle spalle la squadra potesse mostrare il bel gioco della sua prima era romanista. Se ricordiamo bene, Spalletti ci mise un’estate e 4 mesi prima di arrivare alla formazione che per almeno 2-3 stagioni fece lustrare gli occhi ai propri sostenitori e a chi la guardava. Purtroppo, ieri la Roma ha disputato la prima gara del girone di ritorno ed il tempo per le prove non c’è. Si sperava che i giallorossi riuscissero ad ottenere i 3 punti, magari anche giocando male ma che avrebbero fatto lavorare il tecnico romanista con una serenità diversa rispetto a quella che lo accompagnerà alla sfida dello Juventus Stadium contro la squadra più in forma e verosimilmente, più forte della serie A. Spalletti ha ridisegnato la Roma esattamente con lo stesso modulo di gioco con cui l’aveva lasciata 7 anni fa: quel 4-2-3-1 che tanto bene aveva fatto e che aveva regalato alla società di Trigoria 3 trofei e 5 finali in 4 stagioni. Gli interpreti, però, sono cambiati, eccezion fatta per De Rossi. Provare contemporaneamente Pjanic regista, Nainggolan sulla trequarti e far fare a Florenzi il Taddei ed a Salah il Mancini è sembrato un po’ complicato, pur considerando il fatto che teoricamente, l’avversario te lo poteva consentire. Se la Roma avesse avuto la solidità difensiva della prima era Garcia, quando per segnarle bisognava fare cose straordinarie, gli esperimenti potevano anche esser fatti ma a questi si aggiunge l’innesto di Castan non recuperato per giocare una gara di serie A, il quadro è completo. Ci sono, però, parecchie note positive anche se con poco tempo avuto a disposizione: la Roma crea occasioni da gol, ha un’idea di calcio, si vedono sovrapposizioni e cambi di gioco intelligenti e fatti coi tempi giusti, si dovrà lavorare sull’inserimento dei centrocampisti in area di rigore avversaria ed altre soluzioni per permettere al centravanti di liberarsi dalla marcatura e battere a rete. A Roma, sponda giallorossa, è cominciato “il tiro al piccione”, come sempre accade quando le cose non vanno bene. Il primo a salire sul banco degli imputati era stato De Rossi, un evergreen, poi Pjanic, che ha scalato diverse posizioni in classifica tra i giocatori considerati sopravvalutati e mai decisivi degli ultimi anni ed ora, dopo una prova oggettivamente orrenda, è la volta di Dzeko. A breve, ci sarà spazio anche per Digne e Salah, bollati ormai come mediocri e non da squadra che vuole puntare alla vetta. Contro il Verona, tutto si può dire, tranne che non sia mancata la voglia e la determinazione per portare a casa il risultato. Spalletti ha dovuto, inizialmente, frenare l’eccessiva foga di alcuni elementi come Florenzi e Nainggolan, alla ricerca della palla in ogni zona del campo ma senza un'organizzazione precisa. Nella prima frazione di gara, i gialloblu hanno impensierito Szczesny in una sola occasione, per di più nata dall’errore di un singolo, Castan, che ha perso troppo tempo col pallone tra i piedi e se l’è fatto rubare da Wszolek. La Roma, invece, ha costruito almeno una decina di azioni da gol nella prima parte d’incontro, concludendo pericolosamente circa 4-5 volte. L’azione che ha portato in vantaggio i giallorossi è nata da un lancio di Pjanic per De Rossi, che si è inserito nell’area avversaria, come ai tempi del primo Spalletti e ha scaricato per l’accorrente Dzeko, che ha anticipato Gollini ma ha preso il palo. Sugli sviluppi della stessa azione, Florenzi dalla trequarti ha servito ancora De Rossi, che ha stoppato e ha colpito il pallone di tacco mettendo Nainggolan nelle condizioni migliori per realizzare la rete dell’1-0. La Roma aveva faticato per sbloccare il match ma si sperava che quella fosse stata la parte più difficile. La ripresa è stata molto impegnativa: Delneri è stato bravo a cambiare modulo e ad inserire Fares e Halffredsson, che hanno dato vivacità e geometrie agli scaligeri, mettendo in allarme costante la retroguardia romanista e registrando la propria. Spalletti, dal canto suo, ha commesso un errore di superficialità non togliendo Castan già nell’intervallo, quando era evidente che il brasiliano non c’era a livello psicologico. L’allenatore toscano ha spiegato la scelta dicendo che essendo passati in vantaggio, non si aspettava di prendere tutte le ripartenze che, in effetti, la Roma ha subito e che pensava ad una fase difensiva migliore dei suoi giocatori. La formazione di Spalletti aveva avuto anche 2 ghiotte occasioni per il raddoppio con Salah. Nella prima, sugli sviluppi di un corner, ha incrociato il tiro dal limite dell’area e Gollini è stato bravo e fortunato ad allungare la palla sul palo; mentre nella seconda è stato troppo egoista. L’egiziano aveva fatto tutto benissimo, era arrivato in area e superato con una finta i 2 difensori che lo marcavano ma invece di passare il pallone ad un liberissimo Dzeko, ha tirato addosso al portiere ospite da posizione decentrata. L’aver atteso così tanto per il cambio, ha permesso a Wszolek di padroneggiare sulla fascia sinistra della retroguardia romanista, poiché Digne era troppo avanti rispetto al solito e Castan non aveva lo stesso passo dell’attaccante veronese. Al 60’, proprio una di queste ripartenze è stata letale: l’esterno polacco si è fatto una ventina di metri di campo, è entrato in area con il numero 5 giallorosso incollato, che invece di accompagnarlo sul fondo senza farlo tirare, ha pensato di entrare in scivolata, colpendo in pieno le gambe dell’avversario e procurando un rigore che l’arbitro Massa ha giustamente concesso e Pazzini, sempre lui, ha realizzato cogliendo prima la traversa interna. Un paio di minuti ed un altro intervento in ritardo dopo, Spalletti inserisce Rudiger, non certo Beckenbauer e la Roma dietro non soffre più. Da segnalare, altre 2 conclusioni prima dell’uscita del brasiliano: un tiro del solito Wszolek, ben parato dal connazionale Szczesny ed il palo interno di Rebic. L’ultima mezz’ora vede gli ospiti in avanti solo per cercare di allentare la tensione della difesa ma non si rendono più pericolosi. Dopo il gol subito, la Roma ha cercato la vittoria in tutti i modi e con qualche idea di gioco in più rispetto al girone d’andata, con sovrapposizioni, qualche schema da palla inattiva, cross per Dzeko, passaggi in verticale ma a volte è stata brava la difesa veronese, altre volte le punte romaniste sono state imprecise o hanno voluto fare tutto senza l’aiuto dei e per i compagni. Il centravanti bosniaco è sicuramente il principale artefice della mancata vittoria giallorossa: nell’ultima azione del primo tempo, con la Roma già in vantaggio, ha ricevuto un pallone magnifico da Salah a 8-9 metri dalla porta in posizione leggermente decentrata sulla destra ma in piena area di rigore e ha tirato alle stelle. Nella ripresa, ad un quarto d’ora dalla fine, Nainggolan crossa un pallone splendido che chiedeva solo di esser spinto in rete ma il bosniaco va troppo morbido sul pallone ed arriva in ritardo. Neanche 60 secondi dopo, è Pjanic a fornire un ottimo assist al compagno di squadra e di nazionale ma Dzeko sbaglia ancora stoppando bene ma tirando alto sopra la traversa. Proprio all’alba del recupero, Pjanic fornisce un pallone filtrante a Dzeko, che se fosse partito in posizione regolare, si sarebbe trovato a tu per tu col portiere veronese. Mancano questi dettagli all’attaccante bosniaco per tornare a segnare con la continuità che aveva in Germania ed Inghilterra. A pochi secondi dalla fine del match, la Roma usufruisce di un calcio d’angolo che va a battere Florenzi, è perfetto per la testa di Dzeko, che forse disturbato da Rudiger, che gli salta davanti, non vede arrivare il pallone, che più che indirizzare verso la porta, gli sbatte sulla fronte ed esce. La Roma spallettiana è ancora in cantiere e non si possono trarre neanche giudizi parziali su una squadra che era un ibrido tra i dettami (pochi) della precedente gestione e quelli del tecnico di Certaldo (tantissimi). Non è facile quando si cambia ruolo a 4-5 giocatori contemporaneamente, non è facile quando si cerca di dare regole tattiche e schemi di gioco a chi non ne ha o li ha dimenticati da 3 anni di anarchia tattica offensiva ma Spalletti deve sbrigarsi perché il treno-scudetto è ormai passato e quello per l’accesso alla prossima Champions League corre veloce e non aspetta tanto a lungo. La società dovrà rimediare ai suoi errori nella tempistica, perché se il cambio fosse stato fatto a Natale, ora non ci sarebbe stato bisogno di sperimentare e magari la Roma avrebbe avuto 4-6 punti in più che le avrebbero fatto guardare la classifica da ben altra posizione e con altre prospettive. Sabatini dovrà fare il più in fretta possibile per mettere a disposizione del mister un terzino destro ed almeno un centrale difensivo per dare un po’ di sicurezza ad un reparto che prende reti da tutte le proprie avversarie. Perotti ed El Shaarawy possono far comodo ma non sono le priorità ed anche su questo si dovrà fare un ragionamento a fine mercato.

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