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Conferenza stampa Allegri: "C’è da fare grossi complimenti alla Juventus, perché stasera ha chiuso una stagione leggendaria"

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 13-05-2018 - Ore 23:55

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Conferenza stampa Allegri:

Massimiliano Allegri, tecnico della Juventus, è intervenuto in conferenza stampa al termine della partita contro la Roma. Lo 0-0, e il conseguente punto guadagnato allo Stadio Olimpico, ha sancito il settimo scudetto consecutivo bianconero. Queste le sue dichiarazioni:

E’ stato lo Scudetto più sofferto?

“Per vincere gli scudetti devi fare punti e ci sono squadre come il Napoli che hanno tenuto botta fino alla fine. C’è da fare grossi complimenti alla Juventus, perché stasera ha chiuso una stagione leggendaria. Vincere sette scudetti, quattro coppe Italia e fare due finali di Champions, solo per rispetto di quanto hanno fatto i ragazzi c’è solo da far loro i complimenti. Voglio andare al mare, mi fa tornare voce, il vento porta via tutte le robe che ho sentito quest’anno che mi hanno fatto un sacco divertire. Ora basta. Ora si va al mare, finito”.

Se dieci anni fa ti avessero detto che avresti vinto la metà degli Scudetti nei successivi dieci anni da allenatore, cosa avresti risposto?

“Faccio un esempio di un caro amico mancato un anno e mezzo fa. Faceva l’allibratore. Si chiamava Minnesota. Lui mi rispose che era più facile che allenassi in Serie A piuttosto che vincesse il mio cavallo: sono successe entrambe le cose. A 5 anni andavo ai cavalli con mio nonno. Ora l’ippica è andata in disarmo. A Livorno c’è una grande passione”.

Analogie tra cavalli e giocatori?

“Sì, infatti Benatia l’ho mandato al prato, come i cavalli che vincono”.

Vicino ai grandi allenatori vincenti?

“Sono stati grandissimi allenatori che, a modo loro, hanno vinto. Direi che sono stati un punto di riferimento. Sono cresciuto con un allenatore che non ha vinto niente e che mi ha insegnato tanto. Secondo me, ripeterò fino alla noia, il calcio è cambiato solo quando è stato tolto il passaggio al portiere. Tutto il resto sono bellissime chiacchiere”.

Primo Scudetto nell’anno del VAR…

“Gradito perché è il quarto, perché è stato belli, perché quando siamo andati a Napoli a -4 la Juventus ha fatto una partita seria, giocando per vincere e non subire gol. La Juventus a Napoli ha sempre subìto gol negli ultimi 20 anni, solo in quella partita non lo ha fatto. Poi siamo scivolati sull’angolo di Koulibaly, dovevamo vincere noi e vincere loro. Avevo molta fiducia sul fatto che la Juventus potesse sostenere queste pressioni e così è stato. I ragazzi sono stati bravissimi”.

Appuntamento in vista con Marotta?

“Non ho idea, stasera bisogna festeggiare, è questione di programmare il futuro della Juventus, una volta che abbiamo festeggiato bisogna mettersi a tavolino con lucidità, si riparte da 0 punti e bisogna essere competitivi per arrivare a marzo nelle migliori condizioni. Spesso la Juventus c’è riuscita, a volte hanno vinto gli altri, ma bisogna avere gli stimoli giusti per far questo”.

Evoluzione del calcio?

“Non siamo nella serata e non ho la presunzione. Il calcio è un gioco di conoscenza, più si gioca insieme e meglio si gioca. Il Napoli sono 6 anni che sono sempre gli stessi, la Juventus ha cambiato 70 giocatori negli ultimi 4 anni. Non è un modo di pensare diverso, nel calcio c’era Giorgi che attaccava i nomi e diceva che vinceva che chi vince più duelli vince le partite. Mi viene l’orticaria a parlare di schemi. Vuol dire che i giocatori sono tutti uguali, e i giocatori non sono tutti uguali. Il basket è un gioco di schema, a volte gli schemi non riescono, che il calcio debba avere un’organizzazione difensiva, schemi offensivi, bisogna vedere quante volte la squadra fa gol su schema o perché è bravo a imbucare. È una mia battaglia, un mio pensiero che i settori giovanili sono una tragedia. Ai ragazzini non si insegna a giocare. A calcio, e qui chiudo, non sono a fare una lezione, c’è una cosa importante: ci sono due squadre. Bisogna passare la palla a quello con la maglia uguale alla nostra. Se ai ragazzini levi estro e fantasia, a calcio non gioca più nessuno e crescono polli d’allevamento. Lo dico e lo ripeto da una decina d’anni. Questo a tanti non piace, è troppo più facile meccanizzare il gioco. È diverso da quello che penso io, ma per vedere uno tirare la palla all’incrocio bisogna insegnargli a tirare in porta. La semplicità, diceva Cruijff, è roba per pochi”.

Le piacerebbe fare scuola, creare l’Allegrismo?

“No, l’ho detto anche a Coverciano. Per far sì che i ragazzi abbiano nozioni importanti, non è questione di teoria. È questione che noi anzianotti portiamo esperienze, è dalle esperienze che crescono le nuove leve. Il calcio non è solo teoria, non è solo libri, a scuola io non ci sono andato, non ero buono. Voi che avete studiato, molti che metti a lavorare dopo l’università non capiscono nulla. Il calcio è uguale”

 

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