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Conferenza Stampa Kluivert: "Voglio dimostrare il mio valore". Monchi: "Justin è un acquisto importante"

condividi su facebook condividi su twitter Di: Federico Falvo 19-07-2018 - Ore 12:30

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Conferenza Stampa Kluivert:

DA TRIGORIA - FEDERICO FALVO - Giorno di presentazione in casa Roma, con Justin Kluivert che parlerà alla stampa. Insieme a lui il DS MonchiKluivert, ex Ajax e figlio d'arte, ha scelto come numero di maglia il 34.


PAROLE MONCHI
"Buongiorno a tutti, siamo qui per la presentazione di Justin, un acquisto importante per la società. Abbiamo preso un giocatore forte per il presente ma fortissimo per il futuro, ha un’immensa qualità e tutti lo conoscete. Sono convinto che diventerà un giocatore importante per il futuro della Roma".

Quanto è stato difficile arrivare a un giocatore giovane ma ambito come Kluivert? 
"Non tanto facile, non so dire quanto ma è stata una trattativa complicata perché un giocatore così, del ’99 e con questa prospettiva di futuro è un giocatore voluto da tutti. Ma dico sempre la stessa cosa, quando c’è la volontà del giocatore tutto diventa facile. La prima volta che ci siamo visti è stata importante per fargli capire che nel suo percorso la Roma sarebbe stata un posto ideale".

Il ritiro volge al termine, è soddisfatto della squadra?
"Tanto, tantissimo. Credo che la scelta di lavorare qui a Trigoria è stata una bella scelta, abbiamo lavorato benissimo e anche l’atteggiamento dei calciatori è stato buono. Abbiamo fatto quello che il mister aveva in testa".

Avete ceduto Alisson perché era un’offerta irrinunciabile? Il sostituto è Olsen? 
"Prima di tutto fino ad adesso non abbiamo chiuso niente, il deal si chiude una volta che tutto è pronto. E’ vero che Alisson è a Liverpool, è vero che siamo in una trattativa molto avanzata, ma non è ancora chiuso. Se tutto andrà normalmente si chiuderà presto. Io ho spiegato tante volte: il lavoro del direttore sportivo non è solo comprare giocatori, ma capire in ogni momento ciò che è meglio per la società. Per la società non è buono solamente la parte sportiva, ma anche quella economica. E’ arrivata un’offerta fuori mercato, molto molto importante, abbiamo valutato i pro e i contro e poi abbiamo trattato. Noi abbiamo venduto Radja e Alisson, abbiamo preso 10 giocatori subito, continuiamo a lavorare poi. La parole ambizione è una parola con cui a volte si gioca, che cosa è l’ambizione? Per me l’ambizione è fare le cose con la testa. Senza testa si è sprovveduti. Io non voglio fare cose che mettono in difficoltà questa società. Abbiamo purtroppo il recente esempio importante di squadre di questo Paese che sono fallite, abbiamo l’esempio di una squadra fortissima che non può giocare in Europa, abbiamo altre squadre forti in difficoltà a fare la rosa per decisione della UEFA. Sono qui per fare la squadra più forte non per un anno, ma per molti anni, ne sono convinto al 100%. Prima di arrivare al decimo piano ci sono tutti gli altri prima. L’anno scorso in questo momento dicevamo le stesse cose: Paredes, Salah, Rudiger. Penso che la squadra ha fatto la miglior stagione degli ultimi dieci anni. Perciò penso che è bello parlare di ambizione, ma ambizione con testa. Alisson è fortissimo, non so se il miglior del mondo, ma comunque uno di quelli. Anche Alisson ha dovuto fare un percorso, l’anno scorso con la cessione di Szczesny sembrava finito il mondo, ma poi si è visto un gran portiere, c’è bisogno di tempo. So che i tifosi non hanno tempo. Olsen è una possibilità, ma non l’unica, stiamo lavorando con tranquillità, senza fretta. E’ meglio essere convinti e trovare le condizioni economiche migliori per la società che fare cose per la pressione dell’uscita di Alisson. Mi conoscete, la pressione maggiore che devo sopportare è la mia, nessuno mi mette più pressione che io stesso".

Olsen le piace? 
"Avevo fatto finta di non ascoltare. Vero che Robin è una possibilità ma non l’unica, stiamo lavorando senza fretta e con tranquillità. Abbiamo Mirante, Fuzato e i ragazzi per oggi, è meglio essere convinti e trovare condizioni economiche migliori per la società che fare qualcosa sotto pressione. Voi mi conoscete, la pressione è il mio nemico peggiore da sopportare, non c’è nessuno che mi mette più pressione di me stesso".

Questo fermento dei tifosi mette un po’ di pressione nel fare le altre operazioni di mercato? Malcom e Olsen rendono la Roma altamente competitiva? 
"Non credo che troverete un ds più vicino di me al pensiero dei tifosi, a volte divento troppo tifoso, troppo. Ma io devo prendere delle decisioni per quello che penso che è meglio per la società. Forse una parte dei tifosi è arrabbiata, una parte no, ma sono tutti convinti quando vince la Roma. Questo è il mio lavoro, il mio lavoro è trovare questa strada per creare una squadra più forte possibile che faccia contenti i tifosi. So che sono stanchi, mi metto nella loro testa, sentono tante parole, ma come si dice “Roma non è stata costruita in un giorno”. Datemi tempo, sono qui da 14 mesi. Stiamo presentando Kluivert, che tre mesi fa era impossibile, qualcuno di voi mi ha detto “Come lo prendete Kluivert se lo vogliono tutti?”. Qualcuno di voi mi ha detto “Pastore è impossibile” e poi Pastore era qui con me. Oggi qualcuno di voi ha detto Malcom è una follia, ma tu mi hai detto che è una possibilità. Non si deve parlare solo delle cessioni di Alisson e Nainggolan, ma anche degli acquisti. Ho tanti messaggi di complimenti per la squadra che stiamo facendo, sono giocatori di prospettiva molto importante. I miei colleghi conoscono i giocatori e mi mandano messaggi. So che oggi è un giorno importante, ma penso che avere la possibilità di avere Pastore, Kluivert, Cristante è una cosa importante e va detto. E’ andato via Nainggolan, che è fortissimo, è andato via Alisson, che è forte, ma restano qui giocatori importanti e sono arrivati giocatori forti, arriveranno, sicuramente, stiamo lavorando per fare la rosa più forte e competitiva possibile. Manca ancora un mese, nella mia testa ci sono cose che mi fanno ben sperare".

Quanto ha avuto importanza la volontà di Alisson nella cessione? Naiggolan ha manifestato di voler restare. Ha pensato di tenere Alisson?
"Io posso solo dire parole di ringraziamento ad Alisson. Non ho mai sentito la pressione del ragazzo di voler andare via, se lui ha accettato evidentemente gli è piaciuto. Il comportamento di Alisson con me è stato da 10, se lui mi dice di non andare via e poi arrivano 200 milioni… Lui ha accettato, non ho mai sofferto la sua pressione. Il lavoro di un ds è capire il prima possibile quello che succede. Ci sono state voci di Real Madrid, Chelsea e Liverpool. Non mi piace che mi dicano adesso vai a giocare, io lo faccio perché penso che è una cosa buona per la società, a volte dico qualcosa che voi non capite e i tifosi non capiscono. Questo ho fatto. In questi 3-4 mesi ho capito che qualcosa succedeva, ma quando arrivano club forti economicamente uno deve cominciare a capire che qualcosa potrebbe succedere".

Le strategie di mercato della Roma sono figlie della possibile cessione di Alisson?
"E’ il mio solito metodo di lavoro, non c’entra Alisson. Voglio avere la rosa pronta il più presto possibile, così l’allenatore ha più tempo. Conoscendo il modo di lavorare di Eusebio era un obiettivo importante avere la rosa pronta subito. Non cambia nulla, anche a livello finanziario. Lavoro tanto con Wyscout e con Excell, prima bisogna pensare e poi fare le cose".

N’Zonzi è un obiettivo? In questo momento la Roma è la seconda forza dopo la Juventus insieme ad Inter e Napoli? 
"Su N’Zonzi dico che gli faccio i grandi complimenti per il Mondiale, ma credo che non è un obiettivo reale per noi, mi piace, l’ho portato io al Siviglia. E’ difficile rispondere. Sul tavolo tutti siamo forti, ma poi bisogna competere, l’anno scorso si parlava di una squadra che stava facendo un bellissimo mercato e poi… Anche io a volte ho pensato di aver fatto grandi mercati e poi boh… Non cambia nulla dire prima, seconda e terza, il mio obiettivo è avere una grande squadra. Abbiamo un allenatore forte, abbiamo uno spogliatoio pulito e con ambizione. C’è uno spirito di lavoro collettivo importante. Sembra filosofia ma è importante, se tutti vanno nella stessa direzione è più facile arrivare all’obiettivo".

Come si combatte il rischio di non avere tempo per crescere? 
"Tutti i giocatori ne hanno bisogno, non solo i giovani. La parola tempo è una parola difficile da usare in questa sala di conferenze stampa, arriva questo direttore sportivo dalla Spagna e dice di aver bisogno di tempo ai tifosi che non vincono da tanto. Io sono qui da 14 mesi, ho fatto una preghiera di tempo, ma so che il tempo non esiste. Però ho bisogno di un po’ di tempo, sono arrivato 14 mesi fa e abbiamo fatto un terzo posto e una semifinale di Champions. So che sono tutti stanchi e vogliono vincere, ma io metto sempre la faccia, sono convinto al 100%. Se dopo 1-2 anni non vinco niente prendo l’aereo e me ne vado. Nessuno dimentichi che io sono tifoso. Io sono diventato direttore sportivo per casualità, io sono tifoso".

 

PAROLE KLUIVERT

Quali sono le tue caratteristiche e in cosa pensi di poter migliorare? 
"Penso che le mie qualità principali siano la velocità, l’uno contro uno e la concentrazione in campo e penso sempre al gol. Devo migliorare tutto perché sono ancora molto giovane, ma sopratutto la fase difensiva".

Quali sono le differenze tra Italia e Olanda negli allenamenti? Come ti stai trovando con Di Francesco?
"In Olanda non dormiamo al centro sportivo tutti i giorni, ma è una cosa buona per conoscere gli altri giocatori e fare gruppo, serve per entrare presto in forma. Il centro sportivo è di primo ordine, c’è tutto per migliorare".

Qual è il tuo obiettivo principale per la stagione? 
"Voglio mettermi in mostra e dimostrare il mio valore, voglio andare oltre quanto fatto in Olanda. Sono ancora giovane, ma posso e devo imparare molto. Non vedo l’ora di iniziare la stagione. Con i giocatori che abbiamo possiamo fare cose importanti quest’anno".

L’esperienza di tuo padre in Italia ti sarà preziosa?
"Sì, ho parlato con lui, lui ha giocato qui per un anno, conosce bene il campionato. Non abbiamo parlato soltanto della Serie A, ma più a vasto raggio: abbiamo parlato di cosa deve fare un calciatore per crescere e per arrivare ai massimi livelli, lui l’ha fatto, voglio seguire le sue orme e i suoi consigli".

Tu vedi la Roma come un punto di arrivo o un punto di partenza? Pensi di rimanere o in futuro ambisci a qualcosa di più grande? 
"Penso che questo per me è un passo importante, passo dall’Ajax ad un grande club italiano e in un grande campionato. La Roma è una squadra ambiziosa, con ambizioni di crescita. Non posso sapere che cosa farò, resterò o cambierò squadra, non si può dire".

Voi giovani vi sentite pronti per caricarvi la squadra sulle spalle?
"E’ una buona domanda. Dovremmo dimostrarlo sul campo, io farò del mio meglio, lo vedremo, questo gruppi di calciatori è forte, quindi penso che sia possibile. Possiamo dire quello che vogliamo, ma poi c’è il campo".

Che impressione si ha della Serie A venendo dall’estero? 
"Penso che non abbia nulla rispetto alle altre leghe come Liga e Premier, il calcio italiano è ad un gran livello, ci sono grandi squadre e grandi giocatori, come avete visto la Juventus ha preso Ronaldo, ed è un bene per tutto il campionato. Stanno arrivando grandi giovani. Forse c’è stato un momento possibile, ma sta recuperando terreno e non ha nulla in meno della Liga o delle altre, è ad un livello più alto dell’Eredivisie".

Perché hai scelto la Roma? Come ti stai organizzando? 
"E’ un passo molto importante per la mia carriera, sia per la mia carriera che come persona. Sto trascorrendo questo periodo qui a Trigoria, spero che sia un’esperienza formativa a livello calcistico che personale".

Che cosa vuol dire per te avere un esempio come Francesco Totti? E’ vero che ha messaggiato con tuo padre per convincerti?
"Francesco è un grande esempio, una leggenda di questo club, è normale guardare a lui e ambire di arrivare ai suoi livelli. Non basta parlare, uno deve mostrarlo sul campo. Ho parlato con lui solo dopo essere arrivato a Roma, non direi che ha avuto un ruolo nel mio arrivo qui alla Roma".

Fonte: a cura di Federico Falvo

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