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"Nessun uomo è illegale". L'Europa al banco di prova sul dramma dei rifugiati - Il punto con l'Unhcr Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 18-10-2015 - Ore 11:10

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(Francesca Ceci) Nel 2014 quasi 60 milioni di persone sono fuggite dai loro paesi di origine. L’emergenza migratoria c’è ed è senza precedenti però c'è anche molta disinformazione. Partiamo facendo un po' di chiarezza per evitare speculazioni con la propaganda sterile e pericolosa sull’"invasione". Per questo abbiamo raggiunto Federico Fossi, ufficio stampa dell’Unhcr –Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati.

Federico, partiamo dai numeri e non dalle parole. Cosa dicono esattamente i dati?

Ad oggi oltre 520.000 persone hanno attraversato il Mediterraneo per cercare sicurezza e protezione in Europa. Fra queste, 131.000 sono state soccorse e sbarcate in Italia, mentre la maggior parte sono arrivate sulle isole greche: 387.000 uomini, donne e bambini. Quasi 3.000 non ce l’hanno fatta. Si tratta principalmente di una crisi di rifugiati, dato che quasi l’80% di queste persone proviene da paesi in guerra o caratterizzati da gravi violazioni dei diritti umani come la Siria, l’Afghanistan, l’Eritrea, l’Iraq. Si tratta di una crisi gestibile. Ci sono 12 milioni di cittadini siriani che hanno bisogno di assistenza umanitaria, 4 milioni di rifugiati ospitati nel paesi limitrofi, in Turchia, Libano e Giordania prinicipalmente, e oltre 7 milioni e mezzo di sfollati ancora in Siria. Il numero di siriani che cercano protezione in Europa è in crescita, ma tuttora meno del 10% di coloro che sono dovuti fuggire dalle devastazioni del conflitto. Se analizziamo poi il numero totale di rifugiati presenti nei paesi dell’UE, vediamo che in Svezia ci sono 15 rifugiati ogni 1.000 abitanti, nei Paesi Bassi quasi 5, in Italia 1,5. In Libano un cittadino su 4 è rifugiato siriano.

Non si ferma il flusso sulla rotta balcanica: l’Ungheria si barrica, si rafforzano i controlli alle frontiere e aumenta la distanza in Europa tra chi sostiene la redistribuzione obbligatoria dei rifugiati e chi non vuole assolutamente sentirne parlare. Come bisognerebbe agire per gestire al meglio gli sbarchi?

L’attuale crisi di rifugiati e migranti può essere affrontata solo attraverso una risposta unitaria e comune di tutta l’Europa. Misure individuali prese da singoli paesi non serviranno a risolvere il problema, ma solo a peggiorare una situazione già caotica, provocando sofferenze alle persone e tensioni tra gli Stati, in un momento in cui invece l’Europa necessita di maggiore solidarietà e fiducia reciproca. E’importante che i piani di ricollocamento e reinsediamento dei rifugiati vadano di pari passo con sistemi efficenti di accoglienza, assistenza e registrazione nei paesi di arrivo. Ma principalmente devono essere previste vie legali per l’arrivo in Europa di chi ha diritto alla protezione internazionale. Solo in questa maniera possiamo evitare le morti in mare, le inaccettabili sofferenze lungo le frontiere europee e stroncare il business dei trafficanti.

L'Italia sta facendo la sua parte. Alcuni sostengono che sia stata lasciata un po’ sola ad affrontare l'emergenza rifugiati. E' cosi?

L’Italia ha fatto un lavoro egregio, principalmente nelle operazioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo. Grazie alla professionalità della Guardia Costiera e della Marina Militare si sono potute salvare decine di migliaia di vite umane. Un grande sforzo è stato fatto anche per quanto riguarda l’accoglienza dei rifugiati e dei migranti soccorsi. Certo, non è tutto oro ciò che luccica e siamo al corrente di numerose criticità, tuttavia stiamo vedendo in questi mesi cosa succede nei paesi che non sono preparati o non vogliono esserlo. “Attraversare  un confine per richiedere asilo non è un crimine,” per citare l’Alto Commissario Antonio Guterres.

Accoglienza, paura dell'altro e crisi economica: è cosi difficile far passare il messaggio che una strategia di gestione dell'immigrazione e dei rifugiati potrebbe essere una risorsa e non un limite?

Si, è estremamente difficile. E’ difficile in un paese nel quale questi temi diventano terreno di campagna elettorale 365 giorni all’anno. Un paese nel quale le informazioni, i dati, le analisi sono spesso divulgate da rappresentanti della politica, piuttosto che da esperti del settore, senza un’adeguata verifica delle fonti. Il limite che ne emerge è la miopia dell’intolleranza, dell’esclusione e della xenofobia. Smettiamola di amplificare le voci di chi diffonde odio, stereotipi e inaccuratezza.

Fonte: Francesca Ceci - Minerva Magazine

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