Storytelling

Federico Buffa, antologia ed epica dei Mondiali

condividi su facebook condividi su twitter 30-08-2016

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Federico Buffa, antologia ed epica dei Mondiali

PAOLO VALENTI – Nella parata di firme che hanno raccontato, e continuano a raccontare, il calcio con cesellature che ne elevano la narrazione a forma d’arte, non può mancare un riferimento necessario a Federico Buffa. Cinquantasette anni portati con freschezza, Buffa si impone nel 2014 al grande pubblico che segue il calcio con dieci puntate trasmesse dall’emittente satellitare Sky Sport che illustrano la storia dei mondiali più significativi svoltisi nel corso del ventesimo secolo.
La sua formazione giornalistica ha radici lontane, slegate dal mondo del pallone: Buffa, infatti, è un appassionato di basket NBA e, a partire dagli anni ottanta, è voce (e penna) di commento dei principali eventi della pallacanestro nostrana e d’oltreoceano. C’è, però, un fatto: sin da bambino Federico non ha potuto sottrarsi all’imperativo categorico che vige in casa sua, ossia quello di tifare Milan. Caratteristica che, accompagnata alle competenze di ordine tattico maturate guardando migliaia di volte gli schemi sviluppati dalle squadre di basket, lo portano per attrazione gravitazionale a Milan Channel, prima come opinionista e successivamente come conduttore de La Partita Tattica, dove ha modo di codificare l’andamento delle gare dei rossoneri in termini di diagonali, sovrapposizioni, difesa in linea e distanze tra reparti.
Fino ad arrivare, appunto, al 2014, anno nel quale si impone come un crack all’attenzione degli abbonati di Sky con la trasmissione Federico Buffa racconta - Storie Mondiali, dieci puntate su altrettanti mondiali di calcio disputatisi tra il 1930 e il 1998. Il segreto principale del successo che la trasmissione ottiene va ricercato nel comune denominatore che lega tutti gli episodi: una passione tanto intensa quanto raffinata, espressa con una cifra stilistica che, nel giornalismo e nella narrazione sportiva italiana, non ha uguali. Buffa, col supporto determinante di un altro grande giornalista, Carlo Pizzigoni (spesso ospite a Roma Radio), inanella con maestria le vicende di campo con quelle della vita, facendo ruotare intorno a partite e calciatori le vicende storiche di nazioni e persone, dando risalto alla struttura degli studi umanistici coltivati nel tempo, da quelli in sociologia svolti presso l’Università della California alla laurea in giurisprudenza.
Ogni mondiale è un’avvincente composizione di eventi sociali, politici e sportivi che prendono il via dal campo di gioco, spaziano nelle vicende della storia e si fissano nel risultato della competizione. Dai mondiali del 1950, voluti fortemente dai militari brasiliani per trovare una via di legittimazione democratica al proprio potere e finiti in tragedia, all’Inghilterra del 1966, vincitrice troppo bistrattata, alla rivoluzione dell’Olanda nel 1974, ogni manifestazione rivive di una luce nuova che, dietro alle statistiche di tabellini e marcatori, apre uno sguardo intelligente, colto ed emozionato (notevoli i richiami musicali a corredo delle singole puntate) sulle vicende di un determinato periodo storico. Come la guerra dei Balcani, attraversata dalle premesse alla sua conclusione attraverso lo spazio di tre mondiali (da Italia ‘90 a Francia ‘98) con aneddoti che vedono coinvolti personaggi che vanno dalla “tigre” Arkan a Zvonimir Boban. Come la vita di Garrincha, incredibile sulla fascia come le sue doti nascoste e la sua corrosiva dipendenza dall’alcool.
Il grande merito di Federico Buffa, in un mondo della parola che spesso esprime l’emozione calcistica in modo elementare, talvolta ai limiti della mera banalità, è quello di aver saputo dare una modalità compiuta al rapporto tra passione e stile: come se fosse stato chiesto a Dante di narrare un viaggio nel tempo dei mondiali invece che nell’ascesa dall’inferno al paradiso.
In tempi di crisi di valori, nei quali il raccontare calcio è spesso vittima della pesantezza dei costumi attuali, la voce di Buffa si eleva per aver saputo inventare una nuova narrativa che le storie migliori di questo sport sono in grado di catalizzare. L’auspicio è che una nuova generazione di giornalisti e scrittori sappia muoversi sul sentiero tracciato, regalando al football una dimensione di lettura socio-culturale di assoluto rilievo

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