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Simply the Best (Prima parte)

condividi su facebook condividi su twitter 16-11-2015

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Simply the Best (Prima parte)

Il 6 febbraio 1958, a nemmeno dieci anni dalla tragedia di Superga, un altro incidente aereo spezza la storia gloriosa di una squadra di calcio: dopo il Grande Torino di Valentino Mazzola è il Manchester United a cadere nelle trappole tese dal destino. La tragedia registra numeri meno crudeli in termini di vite umane: dei quarantaquattro passeggeri presenti sull’Airspeed Ambassador diretto in Inghilterra, ventuno riescono a salvarsi. Tra essi il mentore di quella banda di giovani calciatori che sembravano avviati a contrastare la potenza indiscussa del Real Madrid della seconda metà degli anni cinquanta: Matt Busby. L’allenatore scozzese danza tra la vita e la morte per diversi giorni prima di riprendersi stabilmente. Tocca a lui guidare la città, la squadra e i tifosi a superare il lutto delle perdite inflitte da quella manovra di decollo malriuscita e a riportare il Manchester United nell’elite del calcio inglese ed europeo. Un Manchester che avrebbe brillato del talento adamantino di un giovane di Belfast che, dopo il primo provino con i Red Davils, aveva perso la sua partita con la nostalgia ed era tornato di corsa a casa.
George Best ha quindici anni quando viene notato dall’osservatore dello United Bob Bishop che, impressionato dalle sue doti, invia un telegramma a Busby che recita:”Credo di averti trovato un genio”. Dopo il primo provino a cui segue il precoce rientro a Belfast, Best si convince a tornare a Manchester per iniziare un’avventura che nemmeno lui sa dove lo porterà. Leggerino di fisico, tanto da essere scartato dal Glentoran in un provino fatto in precedenza, George è dotato di qualità tecniche innate, il dribbling su tutte. Busby lo plasma per farlo diventare un campione maiuscolo, sottoponendolo ad allenamenti durissimi che ne irrobustiscono la muscolatura e la resistenza alla fatica. Arriva l’esordio in prima squadra nel settembre nel 1963, a soli diciassette anni. E’ il primo assaggio del calcio che conta ma è nell’anno successivo che George si inserisce stabilmente tra i protagonisti dello United, che vince il campionato. Best comincia a essere conosciuto, a rubare l’occhio con le sue giocate fatte di carezze al pallone e di giramenti di testa per i difensori che lo affrontano. E’ una carriera in accelerata quella che gli si prospetta: le sue doti naturali lo innalzano a un livello troppo superiore, gli consentono di divertirsi e divertire. Arriva così la consacrazione anche a livello europeo: il 9 marzo del 1966, il Manchester United incontra il Benfica all’Estadio de la Luz di Lisbona. I portoghesi sono una delle squadre più forti del vecchio continente: campioni d’Europa nel 1961 e nel 1962 nonché finalisti l’anno successivo e nel 1965, sono guidati dal campionissimo Eusebio, che di lì a pochi mesi sarà protagonista a quei mondiali inglesi a cui Best non potrà partecipare. Forse è anche per questo che George sfrutta questa partita come meglio non potrebbe, firmando una doppietta che guida il Manchester ad un portentoso 5-1 che porta i Red Devils dritti in semifinale. La stampa di entrambi i paesi celebra la performance con titoli altisonanti: il Daily Express sottolinea come Best sia riuscito a strappare applausi ai tifosi avversari, il Daily Mirror titola cubitale “Best Blasts Benfica”, lasciando ai suoi lettori pochi dubbi su chi sia stato il protagonista assoluto della serata. Non sono da meno i giornali lusitani. George Best, con la sua capigliatura e il suo talento, colpisce la loro fantasia e viene immediatamente ribattezzato come il quinto Beatle. La corsa dello United in Europa quell’anno si ferma alle semifinali col Partizan Belgrado, alle quali l’icona irlandese arriva malconcio per un infortunio al ginocchio che ne condiziona il rendimento e ne impedisce la partecipazione alla fase finale della stagione. Poco male, perché quella successiva la squadra vince ancora il campionato guadagnando così la partecipazione alla Coppa dei Campioni 1967-68. E’ un anno eccezionale per Best: capocannoniere del campionato che viene vinto dai cugini del City che, però, non possono festeggiare a dovere un evento atteso da anni. Il 29 maggio 1968, infatti, a Wembley i Red Devils stendono di nuovo il Benfica di Eusebio con un perentorio 4-1. Il quinto Beatle fa il diavolo a quattro per tutta la partita, costringendo gli avversari a stenderlo sull’erba ogni volta che, puntualmente, vengono saltati. Best si infastidisce ma non perde la lucidità per continuare a cercare le sue giocate che alla fine vengono premiate con il gol che, al settimo minuto del primo tempo supplementare, apre la strada al successo dello United. È la prima volta per una squadra inglese e Manchester va in delirio per i ragazzi di Busby come Liverpool per i Beatles. La stella luminosa della squadra è lui, il ragazzo di Cregagh, capelli da rockstar e sorriso da attore: bravo, ricco, bello da impazzire, incosciente al punto di passare la notte prima della finale in compagnia di una avvenente coetanea che gli ruba ore di sonno preziose. Ma George ha l’età dalla sua parte e, ad appena ventidue anni, si aggiudica il Pallone d’Oro. Nel dicembre del 1968 niente sembra poter fermare la sua vertiginosa ascesa. 

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