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Diritti Tv della Serie A contro smartphone

condividi su facebook condividi su twitter 10-06-2015

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Diritti Tv della Serie A contro smartphone

CORRIERE DELLE SERA - SIDERI - Dal nuovo report Deloitte sulla Calcionomics  2015  emerge  un dato preoccupante:  il mercato del pallone italiano, nonostante il trend in crescita, rimane schiavo dei diritti tv. Se si prendono le 5 principali leghe europee (oltre alla Serie A  quarta per giro d’affari con 1,7 miliardi nella stagione 2013/14, ci sono Premier League, Bundesliga, La Liga e, quinta, la Ligue 1 francese) la nostra prima serie è quella in cui i proventi dai diritti tv pesano maggiormente (59% del totale). E questo nonostante non siano certo i più elevati in assoluto. «Il nuovo pacchetto di diritti televisivi domestici  per la Bundesliga 1   — si legge per esempio nel rapporto — vale complessivamente oltre il 50% in più dei valori dei diritti precedenti, anche se il valore assoluto rimane il più basso tra le cinque leghe principali».

Sarebbe facile collegare questa contabilità  alle  recenti vicende Antitrust che hanno interessato Infront. Ma in questo caso ci interessa un altro tema altrettanto delicato che emerge quando si intrecciano calcio, finanza e quel  mostro chiamato «innovazione».   Sulla scia delle esperienze dello sport   Usa, anche i club europei  stanno pensando agli stadi   iperconnessi: per gli amanti degli aspetti tecnici faccio notare che la virtualizzazione dei router oltre che delle reti permetterà a breve (un paio di anni?) di spostare la capacità di navigazione da un punto all’altro della città senza  far migrare le infrastrutture. In soldoni potremo spostare l’offerta di banda ultralarga negli stadi solo nelle ore del match.

Cosa cambia per i diritti tv? Tutto. Perché quando i social network saranno entrati  massicciamente negli stadi sarà pressoché impossibile pensare di governare o tracciare la condivisione di fatti economicamente rilevanti come gol, parate o risse, tanto per citare i video più virali. Insomma, le leghe che dipendono maggiormente da  questo tipo di entrate saranno quelle che soffriranno  prima e in dose maggiore del fenomeno «social football». Anche perché come in un cane che si morde la coda  dagli introiti dipende il calciomercato. Ps. Peraltro dal 2015-16 scatta anche la nuova stagione dei diritti tv della serie A con un‘ulteriore crescita degli introiti che derivano da essi. Ergo, il quadro è destinato a  peggiorare. Nella sostanza prendete un tifoso, armatelo di smartphone ed ecco a voi il peggior nemico dell’industria del pallone.

Fonte: CORRIERE DELLE SERA - SIDERI

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