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Finale 1976-77 - Liverpool vs Borussia 3 a 1

condividi su facebook condividi su twitter 05-02-2015

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Finale 1976-77 - Liverpool vs Borussia 3 a 1

Il 25 maggio 1977 lo Stadio Olimpico di Roma ospita la sua prima finale di Coppa dei Campioni. Alle 20,15, quando l’arbitro francese Wurt fa trillare il fischietto, le ombre della sera hanno appena cominciato a scendere su un terreno di gioco inamidato per l’occasione: erba omogenea anche nelle lunette dei corner e davanti alla riga di porta, linee perfettamente ripassate e un pallone bianco candido che certifica il carattere internazionale dell’incontro. All’epoca, infatti, le squadre italiane giocano con il classico pallone a pentagoni neri mentre all’estero e nelle competizioni UEFA viene utilizzato quello bianco che questa sera scivola tra i piedi dei calciatori di Liverpool e Borussia Monchengladbach, arrivate a giocarsi il primato europeo col titolo di campione nazionale già acquisito.

Il percorso che ha portato le due squadre a Roma è stato abbastanza netto. La qualificazione è stata difficile per il Liverpool nei quarti di finale quando, affrontando il SaintEtienne, i Reds si sono ritrovati all’inizio del secondo tempo a dover segnare due reti per passare il turno. Un’impresa difficile contro i vicecampioni in carica, resa possibile da una delle prestazioni entrate nella leggenda del Liverpool, grazie ai gol firmati da Kennedy e Fairclough ma, soprattutto, grazie al pubblico di AnfieldRoad che, spingendo e osannando i propri beniamini in maniera incessante, ne moltiplicò le energie fino a portarli alla vittoria.

Il Borussia ha avuto i maggiori problemi nel doppio incontro di semifinale contro la Dinamo Kiev. Sotto nel punteggio aggregato di un gol fino alla metà del secondo tempo della gara di ritorno, è riuscita a centrare la finale con le reti di Bonhof e Wittkamp, arrivata, quest’ultima, a soli otto minuti dal supplizio dei supplementari.    

Lo scontro calcistico tra Inghilterra e Germania viene giocato anche nel campo degli equipaggiamenti tecnici: i Reds arrivano a Roma con la loro tipica maglia rossa fornita dalla Umbro; i tedeschi fanno produrre le loro divise bianche dalla Puma. Siamo nel pieno degli anni settanta e le magliette vestono i giocatori come una seconda pelle, seguendone le corporature non ancora muscolose come quelle attuali.

Nei line-up che girano in tribuna stampa ci sono nomi che stanno scrivendo la storia del calcio europeo: Clemence, Neal, Kennedy, McDermott e Kevin Keegan da una parte; Vogts, Bonhof, Stielike, Heynckes e Allan Simonsen dall’altra. E quando la partita comincia, è il Liverpool che cerca subito di portarla dalla sua parte con un possesso palla prolungato e l’immediata capacità di chiudersi in difesa quando i tedeschi riescono a conquistarla. Berti Vogts comincia a inseguire Keegan a tutto campo: Kevin è in procinto di accasarsi ad Amburgo ma l’orgoglio, l’affetto per la maglia e l’ambizione di vincere lo spingono a ingaggiare col capitano tedesco una lotta che è insieme tecnica e muscolare. Entrambi brevilinei, entrambi indomiti, appassionano il pubblico con un duello che non esclude colpi.

Il primo sussulto della gara arriva poco prima della mezz’ora quando Bonhof, con un tiro dai venticinque metri, scuote il palo alla destra di Clemence. “He was lucky” sentenzia il commentatore della BBC con un moto di sollievo quando la palla torna in possesso dei difensori inglesi. Ma è solo un attimo fuori copione. I Reds ricominciano a cercare la vittoria e poco prima della mezz’ora passano in vantaggio: Heighway viene lasciato scendere sulla destra quasi indisturbato prima di voltare verso il centro e aggiustarsi il pallone sul sinistro. McDermott taglia in mezzo all’area suggerendo un assist che si trasforma in gol con un destro ben piazzato sul palo alla destra di Kneib. Il primo tempo si chiude sull’1-0.

La ripresa inizia col Borussia che prova a gestire meglio il pallone ma riesce ad arrivare al pareggio solo grazie a uno sfortunato malinteso tra due giocatori del Liverpool che, sbagliando un retropassaggio di alleggerimento, permettono ad Allan Simonsen di impossessarsi della sfera. Il furetto danese, col viso a metà tra le rockstar dell’epoca e il Robin Williams di Mork e Mindy, entra velocemente nel vertice sinistro dell’area di rigore. Gli è sufficiente un attimo per capire che un cross in mezzo sarebbe una palla persa. Il gol ce l’ha nel sangue e il diagonale violento che sorvola la traversa per scendere imparabilmente sul secondo incrocio dei pali non salverà il Borussia dalla sconfitta né gli consentirà di vincere il titolo di capocannoniere del torneo (che andrà all’attaccante italiano dello Zurigo Franco Cucinotta) ma gli varrà il Pallone d’oro 1977.

La speranza di alzare la Coppa i tedeschi la gustano per soli dodici minuti, nei quali il Liverpool accusa il pareggio sbandando in difesa, concedendo agli avversari due clamorose occasioni per andare in vantaggio. Al 64°, però, su calcio d’angolo battuto ancora da Heighway, Tommy Smith, avanzato dalle retrovie nel più classico degli schemi del football inglese, insacca sotto la traversa con uno stacco imperioso che non concede opposizione. Il risultato finale si compie all’82° quando Phil Neal segna il rigore causato da un Berti Vogts esausto e frustrato che frana in piena area sulle imprendibili falcate di King Kevin. Neal e il Liverpool non sanno che il destino, in quello stesso stadio, sette anni più tardi, regalerà loro ancora gol, rigori e un’altra Coppa dei Campioni.

Il giorno dopo, a scuola, in una giornata di sole che prelude all’estate, tra i ragazzi della classe non si parla d’altro: “Hai visto quanto è forte il Liverpool?”;Se il tiro sul palo andava in gol vinceva il Borussia!”. Scopro così che anche i miei compagni hanno visto la finale insieme ai loro padri. E che di queste emozioni non saprò più fare a meno.       

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