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Jamie Vardy, il sogno del centravanti (Seconda parte)

condividi su facebook condividi su twitter 07-03-2016

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Jamie Vardy, il sogno del centravanti (Seconda parte)

Dal 2007 al 2010, Vardy realizza 66 gol che gli valgono l’attenzione dell’Halifax, squadra dilettantistica di categoria superiore con cui va a giocare nel 2010-11 e nella quale continua a fare bene: altri 27 gol stagionali gli valgono l’ingaggio con il Fleetwood Town per l’anno successivo. Si tratta ancora di dilettanti ma di alto livello, lo stipendio non è più quello di 30 sterline settimanali e Jamie può finalmente permettersi di abbandonare il lavoro di operaio per dedicarsi completamente al calcio. Il 2011-12 è l’anno che lo mette definitivamente in luce. Altri 31 gol convincono il Leicester, squadra che milita nella seconda serie professionistica inglese, ad acquistarlo per un milione di sterline: mai era stata spesa una cifra così alta per l’acquisto di un calciatore dilettante. Il primo anno tra i professionisti è duro: Vardy riesce a collezionare solo 5 gol in 29 partite, in società qualcuno vorrebbe mandarlo in prestito da qualche parte ma l’allenatore Nigel Pearson crede fortemente in lui, ne vede le doti in allenamento, la disponibilità al sacrificio, la voglia di emergere sgomitando e riesce a convincere i dirigenti a tenerlo in rosa. Mai fiducia fu meglio riposta, perché nella stagione 2013-14 Jamie da un contributo fondamentale alla promozione in premier League del Leicester segnando 16 gol e diventando un punto di riferimento per i compagni con il suo modo di stare in campo, la sua voglia di correre dietro a difensori e lanci lunghi, l’inesauribile disponibilità a spendere fino all’ultima goccia di sudore per trovare il gol che può decidere la partita. Il primo anno in Premier non è gratificante in termini di realizzazioni (appena 5) ma le sue qualità lo fanno comunque approdare alla nazionale, di cui indossa la divisa per la prima volta il 7 giugno 2015 quando sostituisce Wayne Rooney.
Il resto è storia recente, la storia di un sogno che continua, quello di un ragazzo ormai adulto che guida una squadra che sull’album delle figurine varrebbe poco più di metà classifica ma in realtà è in testa alla Premier League. Un centravanti che si è lasciato alle spalle i problemi familiari e le frustrazioni di un lavoro operaio per diventare una stella del campionato più bello del mondo: alto, asciugato dalle corse veloci e senza fine nella trequarti campo avversaria, tecnicamente capace, coraggioso, Vardy è, come ha detto di lui il compagno Schmeichel, un attaccante “in grado di trasformare una cattiva palla in buona occasione e una buona occasione in gol”. A lui, ai suoi compagni e al suo allenatore va il sostegno appassionato di chi al calcio vuole ancora credere come un sogno.

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