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Jamie Vardy, il sogno del centravanti (Prima parte)

condividi su facebook condividi su twitter 06-03-2016

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Jamie Vardy, il sogno del centravanti (Prima parte)

Negli stadi meravigliosi della Premier League che incantano gli appassionati di calcio, non solo d’Oltremanica, la stagione 2015-16 ha tirato fuori dal cilindro una sorpresa che ha i contorni della favola: quella di Jamie Vardy, centravanti del Leicester di Claudio Ranieri che, a sua volta, sta facendo strabuzzare gli occhi dei tifosi assiepati sugli spalti del King Power Stadium mai così stretti, mai così felici come quest’anno.
Una favola esplosa quasi all’improvviso, deflagrata lo scorso 28 novembre, quando questo non più giovanissimo centravanti nativo di Sheffield, Yorkshire meridionale, ha battuto il record di partite consecutive con gol all’attivo, undici, staccando il primatista precedente, un certo Ruud Van Nistelrooij. Jamie, da allora, non è più una sorpresa, una meteora caduta per caso nella vita del campionato inglese: è la punta di diamante di una squadra, il Leicester, che guida la classifica all’inseguimento di un sogno mai raggiunto in 132 anni di storia. Una squadra che di sognatori è piena: il tecnico, Claudio Ranieri, dopo una carriera passata solo ad accarezzare le grandi imprese, sogna di vincere un campionato con la squadra meno blasonata che ha avuto l’opportunità di guidare;  il portiere, Kasper Schmeichel, aspira a ripercorrere le orme del padre Peter, indimenticabile gigante tra i pali del Manchester United degli anni novanta e della nazionale danese campione d’Europa per caso nel 1992; il capitano, Wes Morgan, gigante monumentale di 185 centimetri e 92 chili di muscoli, inglese naturalizzato giamaicano, che a 32 anni può arrivare in cima alla vetta più alta della sua carriera. E una banda di ragazzi, da Riyad Mahrez a Shinji Okazaki, da N’Golo Kante a Danny Drinkwatwer, da Christian Fuchs all’ex Napoli Gokhan Inler che quest’anno hanno trovato l’alchimia giusta per andare avanti tutti insieme e tenere testa agli squadroni costruiti a suon di milioni di sterline da sceicchi e fondi di investimento internazionali.
Di questo collettivo di comparse del calcio che conta, Vardy è l’espressione più alta e brillante, l’elemento di sintesi che riluce del lavoro di gomito dei compagni che gli sono dietro e degli splendidi gol che lui sa trovare. Nato l’11 gennaio 1987 da Richard Gill e Lisa Clewes, Jamie ha lavorato duro e sofferto per costruire la scalata al successo. Il padre lasciò la famiglia dopo aver avuto un figlio da una relazione extraconiugale: il nome Vardy è quello del secondo marito che sposò mamma Lisa. A quindici anni, il ragazzo gioca nelle giovanili dello Sheffield Wednesday prima di essere allontanato l’anno successivo a causa del suo fisico poco prestante. Si ferma per qualche mese, facendo solo qualche partitella tra amici, iscrivendosi al college e iniziando a fare l’operaio in una azienda che produce protesi in fibra di carbonio. Ma il calcio è nella sua vita, nel suo destino, anche se il suo destino sembra legato al calcio minore, quello dello Stocksbridge Park Steels, la squadra dei dipendenti di una compagnia siderurgica britannica. Fa quattro anni nelle giovanili prima di esordire in prima squadra nel 2007: un rimborso spese di 30 sterline a settimana non è una stipendio che può consentire a Vardy di abbandonare il lavoro. Lo Stocksbridge è una squadra dilettantistica di basso livello (più o meno equivalente alla nostra prima categoria) e di più non può dare. Nel periodo in cui ne indossa la maglia, Jamie inciampa in una delle classiche risse al pub, probabilmente per nobili motivi, che ne determina però la condanna a non poter uscire di casa dalle 18 di sera alle 6 del mattino. Situazione difficile da gestire nei giorni di campionato quando la squadra va in trasferta su terreni troppo lontani, che costringono il giovane centravanti a uscite anticipate dal campo per rientrare a casa in tempo. 

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