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Mo je faccio er cucchiaio (Prima parte)

condividi su facebook condividi su twitter 12-06-2016

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Mo je faccio er cucchiaio (Prima parte)

L’incedere del tempo porta i calendari a girare il foglio dell’anno 2000. Un gioco di numeri che fa danzare i catastrofisti sui timori di un Millennium Bug  che potrebbe sconvolgere la vita di miliardi di persone felicemente intente a festeggiare la notte di ingresso nel nuovo secolo. Addio a un novecento controverso, catastrofico e progressista, dinamico come nessuno tra quelli passati. Progresso ed evoluzione che sembrano la promessa senza limiti del nuovo anno, tra start up che lavorano sulla crescita di internet e mercati mobiliari e immobiliari, dai guadagni troppo facili per poter durare. Bolle di economia pronte ad esplodere nel volgere di pochi mesi, ancora attraenti e lucide, minacce truccate da prospettive allettanti. L’Europeo del 2000 cade proprio in mezzo a quest’anno giubilare, organizzato in joint venture tra Belgio e Olanda. Godimento di partite  tra il 10 giugno e il 2 luglio, prospettive di vittoria anche per la nostra nazionale, reduce da un mondiale sfortunato e vogliosa di riproporsi ai vertici di una manifestazione internazionale. I valori tecnici ci sono, anche se Zoff, titolare della panchina azzurra dopo l’addio a Maldini senior, deve rinunciare a due pilastri come Buffon e Vieri. La difesa è comunque in ottime mani (Ferrara, Maldini, Cannavaro, Nesta), il centrocampo propone più quantità che qualità (Di Livio, Conte, Di Biagio, Zambrotta) mentre l’attacco può contare sulle giocate di Totti e Del Piero, sulla duttilità di Delvecchio e i gol di Inzaghi e Montella. Una bella rosa che infatti non fa molta fatica a superare a punteggio pieno il girone eliminatorio: 2-1 nell’esordio contro la Turchia, 2-0 ai padroni di casa belgi, 2-1 contro la Svezia nella terza partita. Il gioco degli azzurri rispecchia le idee del commissario tecnico: equilibrato, esprime una fluidità di manovra che non fa ricorso ad alcun estremismo tattico (pressing, fuorigioco alto, possesso palla esasperato) ma è il frutto di un utilizzo dei giocatori chiamati ad esprimersi nei loro ruoli naturali. Semplicità e compattezza danno all’Italia la possibilità di passare indenne anche lo scoglio dei quarti di finale, non così semplice visto che l’avversario è la Romania, emersa da un girone difficile che la vedeva in competizione con Portogallo, Inghilterra e Germania. Un bel gol di Totti e il sigillo di Inzaghi portano gli azzurri tra le prime quattro del continente.
Il 29 giugno la semifinale va giocata contro i padroni di casa dell’Olanda. All’Amsterdam Arena sembra non esserci posto nemmeno per uno spillo che non sia arancione. I nipoti di Cruijff sono favoriti, per il fattore campo e per la condizione che hanno mostrato nei quarti di finale, battendo la Jugoslavia con un frastornante 6-1. Zoff sorprende tutti lasciando in panchina Francesco Totti, che fino a quel momento aveva mostrato una buona condizione e gran voglia di mettersi in mostra. Tocca a Del Piero cucire gli spazi tra la linea di centrocampo e Inzaghi, sempre pronto a trasformare in rete qualunque pallone passi dalle sue parti. Ma l’inizio della partita è un inferno: gli Orange pressano a tutto campo, si impossessano del pallone e impongono ritmi altissimi alla gara. Nessuno degli azzurri in campo sembra riuscire a opporsi all’abbordaggio avversario: al 14° minuto Bergkamp colpisce il primo palo della partita mentre Zambrotta, nella mezz’ora abbondante che riesce a giocare, è travolto dalle discese di un imprendibile Zenden. Prima ammonizione al 15°, seconda al 34°. Per lo juventino la partita finisce così, lasciando la squadra in dieci e un senso di imminente disfatta negli animi di chi la partita la sta vedendo dall’Italia. Segnali di reazione non se ne vedono: al 38° è calcio di rigore per l’Olanda che De Boer si incarica di tirare. Fortunatamente male, così che Toldo, indovinando l’angolo, riesce ad annullarlo. È la prima scossa positiva al morale della squadra di Zoff, una prima crepa nella fiducia degli olandesi di essere già finalisti.
Il secondo tempo riflette il copione di quello precedente: sono sempre Davids e compagni a premere sull’acceleratore e costringere nella propria area gli azzurri. Una sofferenza continua, che sembra diventare disperazione al 62°, quando l’arbitro assegna un secondo rigore agli olandesi. Sul dischetto stavolta ci va Kluivert, un mediocre passato rossonero alle spalle, che calcia forte sul lato opposto a quello battezzato da Toldo in tuffo. Stavolta non sono le grosse mani di san Francesco a salvarci ma la base di un palo che vibra come una maledizione sull’Amsterdam Arena. La nostra battaglia continua, tra speranze sempre più concrete di riuscire ad arrivare almeno ai supplementari e il timore di soccombere da un momento all’altro. La supremazia territoriale olandese rimane ma allenta d’intensità col passare dei minuti che riempiono di tossine gambe e menti dei protagonisti in campo. Zoff fa entrare Delvecchio, Pessotto e Totti per provare a dare vigore al centrocampo e freschezza all’attacco. Non è un caso che l’ultima occasione della partita ce l’abbia Delvecchio, non abile a sufficienza per sfruttarla.

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