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15/11/1998 - Il Bene vince sempre sul Male

condividi su facebook condividi su twitter Di: Matteo Luciani 13-05-2018 - Ore 12:30

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15/11/1998 - Il Bene vince sempre sul Male

INSIDEROMA.COM – LUCIANI -  E venne il giorno.

In un pomeriggio di sole autunnale tipicamente capitolino, il 15 novembre del 1998, ore 15, si affrontano la Roma, reduce dal pari di Bologna contro l’ex Mazzone, e la Juventus di Marcello Lippi, Campione d’Italia in carica dopo una stagione colma di veleni a causa di un episodio che sarebbe poi passato alla storia: il rigore non dato nello scontro diretto contro l’Inter per fallo di Iuliano su Ronaldo.

I giallorossi sono terzi in classifica, a tre punti esatti dai rivali torinesi e a quattro dalla capolista Fiorentina: una vittoria della Roma vorrebbe dunque dire ‘aggancio’.

Non è questo, però, il leitmotiv del match.

L’estate da poco trascorsa ha lasciato in eredità soprattutto un elemento: l’intervista dell’Espresso a Zeman, in cui il tecnico boemo accusa che “il calcio deve uscire dalle farmacie”. Obiettivi più o meno dichiarati sono principalmente la Juventus e due suoi giocatori: Del Piero e Vialli.

Come se non bastasse lo storico odio (sportivo) tra le due società e tifoserie.

La Curva Sud ‘omaggia’ i rivali prima del match con un eloquente striscione, che recita: "Venticinque scudetti: ventidue rubati, tre da dopati".

Mai come in quella giornata si ebbe la sensazione, anche (se non soprattutto) fra i media, di stare trattando non solo una partita di calcio ma molto di più: un confronto/scontro tra due modi diversi di intendere il calcio (forse la vita?), una epica lotta tra il Bene ed il Male.

La Roma scende in campo col classico 4-3-3 di stampo zemaniano. Il tecnico boemo può contare sull’undici titolare e schiera: Chimenti in porta; Candela, Aldair, Zago e Cafu in difesa; Di Francesco, Di Biagio e Tommasi in mezzo al campo; Totti, Delvecchio e Paulo Sergio davanti.

Risponde la Juventus di Lippi, che, squalificato, siede in tribuna (al suo posto in panchina Narciso Pezzotti), con un conservativo 4-4-1-1: Peruzzi, Ferrara, Montero, Tudor, Iuliano, Di Livio, Conte, Tacchinardi, Davids, Zidane, Inzaghi.

Anche a causa degli schieramenti e delle tattiche, diametralmente opposti, la gara ha una trama ben precisa sin dal principio: i giallorossi attaccano a pieno organico e arrivano da Peruzzi letteralmente da tutte le parti. La Juventus è in bambola.

Sul finire del primo tempo, il meritato vantaggio della Roma: Totti batte rapidamente un calcio di punizione, cogliendo di sorpresa la barriera e l’intera difesa avversaria, e serve l’accorrente Paulo Sergio, che batte Peruzzi al volo. Esplode lo Stadio Olimpico. La terra trema.

Nella seconda frazione, la storia non cambia: la Juventus, continua a non giocare e Montero pensa bene di rifilare addirittura un pugno sul volto a Paulo Sergio. L’arbitro Braschi  vede tutto e lo caccia dal campo. 

Alla fine, il sigillo; e che sigillo.

Al termine di uno spettacolare scambio di passaggi, Candela batte Peruzzi da posizione quasi impossibile.

Delirio romanista. La festa, ora, può davvero avere inizio.

Il Bene vince sempre sul Male.

Fonte: INSIDEROMA.COM – LUCIANI

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