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Daniele De Rossi, Uno di Noi

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 15-05-2019 - Ore 17:25

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Daniele De Rossi, Uno di Noi

INSIDEROMA.COM - ALESSANDRO CAPONE - Di gioie e dolori negli anni ne hai vissute tante. Si, è vero anche che passa il tempo e cambia la gente, ma ci sono cose che non possono e non devono (dovrebbero?) cambiare. Fin da bambini abbiamo avuto dentro di noi sogni, passione e senso di appartenenza. Passione e senso di appartenenza che ci inorgogliscono e danno un senso a qualcosa che altrimenti un senso non avrebbe. Passa il tempo dicevamo, cambia la gente ovviamente, cambiano le generazioni, cambiano i modi di approcciarsi alla passione e di vivere quel senso di appartenenza. Ecco, già questo di per se si fa fatica ad accettarlo, ma un conto è il cambiamento che gli anni ti mostra, mostrandoti i tuoi anni, un conto è il continuo tentativo di estirpare le radici per piantare nuovi semi da far germogliare in business, dove il pubblico sarà solo spettatore, sarà solo cornice, sarà solo un portafoglio da svuotare.

Ecco, questo non deve e non può accadere. Gioie e dolori dicevamo anche. Gioie e dolori dettati sempre e solo dall’inseguire un sogno, si sempre quello del bambino che sale i gradoni dello stadio per la prima volta nella mano con il papà. Un sogno che è cresciuto di pari passo con la statura e l’età. Gli occhi anche, sempre gli stessi, che cercavano e cercano nel rettangolo verde questo sogno trasportato in campo.

Roma è questo per noi, un sogno ad occhi aperti che cerchi guardando questo prato e delle volte, se sei fortunato, se guardi bene, lo trovi. E allora ti si apre un mondo in cui quel sogno lo vedi realizzato. Che anche alla soglia dei 40 speri ancora di avere una possibilità di correre verso la Sud ad esultare per un gol mostrando e baciando quella maglia che tanto rappresenta. Ecco cosa è Daniele De Rossi. Daniele è quel sogno che vedi realizzato, quello che hai sempre sperato, sei tu sul campo. Sei quella radice che è cresciuta germogliando e fiorendo sotto il sole di casa tua. Daniele, ora, è quella radice che stanno estirpando. 

O si, di battaglie nei hai fatte tante, con lui insieme a te, insieme, noi. Un vanto, un baluardo, Un rappresentazione del tifo Romanista. C’era con te sul campo e c’eri tu con lui sugli spalti in quel primo gol al Torino e c’eri anche a Genova contro la Samp l’ultima volta in mezzo a quel settore che lui guardava braccia al cielo esultando con la cena di fuori come e con te.

Se fosse un film la sua carriera potrebbe sembrare il riassunto di ciò che siamo e che la storia ci ha riservato. Gioie (poche forse), dolori (troppi forse) ma in fondo quanta differenza passa fra la gioia e un dolore? Sono stati d’animo opposti eppure così vicini da vivere insieme. Sempre noi. Ma non vale la pena misurarle in trofei. Le emozioni, i sogni, a volte sono sicuramente in quei tiri usciti di un centimetro o in quel pallone che bacia il palo ed entra. Però le trovi soprattutto in chi come Daniele, non lo conosci magari di persona, ma è come se avessi con lui un legame che va oltre la conoscenza. Un legame fatto di amore per i nostri colori, di sogni visti realizzati. Sei stato con lui e lui con te. Siamo stati noi, tutti insieme, in ogni scivolata, in ogni contrasto, in ogni tiro, in ogni lacrima, in ogni gioia in ogni esultanza.

Sentire quella conferenza è stato un macigno. Hai sentito come se le parole dette a lui fossero state dette a te. Perché tu, con lui. Lui con te. Poi di 600 battaglie insieme, fianco a fianco a lottare per i nostri colori. Hai sentito il tuo sogno da bambino calpestato. Senti le tue radici che vengono tirate con forza via dal terreno. Ma no, questo non lo possono fare. Lo stemma, la data di nascita, le “offese”, il modo di fare di oltreoceano, no, questo non puoi accettarlo. È come se avessero cacciato te.

Intorno continuano a cercare di cambiare quello che è meraviglioso proprio perché così. Così viscerale, così fuori controllo. Come può essere catalogato e tenere a bada l’amore, una passione? Come si può far fuori qualcuno che se avesse avuto più di una carriera l’avrebbe data alla Roma? Come si può pensare di voler cambiare una mentalità che rende tutto magico proprio perché vera e sincera? Come possono cacciarti da casa tua?

Un giorno potrai raccontare di aver vissuto il tuo sogno, di aver aver esultato sotto la curva, di aver baciato la tua maglia, di aver lottato per i tuoi colori in campo.

No, non lo hai fatto fisicamente sul campo, ma è come se fosse così, perché ti sei rivisto in Daniele, sempre. Nelle parole oneste, sempre dalla parte della gente.

Oltre a questo, purtroppo, potrai raccontare di quando hai visto tentare di distruggere la tua storia da chi della tua storia, della tua vita, non ne può sapere nulla. Di chi vuole trasformare la tua passione in business, da chi ti vede come un cliente e non come una risorsa, qualcosa che ne fa parte.

Dirai però anche di quelle scivolate, di quei contrasti, di quelle esultanze, di quel trascinamento, di quelle imprese di cuore, gli racconterai di quando eri in campo con Daniele.

Intanto, adesso, ti ritrovi a fare i conti con il presente. Un presente in cui difenderai le tue radici, le tue passioni. Un presente in cui il tuo senso di appartenenza e il sogno saranno più forti dei cambiamenti e soprattutto di chi vuole cambiare. Cercherai ancora più forte di trasmettere alla prossima generazione che cosa vuol dire essere della AS ROMA 1927.

Non è difficile capire che è il momento di non mollare. Di stare tutto insieme. Da una parte c’è chi parla di settori ospiti, di amici, di birre e di panini e anche un po’ di campanilismo e “ignoranza” insomma, di emozione, brivido e sentimento. Dall’altra parte c’è chi parla di azienda... Non è e non sarà mai una azienda... non è e non sarà mai solo un gioco.

Oltretutto, oltre a tutti, difenderai i tuoi colori e il tuo essere, il nostro essere, da chi non ascolta il cuore ma il denaro. Di chi vive di incassi e milioni mentre tu incassi e ti prepari alla milionesima battaglia.

In fin dei conti però, oggi, provi a riordinare le idee, a rimetterti in forza. Ti senti cacciato tu dal posto che ami, che onori, che difendi e vorresti dire solo una cosa... Daniè per favore... te lo chiedo io... dimme che è solo un arrivederci... nun po esse un addio.

Fonte: A cura di Alessandro Capone

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