Storytelling

Dalla Patagonia al Texas, il calcio secondo Soriano

condividi su facebook condividi su twitter 19-08-2016

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Dalla Patagonia al Texas, il calcio secondo Soriano

Non sono solo gli scrittori anglosassoni ad aver dato al calcio una dimensione letteraria. Anche il mondo narrativo latino ha levigato pagine sublimi che hanno descritto il futbol in termini stilisticamente diversi ma ugualmente appassionati. Nella folta schiera di scrittori di madrelingua spagnola che hanno fatto del calcio un argomento amato, vale la massima attenzione il nome di Osvaldo Soriano. Classe 1943, argentino di Mar del Plata, Osvaldo ebbe un’infanzia itinerante: il padre, ispettore di un’azienda pubblica, percorreva le province del paese in lungo e in largo, accompagnato dalla famiglia. Questo lungo girovagare influenzò la “poetica” dello scrittore, che nei suoi racconti riuscirà a trasporre figure e luoghi sospesi a metà tra i riferimenti storico-geografici e la fantasia. Inizialmente collaboratore della rivista Primera Plana, successivamente Osvaldo lavorò per il quotidiano La Opinion, giornale di idee progressiste che, a metà degli anni settanta, seguiva una linea editoriale poco allineata alla leadership politica del paese. Nel periodo in cui gli fu impedito di pubblicare articoli, Soriano si dedicò alla stesura di quello che sarebbe diventato il suo primo romanzo: Triste, Solitario y Final, al quale fecero seguito molti altri libri (tra cui Pensare con i piedi e Racconti di calcio) nei quali la passione dell’autore argentino per il futbol ebbe modo di conclamarsi appieno in una narrazione spinta sempre sul confine, soggettivo e immaginario, di realtà e fantasia, cronaca e mito. Racconti che dipingono il calcio per quello che è senza che, ormai, riusciamo più ad accorgercene: una storia infinita di aneddoti, curiosità, incontri, rapporti di forza, speranze, obiettivi da raggiungere e illusioni sfumate. Come accade nel famoso racconto del Mondiale che non si è mai giocato, quello del 1942:”I Mondiali del 1942 non figurano in nessun libro di storia, ma si giocarono nella Patagonia Argentina” scrive Soriano nel racconto Il Figlio di Butch Cassidy. Dodici squadre composte da giocatori professionisti e uomini comuni (migranti, operai, ingegneri, artisti, nazisti e rivoluzionari) si sfidano per conquistare la Coppa Rimet improvvisamente riapparsa in Patagonia. La lettura del racconto è un’esperienza quasi onirica, dove lo stile scorrevole del giornalista veste una rappresentazione che risalta i tratti caratteristici che Soriano ama sviluppare: personaggi trasandati, improbabili, sconfitti dalla vita vengono ripresi negli scenari abbacinati dei grandi spazi delle pampas e della Patagonia, che la sua infanzia e prima giovinezza hanno vissuto marchiando per sempre le sue suggestioni letterarie. In questo Mundial alla fine del mondo, lontano dagli orrori della guerra, in questa enclave spazio-temporale appositamente immaginata, il calcio si appropria del suo significato più intimo e irrazionale: quello di creare superficie per i sogni, coltivare una speranza, dare voce ad aspirazioni ancora nel limbo del desiderio.                   
C’è poi la storia del rigore più lungo del mondo, che dura ben ventiquattro ore, e quella del viaggio interminabile di una squadra di ragazzi che ha il compito di sbarcare sulle isole Falkland per sfidare gli inglesi, batterli e ottenere così il diritto di chiamare quelle isole Malvinas, come gli argentini le hanno sempre chiamate.
Viaggi, venti, silenzi, scenari lunghi e distesi, incontri occasionali, giacigli di fortuna, orizzonti sfumati: anche William Brett Cassidy, figlio di Butch e arbitro di partite disputate ai limiti di un regolamento mai troppo preciso, diventa frutto e sintesi dei temi della narrativa di Soriano nel suo percorso verso nord, dalla Patagonia al confine col Texas, in un viaggio che è geografia e risvolto sociale, cultura locale e mosaico di un continente contraddittorio e irrisolto.
Osvaldo Soriano ha saputo trattare il calcio come solo un vero amante di questo sport poteva fare: mischiandolo alla vita, mostrandone i connotati evocativi, rendendolo protagonista di storie che legano il lettore pagina dopo pagina nell’attesa di un finale mai scontato. Giocatore in gioventù, vittima di un brutto infortunio che ne bruciò qualunque sogno, Soriano è riuscito a riportare nei suoi racconti la passione mai spenta per il futbol con originalità e fantasia: pensare (e scrivere) con i piedi. Dotati di un talento sopraffino.             

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