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Dall’Immacolata di Falcao a Van der Ende, passando per Vavra. Quanti ‘dentro o fuori’ europei all’Olimpico

condividi su facebook condividi su twitter Di: Matteo Luciani 11-03-2018 - Ore 12:00

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Dall’Immacolata di Falcao a Van der Ende, passando per Vavra. Quanti ‘dentro o fuori’ europei all’Olimpico

INSIDEROMA.COM – LUCIANI – Martedì prossimo, alle ore 20.45, le luci dell’Olimpico illumineranno una sfida importantissima per delineare le sorti della Roma di Eusebio Di Francesco. Contro lo Shakhtar Donetsk non c’è in palio soltanto l’accesso ai Quarti di Finale di Champions League, appuntamento che da queste parti manca dal lontano 2008, ma, soprattutto, il futuro di questo gruppo di calciatori e anche del tecnico.

Una sfida da ‘dentro o fuori’, una partita per cuori (giallorossi) forti, una gara in cui bisogna compiere l’impresa effettuando una rimonta: tutti ingredienti già visti infinite volte nell’Olimpico giallorosso. In alcune circostanze è andata bene; troppo spesso, però, la sorte (oppure l’incapacità tecnica) ha lasciato lacrime amare sugli spalti di uno stadio tendenzialmente gremito per spingere i propri beniamini alla vittoria.

In tal senso, uno degli appuntamenti più difficili da digerire ancora a distanza di anni è di sicuro il ritorno dei Quarti di Finale di Coppa UEFA del 1996 contro lo Slavia Praga. La Roma di Carlo Mazzone è stata sconfitta nella gara di andata su un campo ben oltre i limiti della praticabilità per 2-0. Basta il risultato per far capire quanto sia difficile raggiungere l’accesso ad una storica Semifinale; eppure l’impresa pare riuscire. Si arriva al 90’ con lo stesso punteggio di Praga, ma stavolta per i giallorossi, e all’inizio dei tempi supplementari ‘Ciccio’ Moriero realizza il 3-0 che vuol dire passaggio del turno. 180 secondi di festa sugli spalti prima del grande gelo, quando il carneade Vavra mette a segno la rete del 3-1 che spezza qualunque sogno di gloria a tinte romaniste.

Al contrario, una serata memorabile ci riporta indietro di oltre trent’anni: precisamente all’8 dicembre del 1982. Allo Stadio Olimpico arriva il Colonia. Due settimane prima, in Germania, l’andata degli Ottavi di Finale di Coppa UEFA è terminato 1-0 in favore dei rocciosi padroni di casa. Urge segnare due reti senza subirne per passare il turno. Il compito non è facile ma Iorio al 51’ pareggia i conti con la gara di andata. Si arriva, così, al minuto 88: Bruno Conti calcia un angolo sotto la Sud, la palla arriva a Falcao, che stoppa col petto e infila il portiere avversario con un destro imparabile sotto la traversa. La corsa del brasiliano verso la ‘sua’ curva (sotto la pioggia battente) ed il classico salto col pugno destro chiuso restano a tutt’oggi una delle pagine più emozionanti per la gente romanista.

Una situazione di partenza identica a quanto ci attende martedì, invece, risale alla primavera del 1998 e riporta alla mente del tifoso giallorosso un nome mai dimenticato: Mario Van der Ende. Questo individuo fu l’arbitro di Roma-Atletico Madrid, partita che avrebbe potuto proiettare la squadra di Zeman in Semifinale di Coppa UEFA. Si parte dal 2-1 in favore degli spagnoli della gara di andata, tutto è ancora apertissimo. Al 28’, però, la prima follia del ‘fenomeno’ dei Paesi Bassi: espulsione di Wome senza alcun senso logico. Nonostante le ‘prodezze’ di Van der Ende, però, la Roma passa pure in vantaggio con Delvecchio. La partita scorre tra decisioni strane e molte occasioni, fino al 57’, quando Aguilera batte Chimenti e porta gli iberici sull’1-1. Tutto finito? Se non fosse ancora per la disastrosa direzione di gara, assolutamente no. Una Roma gagliarda, infatti, andrebbe di nuovo in gol con Delvecchio, fermato però dal guardalinee per un fuorigioco inesistente. A questo punto, non solo sugli spalti, ma anche sul campo, saltano i nervi. Totti si fa espellere e allo scadere un altro carneade, tale Roberto, fissa il punteggio sul 2-1 per l’Atletico.

Una rimonta centrata in una serata romana dal grande pathòs è invece quella del 2010 contro il Bayern Monaco del 23 novembre del 2010. La Roma di Claudio Ranieri sta arrancando non poco, tanto in campionato quanto in Champions League e all’Olimpico arriva il super Bayern, seppur già qualificato alla fase ad eliminazione diretta, di Van Gaal. I giallorossi devono vincere per passare il turno ma dopo 38’ si trovano sotto di due reti a causa della doppietta di Mario Gomez. Lo stadio sembra un acquario. Nessun fiato, se non per qualche fischio. Nella ripresa, però, tutto cambia e tra il 3’ ed il 39’ la squadra di Ranieri mette ko i bavaresi grazie ai gol di Borriello, De Rossi e Totti. Missione compiuta e Ottavi raggiunti.

Che beffa, invece, quella del 2009 contro l’Arsenal. La Roma di Spalletti (praticamente l’ultima, visto che il toscano si sarebbe dimesso dopo soltanto due giornate l’anno seguente per far posto a Ranieri) si gioca l’accesso ai Quarti di Champions partendo in svantaggio per 1-0 in virtù della gara di andata dell’Emirates. I giallorossi arrivano alla sfida in condizioni fisiche pessime. Juan è stato rimesso in piedi per miracolo, Totti gioca praticamente con una gamba sola e Pizarro riesce a stento a calciare. Incredibilmente, tuttavia, al 9’ i giallorossi passano grazie al gol di Juan, che è però costretto a lasciare il campo dopo pochi minuti. A questo punto, la coppia di centrali difensivi in campo diventa composta da Riise e Diamoutene: un momento che passerà alla storia. La loro prestazione, infatti, è sorprendentemente eccezionale e soltanto la maledetta roulette dei calci di rigore (oltre ad un gol fallito da Julio Baptista ancora da capire a distanza di nove anni) ci butta fuori senza pietà.

Che dire, però, anche delle delusioni contro il Villarreal (Sonny Anderson sotto la Sud a spegnere la splendida rimonta dell’ultima Roma di Capello) e il Middlesbrough (Roma di Spalletti ‘incerottata’ e con Taddei prima punta per mancanza di uomini, incapace di rimontare la sconfitta in terra britannica) in Coppa UEFA?

L’episodio più recente, invece, ci riporta alla doppia sfida contro il Lione di Genesio dello scorso anno. Un’occasione, tuttavia, in cui bisogna prendersela in primis con se stessi per aver letteralmente gettato alle ortiche una qualificazione più che abbordabile.

Basterebbe evitare di non giocare un tempo e regalarlo agli avversari, come accaduto proprio contro i francesi nella gara di andata nella passata stagione o contro gli sfidanti di martedì nella partita di Kharkiv.

Se la Roma ‘fa’ la Roma, passa. Adesso tocca a noi.

Fonte: INSIDEROMA.COM – LUCIANI

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