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Euro 80, tra Baires e Madrid (Prima parte)

condividi su facebook condividi su twitter 15-05-2016

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Euro 80, tra Baires e Madrid (Prima parte)

Nel 1980 l’Italia ospita la sesta edizione del campionato europei per nazioni. E’ un momento non facile per il nostro paese, ancora invischiato nel pantano del terrorismo interno che si manifesterà ancora per qualche anno prima di essere sradicato dalla cronaca dei media. Il calcio italiano non vive un momento migliore, sporcato dallo scandalo delle scommesse esploso platealmente il 23 marzo con l’irruzione delle forze dell’ordine sui campi di gioco per procedere agli arresti dei giocatori colpevoli di aver gettato alle ortiche professionalità e valori morali, venduti per denaro ai giochi volgari di faccendieri senz’anima. Uno schiaffo pesante alla credibilità della fabbrica dei sogni più amata dagli italiani, soprattutto per i nomi dei personaggi coinvolti in una vicenda dai contorni squallidi: non poveri dilettanti alla ricerca di qualche soldo in più per sbarcare il lunario ma professionisti di alto profilo che mostrano il loro lato peggiore. La Federazione punta  molto su questi Europei per cancellare la vergogna e l’imbarazzo di questo scandalo e spera che chi indosserà la maglia azzurra riuscirà a eliminare per sovrapposizione gli eventi sconcertanti di una stagione grigia.
Le possibilità ci sono, la squadra è quella a metà del percorso di due tra i Mondiali più belli mai giocati dalla nazionale: quelli dal gioco frizzante, primaverile mostrato in Argentina nel 1978 e quelli epici di Spagna 1982. La formazione tipo, rispetto a due anni prima, cambia per tre undicesimi: Benetti, arrivato a fine carriera, fa spazio a un Gabriele Oriali ormai pronto per la maglia azzurra mentre al centro della difesa Collovati, acrobatico stopper dotato di tecnica discreta, dà il cambio generazionale a Bellugi. L’attacco, spazzato via dalle squalifiche di Rossi e Giordano, torna ad affidarsi alle spalle curve e generose di Ciccio Graziani, supportato da un Bettega un po’ meno attaccante e un po’ più uomo di manovra.
Quando il 12 giugno 1980 l’Italia esordisce contro la Spagna a San Siro, le aspettative sono elevate. Nonostante il tifo di cinquantamila persone, però, gli azzurri non riescono a far breccia nell’area delle furie rosse, non giocando una partita memorabile e mostrando una manovra poco efficace per sorprendere gli spagnoli. In un girone eliminatorio fatto di tre soli incontri, un pareggio senza gol equivale ad una partenza ad handicap anche perché, nell’altro incontro, Belgio e Inghilterra pareggiano 1-1 e si trovano quindi in una posizione di classifica privilegiata. Per l’Italia diventa fondamentale la partita di Torino contro gli inglesi, avversario ormai tradizionale dopo averlo incontrato più volte negli anni 70 ed averlo eliminato dalla partecipazione ai mondiali del 1978. Squadra tosta, grondante di talenti (Shilton, Neal, Wilkins, Keegan, Woodcock) che perde un po’ di vigore quando gioca lontana da casa. 

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