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Nela, l'Hulk giallorossoblu (Seconda parte)

condividi su facebook condividi su twitter 22-03-2016

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Nela, l'Hulk giallorossoblu (Seconda parte)

In quella che dovrebbe essere la stagione della sua definitiva consacrazione, due episodi gli negano per sempre la maglia azzurra: l’esplosione di un talento infinito come Paolo Maldini e un terribile infortunio ai legamenti crociati, arrivato in una splendida domenica di maggio durante una brutta partita che la Roma sta perdendo contro la Sampdoria, una specie di derby per Nela. La sua corsa sull’out sinistro alle pendici della tribuna Monte Mario, non lontano dal punto dove qualche anno prima Carlo Ancelotti si accasciò per la rottura dei legamenti del ginocchio, si interrompe maldestramente: Sebino cade con tutto il suo peso, si rotola per terra, urla di dolore, ancor più di paura e rabbia. Capisce di cosa si tratta, la mente lo porta subito a pensare al peggio: una carriera che si interrompe, un ginocchio che non torna più come prima, la vita che cambia. E’ proprio il capitano Ancelotti a correre verso di lui per regalargli il suo abbraccio fraterno, le prime frasi di conforto, a dargli il primo appiglio al quale aggrapparsi per non sentirsi solo l’abisso addosso. Le immagini che trasmette la Domenica Sportiva sono terribili e dolorose, il cielo azzurro di una domenica che sa già d’estate e la paura incontrollabile di un ragazzo di ventisei anni che sente crollare il mondo addosso. Ginocchio distrutto, rottura completa del legamento crociato anteriore più altre lesioni dell’articolazione. Il futuro di Nela è nelle mani del professor Perugia, luminare dell’epoca, che lo rimette in piedi ma non può evitare che la stagione successiva sia una casella quasi vuota negli annali Panini.

Sebino rientra l’anno successivo, spinto anche dalla canzone scritta per lui da Antonello Venditti: un auspicio e un incoraggiamento, un abbraccio e un messaggio di stima. Lui torna a correre, da adesso in poi solo a sinistra, a provare a raggiungere il fondo per crossare verso l’area. Là in mezzo non ci sono più i compagni di prima: Pruzzo è andato a Firenze a chiudere la carriera, Ancelotti miete successi col Milan berlusconiano, Boniek ha smesso. La Roma vive un declino figlio delle difficoltà economiche della presidenza mentre Nela combatte per riprendersi appieno nonostante gli anni che passano. Nell’ultima fase della carriera gioca sempre più spesso da difensore centrale, limitando le sue escursioni fuori area a qualche sortita che possa creare sorpresa agli avversari. L’ultima stagione con i giallorossi è la 1991-92, terminata con una rincorsa al quinto posto che significa qualificazione alla Coppa Uefa della stagione successiva. Gli ultimi due anni da professionista li disputa a Napoli, prima di tornare a vivere a Roma e diventare un pacato commentatore sportivo. Entrato nella Hall of Fame sia del Genoa che della Roma, Sebino ha dovuto anche lottare contro un tumore che ha saputo affrontare come un avversario difficile, facendo ricorso alla forza e al coraggio che in campo facevano di lui uno dei giocatori più amati dal pubblico dell’Olimpico. Oggi, col rientro nei quadri della società di Pallotta nella funzione di Supporter Liaison Officer, Nela riprende una storia d’amore mai davvero interrotta.

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