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Basaksehir-Roma e una storia infinita da cantare

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 28-11-2019 - Ore 11:11

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Basaksehir-Roma e una storia infinita da cantare

(ALESSANDRO CAPONE) - La prossima emozione da inseguire ti porterà ancora una volta a varcare i confini nazionali. Un altro viaggio in giro per l’Europa ti attende. La mattina è carica di aspettative per una qualificazione al turno successivo ancora tutta da conquistare. Ti alzi presto e ti prepari per essere ancora una volta al seguito della tua squadra. L’arrivo in aeroporto e il tempo per un brindisi che allevia un po’ la tensione. Poi l’imbarco, ti siedi, sei pronto a partire. L’aereo che si stacca da terra e punta il muso verso est, verso Istanbul.

Fra i posti a sedere tanti sguardi come il tuo. Pronti, carichi, con al voglia di andare a prendersi in terra turca un pezzo di sedicesimi di finale. Passi tra le nuvole che coprono la vista per tutta la durata del viaggio e quando le riattraversi è solo per arrivare a destinazione due ore avanti rispetto a casa. La fila al controllo documenti sembra infinita  visto che l’orario di inizio della partita si avvicina. Una volta messo piede fuori dal terminal l’unico pensiero è arrivare allo stadio del Başakşehir. Il caos e il traffico della città turca fanno scorrere i minuti in fretta mentre intanto si accendono le luci su una sera ormai arrivata. E queste luci di Istanbul ti accompagnano per le strade e le stradine che attraversi. Vie strette, poi grattacieli, e un susseguirsi di nuove emozioni in una terra così tanto diversa dalla tua. Luci che poi si diradano dopo più di un’ora e mezza d’auto e dopo qualche altro chilometro ecco il distretto di Başakşehir. La copertura dello stadio si alterna di rosso e di blu. Finalmente scendi ed ecco che arrivi all’ingresso del settore che aspettavi da un questa mattina.

L’accoglienza degli “organizzatori “ non è delle migliori. Solite perquisizioni, ma questa volta accade qualcosa che non avevi mai visto. A quanto pare le monetine sono considerate “un’arma impropria” e vengono così aperti portafogli e svuotate tasche per far “buttare” questo oggetto così pericoloso. Ovviamente il tutto senza la minima spiegazione e senza la minima possibilità di recuperare successivamente quanto lasciato. 

Ne hai viste di cose nel tempo, ma essere “legalmente derubati” non era mai capitato. Sali le scale che portano agli spalti fra incredulità e imprecazioni. Cerchi di non pensarci, c’è la tua maglia da sostenere e quando ci siamo tutti il nome di Roma comincia a rimbombare sotto il cielo di Istanbul dopo un inizio di partita dove hai rischiato più del dovuto senza riuscire a sbloccarla. Le mani al cielo in circondate da bandiere turche che man mano che passa il tempo diventano sempre di più. La palla scivola sul prato verde senza riuscire ad entrare nella porta avversaria poi ad un tratto un parata al limite dell’area da parte di chi con le mani la palla non la può toccare. Ne segue il fischio dell’arbitro che indica il dischetto e ti scappa un gesto di esultanza anche se è ancora presto. Il fischio successivo è quello che da il via alla battuta. Fiato sospeso, il tiro è piazzato, la palla che va a toccare la rete scuotendola.

1-0 per noi è la voce di Roma che rimbomba festante nel silenzio intorno. Adesso l’urlo è ancora più forte e sospinge i tuoi colori nella metà campo del Basakseir. Le braccia sono al cielo mentre un lancio ti mette davanti al portiere turco e ti rendi conto che è nuovamente battuto quando la rete si muove ancora. 2-0. Le voci e le mani di Roma esultano per poi continuare a spingere fino ad arrivare a pochi minuti dalla fine del primo tempo quando puoi liberare ancora la tua gioia nel momento in cui capisci che la partita te la sei quasi presa definitivamente. Altro passaggio fra un coro e l’altro. Altro tocco verso la porta.

La rete si smuove ancora, le braccia si agitano ancora, l’urlo di Roma riecheggia ancora. 3-0. Ora è tutto più bello. Il primo tempo finisce e usi l’intervallo per riprendere un po’ di energia. Il secondo è cuore e sentimento. I minuti scorrono mentre i cori si fanno più forti. Un momento per capire che i turchi hanno colpito uno dei tuoi prima di un calcio d’angolo e ti viene il dubbio che i controlli non siano uguali per tutti. Forse per via del valore delle monete nel cambio Euro/Lira Turca? Comunque si riprende e le azioni accompagnate dalla voce scoprono come i secondi che avvicinano al triplice fischio. Lo stadio intorno comincia a svuotarsi e i canti di Roma illuminano la notte di Istanbul.

Al termine l’urlo di vittoria e quando è il momento ridiscendi le scale e ti rituffi nelle vie turche. Rimane il tempo per un brindisi prima di concedersi il meritato riposo. Il giorno seguente puoi rilassarti. Un passo dopo l’altro per scoprire cosa ti circonda. Ti incammini sulla via principale. Passi Torre Galata e dopo una discesa da una piccola stradina sei nei pressi di uno dei ponti sul Bosforo. Lo attraversi e dalla parte opposta le moschee si fanno largo fra i palazzi. Intorno c’è chi pesca mentre sotto un continuo passaggio di battelli smuove l’acqua. Arrivato dalla parte opposta ti avvii verso Sultanahmet e dopo ancora al gran bazar. Qualche tè, qualche brindisi è qualcosa di speziato. Il tempo scorre veloce quando tutto scorre bene e quando sei di nuovo sopra le nuvole il muso punta verso casa. I pensieri e un po’ di stanchezza ma soprattutto la felicità ti accompagnano sul volo di ritorno e una volta atterrato sai di aver portato a casa tre punti che ti avvicinano alla qualificazione. E non vedi già l’ora di ripartire di nuovo  e ancora sarà bellissimo viaggiare insieme, girar l’Europa e cantare per te.

Fonte: ALESSANDRO CAPONE

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