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Euro 88, prove di Mondiali (Parte seconda)

condividi su facebook condividi su twitter 04-06-2016

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Euro 88, prove di Mondiali (Parte seconda)

Non è facile l’appuntamento successivo con la Spagna, che ha vinto la gara precedente contro la Danimarca e che va battuta per poter coltivare solide aspettative di promozione in semifinale. E’ una gara difficile, agonisticamente densa che sembra non dover scappare dallo zero a zero. E’ il 14 giugno, le case italiane sbolliscono calore dalle finestre aperte di chi, da solo o in compagnia, insegue appassionato il sogno di questa giovane Italia. Sovraccarichi nella rete elettrica mandano nel panico chi rimane per lunghi minuti senza il conforto delle immagini televisive. Ci si attacca alla radio, si chiama qualche amico per sapere se nel quartiere vicino la trasmissione della partita è visibile o meno, chiedendo asilo in caso di risposta affermativa. E’ un subbuglio di ansie che si accavallano. A un quarto d’ora dalla fine è un sinistro preciso di Vialli, che Vicini coccola dai tempi dell’Under e che ha contribuito a trasformare in un centravanti moderno, a togliere la monotonia alla voce di Pizzul e al tabellone del Waldstadion di Francoforte. Il culmine di una bella azione tipica di quella squadra, con lancio filtrante di Ancelotti sul quale Altobelli fa un velo intelligente affinchè il “gemello” di Mancini, uscito da qualche minuto, possa trasformare in rete. Un gol liberatorio, esplosivo, determinante perché le furie rosse, nel poco tempo mancante, non riescono a porvi rimedio. Per passare alle semifinali c’è solo da risolvere la questione danese. Che, alla fine, si scioglie in un mero compito di bella calligrafia: azzurri sempre in dominio di gioco, pochi pericoli, gioco brillante ma poca incisività sotto porta. Ci pensa il vecchio Spillo Altobelli, trentatreenne reduce della notte di Madrid, a segnare appena un minuto dopo che ha dato il cambio a un Mancini senza peso specifico. Raddoppio dell’altro subentrante, De Agostini, e qualificazione raggiunta.  
In semifinale l’Italia deve incrociare i tacchetti con l’armata rossa del colonnello Lobanovsky, allenatore ed ex calciatore ucraino alla guida di una selezione che, a sua insaputa, è tra gli ultimi baluardi a difendere l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, entità politica fondamentale nella storia della seconda metà del ventesimo secolo, in via di un dissolvimento indotto dalla perestroika del russo Gorbaciov. All’epoca nessuno ha consapevolezza di quello che di lì a poco tempo sta per avvenire (la caduta del muro di Berlino, le rivendicazioni indipendentiste degli stati appartenenti all’URSS): la rappresentativa sovietica è un avversario temibile, guardato con sospetto, che da diversi anni sembra sul punto di affermarsi definitivamente grazie alle idee moderne del suo allenatore, basate sullo studio scientifico dei calciatori e su un gioco a zona capace di coprire tutte le zolle del campo per rendere impossibile la vittoria all’avversario. L’Italia, però, dopo il buon girone eliminatorio, confida di potercela fare, non si sente battuta in partenza. Dasaev, Zavarov, Protasov, Mikhailicenko sono buoni giocatori ma sulla carta non inferiori ai nostri. La partita, però, racconta un’altra verità. Non c’è storia tra le due nazionali: azzurri mai in partita, lenti e impacciati, bloccati dalla paura di vincere, dalla stanchezza del finale di stagione, dalla bravura dell’avversario che, dopo aver abbaiato nel primo tempo, azzanna due volte (al sessantesimo e al sessantaduesimo) con Litovchenko e Protasov. Si ferma bruscamente al Neckarstadion di Stoccarda l’esperienza europea dell’Italia al cospetto di una formazione che nemmeno in questa occasione riesce a imprimere il suo marchio definitivo alla manifestazione, costretta, in finale, a chinarsi alla supremazia dei Paesi Bassi degli olandesi d’Italia: Gullit, Rijkaard e Van Basten, autore di un gol che rimarrà nella storia del calcio mondiale.
Per gli azzurri rimane un test formativo, a tratti brillante, che con maggior fortuna e determinazione avrebbe potuto dare anche un risultato più significativo. Comunque un importante capitale di esperienza sul quale costruire l’assalto alle notti magiche di Italia 90.

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