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Jorge Valdano, l'etica e l'estetica (Prima parte)

condividi su facebook condividi su twitter 05-04-2016

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Jorge Valdano, l'etica e l'estetica (Prima parte)

Per raccontare la storia di Jorge Valdano calciatore, probabilmente bisogna cominciare partendo dal punto più alto della sua carriera, il 29 giugno del 1986 quando, a Città del Messico, la nazionale argentina vince il secondo mondiale della sua storia, battendo sul filo di lana una Germania che, sembrando finita dopo un’ora di gioco, si è rimessa in carreggiata a dieci minuti dai tempi supplementari. Il gol di Burruchaga all’84° chiude definitivamente il bilancio della partita e regala all’albiceleste un mondiale senza se e senza ma, come era stato, invece, quello di otto anni prima, celebrato sotto l’ombra inquietante della giunta militare.
Valdano è la seconda stella di quella formazione, deferente solo all’incommensurabile Maradona, affini nell’amore per il bel calcio, diversi per mille altri aspetti: dal fisico all’educazione, dal temperamento agli interessi extra calcistici.
Jorge Alberto Valdano Castellano, classe 1955, fa una lunga gavetta prima di diventare campione del mondo. Nativo di Las Parejas, municipio della provincia di Santa Fè seicento chilometri a nord di Buenos Aires, comincia a giocare seriamente nelle giovanili del Newell’s Ols Boys, che abbandona allo scoccare dei vent’anni per fare il grande salto in Europa, destinazione Alavez, segunda division spagnola. Dopo quattro anni il passaggio al Real Saragozza, squadra di centro classifica della Liga, nella quale Valdano riesce progressivamente a mettersi in luce, segnando una cinquantina di reti tra il 1979 e il 1984. 183 centimetri, buon piede e senso tattico, Jorge è un attaccante esterno che ama giocare per la squadra: ripiega a supporto dei centrocampisti, si accentra per suggerire giocate in velocità, serve palloni per le verticalizzazioni delle punte. Ha i connotati del leader silenzioso, come testimonia l’ormai famoso episodio che lo vede protagonista col divino Cruijff, polemico oltremisura con l’arbitro per un fallo di poca importanza durante una partita in cui i due si trovano di fronte da avversari. Cruijff insiste nelle proteste, l’arbitro, in soggezione dinanzi al carisma prorompente del profeta del gol, si dilunga in mille, inutili spiegazioni. Valdano, innervosito da quell’atteggiamento gonfiato dalla presunzione, si rivolge all’olandese:”Senti, perché non ti tieni quel pallone e ce ne dai un altro, almeno possiamo giocare anche noi?”. Cruijff ha un attimo si sorpresa: non è abituato a essere contraddetto. Forse per umiliarlo, probabilmente perché davvero non si è mai curato di conoscerlo, gli chiede:”E tu come ti chiami?”
“Jorge Valdano”.

“E quanti anni hai?”.

“Ventuno”.
Ragazzino, a ventuno anni a Cruijff si da del lei”.
L’episodio si chiude lì ma porta con sé il dna dell’uomo prima che del giocatore: l’intolleranza per le prevaricazioni, il senso democratico del gioco, la mancanza di timore per l’autorità, l’insofferenza verso gli uomini troppo enfatizzati dal proprio ego.  
E’ così che il Real Madrid mette gli occhi su di lui e, nella stagione 1984-85, alle soglie dei trent’anni, lo porta al Bernabeu. È il momento giusto per Valdano, maturato gradualmente, progredito senza strappi in un percorso al vertice nel quale ha costruito, passo dopo passo, personalità ed esperienza, supportate al meglio da un’intelligenza non comune.

FINE PRIMA PARTE

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