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Il tedesco volante

condividi su facebook condividi su twitter 09-08-2015

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Il tedesco volante

Sei anni sono passati dallo scudetto dell’83. Di quella squadra sono rimasti in tre: Tancredi, Nela e Bruno Conti. Gli altri hanno raggiunto altri lidi, qualcuno ha smesso. Il tempo passa, sbiadisce, cancella. Alla fine degli anni ottanta trionfa il modello culturale del berlusconismo, preparando il terreno per un’affermazione politica che avrà bisogno ancora di pochi anni per maturare. Il campionato italiano è storia di contesa tra le milanesi e il Napoli del Pibe de Oro, che proprio in questa estate fa non poche bizze prima di tornare sotto il Vesuvio e far incazzare il presidente Ferlaino, che sa di non poterne fare a meno e si trova costretto a concedergli ciò che vuole.
A Roma la presidenza Viola compie il suo decennale. Poche feste, però, pochi lustrini. La squadra è reduce da un’annata schizofrenica, attraversata da sogni di primo posto e conclusa con uno spareggio per partecipare alla Coppa Uefa perduto per uno sgarbo del bomber Pruzzo, al suo ultimo gol proprio contro la squadra che l’ha fatto re per tante stagioni. Bisogna rifondare una formazione ricca di equivoci e giocatori avanti negli anni: Renato, Andrade, Policano, Collovati, Ferrario… I soldi, però, non abbondano nelle casse di Trigoria e con una stagione che andrà completamente giocata al Flaminio (l’Olimpico è in piena ristrutturazione per gli imminenti mondiali del 1990) gli incassi non saranno formidabili. Bisogna puntare su gente solida, dal buon rapporto tra costo e rendimento. Arrivano a Roma Cervone, Berthold e Comi per puntellare e dare sostanza a una difesa che l’anno precedente ha lasciato molto a desiderare. Per il resto si farà con quello che già c’è: il rilancio di Ruggiero Rizzitelli, giovane promessa del calcio italiano reduce, però, da un primo anno fallimentare nella capitale; la voglia di giocare senza fine del folletto di Nettuno, la necessità di Giannini di fare un campionato all’altezza di garantirgli una maglia da titolare ai prossimi mondiali. E poi, male che vada, lancio lungo verso di lui, il tedesco volante e la sua corsa a gomiti alti, la volontà indomita di andare avanti a cercare il gol anche da solo.
Sarà Gigi Radice, tecnico dell’ultimo Torino campione d’Italia, a guidare la squadra, in attesa che Ottavio Bianchi possa svincolarsi dal rapporto col Napoli e sedersi sulla panchina romanista l’anno successivo. Radice è uomo di valori e accetta la situazione come un’opportunità di rilancio personale. Tra i primi in Italia ad apprezzare e introdurre le modalità tattiche dell’Olanda anni 70, costruisce uno spogliatoio solido dalle sconfitte a raffica raccolte in un precampionato che addensa pessimismo e timori su una stagione che sembra da salvare già il 30 agosto. Ci penseranno il Flaminio e il centravanti di Hanau a regalare sorrisi a un pubblico che tutto l’anno non smetterà di cantare. Vola, tedesco, vola.   

 

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