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Falcao, la luce di una nuova Roma (Parte II)

condividi su facebook condividi su twitter 20-01-2016

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Falcao, la luce di una nuova Roma (Parte II)

Falcao continua a plasmare le prestazioni della Roma di quell’atteggiamento fino ad allora sconosciuto al pubblico dell’Olimpico che i media etichettano come “mentalità vincente”. Il 10 maggio 1981, nella partita decisiva contro la Juventus per l’assegnazione del titolo di campione d’Italia, non si tira indietro nella battaglia che si scatena sul terreno pesante del Comunale di Torino. Peccato che la fortuna, sull’episodio determinante del gol annullato, decida di togliersi la benda per applicarla alla terna arbitrale. Falcao non riesce a portare a Roma il primo scudetto del dopoguerra e la rivalità tra la società bianconera e i giallorossi si accende dei toni che ancora oggi scuotono le due tifoserie.     
La stagione successiva sembra essere quella buona per vincere il campionato. Ma qualcosa si inceppa nella formazione capitolina, che esce presto dal duello tra Juventus-Fiorentina e raccoglie a fine stagione un decoroso terzo posto. È l’anno dei mondiali in Spagna e Falcao torna in nazionale per giocare da protagonista la sua prima coppa del mondo, in un centrocampo mistico che, oltre a lui, allinea interpreti del calibro di Socrates e Cerezo, costringendo un altro califfo del futbol, Leovegildo Junior, ad arretrare sulla linea dei terzini per trovare uno spazio da titolare. Niente sembra poter fermare la Selecao nel cammino verso la conquista del suo quarto mondiale. La storia, però, mette sul campo di gioco del Sarrià di Barcellona tre giocatori, la cui miscela diventa esplosiva per i sogni dei brasiliani: Paolo Rossi, Valdir Peres e Serginho. Falcao riesce a raddrizzare le sorti dei connazionali per cinque minuti, con un gol che ne condensa le qualità tecniche, la scelta dei tempi di gioco e il tiro. Ai sudamericani non basta, nella giornata che riporta ufficialmente Paolo Rossi alla dimensione del Pablito di Argentina 78. Paulo Roberto e compagni lasciano il palcoscenico iberico attoniti. Ma l’ottavo re di Roma sa che la vendetta è un piatto da servire freddo. Lui comincia a cucinarlo dalle prime giornate del campionato 1982-83, quando riprende in mano quel discorso interrotto un anno prima al Comunale di Torino. La Roma è lanciatissima, si insedia stabilmente in vetta alla classifica e, nella prima settimana di un marzo di polvere e di fuoco, è pronta ad affrontare all’Olimpico due impegni che possono dare la svolta alla stagione: i quarti di finale della coppa Uefa e il big match contro la Juventus. Il primo finisce male: un 1-2 contro il Benfica difficile da ribaltare che però non mina più di tanto il morale dei giallorossi, il cui vero obiettivo dell’anno è la vittoria dello scudetto. Ipotesi più che plausibile quando la domenica successiva Falcao, a poco meno di mezz’ora dalla fine, segna uno splendido gol di testa sul quale Zoff non può nulla. Il campionato sembra doversi chiudere con due mesi d’anticipo. In realtà, negli ultimi sette minuti della partita, succede che la Juventus ribalti il risultato e porti a casa una vittoria insperata che la rilancia clamorosamente. In quattro giorni la Roma subisce due sconfitte in casa che mettono pesantemente in discussione tutta la stagione. Due colpi pesanti che potrebbero mettere ko la squadra, se non fosse che Falcao, nella successiva trasferta a Pisa, giochi una delle sue migliori partite in giallorosso, dando la scossa decisiva per reagire, vincere e riportare sicurezza in un ambiente storicamente fragile. Quello che viene dopo è storia che ogni tifoso romanista conosce a memoria, dal pareggio col Genoa al concerto al Circo Massimo, alla città tempestata di bandiere e graffiti. Falcao è l’alfiere vincente di una squadra che regala alla sua città un senso di orgoglio fino ad allora sconosciuto, che spinge la gente a vedere nel numero cinque brasiliano un eroe divino. E’ qui che la storia tra Paulo Roberto e la Roma raggiunge il suo apice: già qualche settimana dopo lo scudetto, infatti, i titoli dei giornali riportano di trattative più che avviate per il passaggio all’Inter del campione brasiliano. E’ solo con l’intervento di Giulio Andreotti che il divorzio non si consuma.

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