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De Sisti: "Dopo Leverkusen la Roma avrà voglia di rifarsi. Pjanic può insegnare calcio"

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 24-10-2015 - Ore 12:11

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De Sisti:

Giancarlo De Sisti è stato intervistato dai microfoni di Roma Radio:

Sei stato un interprete moderno del ruolo della mezz'ala. Cosa facevi di diverso? 
"Quello che riconosco come valore assoluto, al di là delle mie cose caratteristiche era il senso tattico, che mi è stato ingigantito dal maestro Schiaffino. È stato il mio ispiratore. Passiamo dall'origine alla figura del centrocampista che deve essere al servizio della collettività, quindi del gruppo, proprio perché ricoprendo un ruolo strategico come il play basso deve far correre la palla prima di pensare a far correre se stesso. La distribuzione del pallone in favore del movimento avrebbe reso più snella la manovra e più pieno di energie chi sviluppa il gioco. Nel momento di necessità, chi è un normale smistatore del pallone doveva creare superiorità numerica. Se in uno spazio dove c'è confusione, devo trovare la maniera di uscirne, attraverso l'affinamento della mia abilità nel dribbling, nella difesa della palla e nell'uno contro uno. Quella era una risorsa che il mio maestro Schiaffino seguiva, la semplicità innanzitutto per cercare eventualmente altro, il facile per arrivare al difficile. Feci un'intervista comparata con Platini, Schiaffino e Sivori, e lui disse quello che aveva detto a me, cioè che avevo una dote da affinare, quella di vedere prima di ricevere il passaggio quale fosse la situazione, dove passare la palla e quali fossero le zone di percorrenza del pallone più funzionali, il famoso giropalla velocizzato. Viaggiava già nel futuro, io ho avuto la fortuna di giocare con quest'uomo e di carpirne i segreti, compreso il senso di intercettazione che mi ha fatto giocare un bel numero di partite in Serie A".

Fiorentina-Roma per te è una partita molto importante, come la vivi?
"Questa è la mia settimana di passione o di gloria. Durante le vigilie di Roma-Fiorentina e Fiorentina-Roma fa piacere che mi chiedano opinioni. Non sono riuscito ad avere una prevalenza, da bambino idealizzo la maglia della Roma, sogno di giocare in quell'Olimpico, ci riesco e vado avanti, ero considerato un buon giovanotto da curare e crescere e poi ragioni economiche mi hanno portato a essere ceduto. Vado alla Fiorentina e mi metto a piangere, ma poi finisco per diventare cittadino privilegiato, quasi onorario. Il discorso di essere accettato a Firenze e l'amore dei fiorentini hanno pareggiato il fatto delle mie forti radici. Per me forza Roma forza Fiorentina sono equivalenti, scontentando probabilmente tutti. Alla vigilia mi posso immaginare questa partita come uno spot per il calcio, mi aspetto di vedere una bellissima partita, il campo stabilirà poi come finirà. In genere, quando si gioca meglio, si vince".

Qual è il maggior pregio e quale il punto debole della Fiorentina?
"Sembra una squadra che sa vivere positivamente i momenti della gara. Quante volte è stato detto che Montella aveva carpito le movenze offensive del Barcellona? La Fiorentina si porta dietro la capacità di aggredire alto, di fare un buon giropalla nonostante gli interpreti siano cambiati. Badelj è stato responsabilizzato e fa anche qualcosa in più. A differenza forse della squadra di Montella, cerca di verticalizzare la manovra, ma non è detto che lo faccia nei momenti giusti, non sempre cercare la verticale sia un bene. Maggiore attenzione alla fase difensiva? Un tasto fondamentale è Kalinic, alla fase difensiva devono partecipare tutti quanti. La Roma ha un solo De Rossi, che però lavora molto in questo contesto. Al di là dei valori, è un problema che hanno in parecchi. Il lavoro che sta producendo Paulo Sousa è quello di partecipare tutti a una fase e tutti a un'altra fase, mantenendo la squadra corta".

Si può definire De Rossi un giocatore "da allenatore"?
"De Rossi mi piace sotto tutti gli aspetti, per il suo contributo, la sua immagine, la sua carica. Delle volte non mi piace il suo lamentarsi sempre. Vuole sempre avere ragione. È l'unico aspetto per cui lo vorrei più perfettibile. Per il resto cosa gli vuoi dire? Non si arrende mai, è un combattente nato, sa giocare a pallone, è un cuore di Roma".

Domani che partita sarà? Dopo una partita come quella di Leverkusen cosa scatta nella testa?
"Credo che non ci siano regole, medicine o lezioni. Credo che in genere, quando si è consapevoli di aver fatto una frittata c'è il desiderio di reazione. Scatta questa voglia di rifarsi. Se poi la indovini in pieno, passa tutto nel dimenticatoio. Ogni partita è diversa, quando ne finisce una ne inizia un'altra, ci si può disperare o compiacere ma poi ci sono altre esigenze. Quando le cose vanno bene forse c'è eccessiva consapevolezza e cresce eccessivamente l'autostima, in caso opposto c'è desiderio di rifarsi e voglia di andare in campo. Tutto quello che diciamo prima è benedetto o buttato alle ortiche dal risultato".

Su Pjanic.
"È un giocatore che ha un rapporto diretto col pallone, una tecnica che fa parte del suo modo di essere, così come il sapere balistico. Non lo conosco come persona, ma sicuramente come persona di calcio è uno che può insegnarlo. Non deve perdere la stima se sbaglia un paio di partite, è uno che si è adattato a giocare intermedio, a fare il play qualche volta, a fare il rifinitore, il vertice alto del centrocampo. Si distingue in tutti i modi, poi uno creativo come lui, liberato da incombenze di eccessivi recuperi, fatto salvo il concetto che tutti debbano lavorare per tutti, può fare due corse in meno, se ti fa vincere la partita. Noi pensiamo che i giocatori siano dei robot, sotto la maglia c'è un cuore che batte, i giocatori sentono emozione e stima, che possono portare a giocare sempre meglio. È uno forte e basta. Senza tecnica come si fa a giocare? A volte c'è l'esigenza di sviluppare qualcosa che vada oltre la solita geometria".

Come finisce domani?
"Direi un pareggio, ma scontenterei tutti. Ogni tifoso si prenda i suoi desideri".

 

 

Fonte: RomaRadio

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