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La nemica befana

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 08-01-2020 - Ore 13:05

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La nemica befana

MASSIMO PAPITTO - Ci eravamo lasciati con la goleada di Firenze che ci aveva riempito gli occhi e ci aveva mostrato una Roma concreta finalmente anche in zona gol e con tutti i suoi interpreti principali in grande spolvero: i vari Dzeko, Lorenzo Pellegrini, Zaniolo. Neanche il tempo di goderci quella vittoria che a Firenze per la Roma è stata sempre storicamente difficile da ottenere, che improvvisamente ci siamo risvegliati malamente con la brutta prestazione andata in scena all’Olimpico contro il Torino. Una Roma di colpo brutta, involuta, senza tante idee e che è sembrata accusare anche la pressione di una classifica che con una vittoria le avrebbe permesso di approcciarsi allo scontro diretto contro la Juventus con la possibilità di accorciare addirittura a meno quattro.

Come al solito invece niente. Quando c’è stato da fare il salto di qualità la Roma ha steccato come gli è quasi sempre successo nella sua storia recente. La troppa euforia dovuta alla vittoria di Firenze molto probabilmente ha rilassato un pò i calciatori e l’allenatore e forse non gli ha permesso di preparare nel migliore dei modi una partita, quella del turno della Befana, che è quasi sempre stata nefasta nella storia della Roma.

Nel 2003/04 si perse uno scudetto all’Olimpico contro il Milan grazie ad una doppietta di Shevchenko che annullò l’iniziale vantaggio di Cassano. Nel primo anno di gestione Garcia ci fu la brutta sconfitta per 3-0 a Torino contro la Juventus che sgonfiò le ambizioni di primato della squadra giallorossa e in più il 6 gennaio ci fu il primo caso di gol-line technology a Verona contro il Chievo con il gol di Pepe che andò a pareggiare nel finale una partita già vinta.

La Befana della Roma insomma numeri alla mano porta (quasi) sempre carbone. Lo ha dimostrato un dato molto significativo che è stato rinforzato anche dal ko contro il Torino: sono state solo 3 le vittorie nelle 10 ultime riprese dopo le feste natalizie. Il problema della Roma poi è chi fa gol. Se si toglie Dzeko si segna col contagocce. Quando non segna il bosniaco la Roma non vince. Il problema è che Dzeko, rispetto alla concorrenza, segna poco. Nell'ultimo anno e mezzo appena 16 gol in 51 gare di campionato. I suoi avversari nella cIassifica marcatori segnano di più. Immobile in un anno ne ha segnati 34 in 53 partite. Numeri simili per Cristiano Ronaldo (34 in 46 partite), Lukaku (24 in 49, considerata la Premier League dello scorso anno) e Zapata dell’Atalanta (29 in 44). Alla Roma mancano poi anche i gol degli altri. Degli esterni offensivi e dei trequartisti. C’è poca gente che vede la porta; Perotti non è mai stato uno da dieci gol a stagione se gli si tolgono i rigori, Kluivert è ancora acerbo, Zaniolo deve crescere e migliorare anche nel tiro in porta e nell’ultima decisione, Under è scomparso e Mkhitaryan sta deludendo anche lui le aspettative. Alla Roma in poche parole manca un vero bomber d'area di rigore, ma di fatto manca anche una spalla. Appena 9 gol sono stati distribuiti da Under, Perotti, Kluivert, Pastore, Mkhitaryan e lo spento Kalinic. Serve quindi qualcosa di più se si vuole ambire alle posizioni di testa, l’ultimo turno di campionato ha fatto capire questo. Hanno segnato tutti i veri bomber: Lukaku, L.Martinez, C.Ronaldo, Higuain, Immobile, Belotti e Milik. Solo il Milan è rimasto a secco e aveva in attacco titolare quel Piatek che è stato accostato alla Roma. Ecco la cosa da non sbagliare sarebbe questa, andare a compare attraccanti che non sono in fiducia.

Alla Roma serve qualcosa che faccia la differenza. Altrimenti si trovino altre soluzioni, Fonseca ha saputo fare di necessità virtù nel momento del bisogno con delle invenzioni geniali come il Mancini centrocampista. Gli si chiede un’ulteriore sforzo. D’altronde il valore aggiunto della Roma quest’anno è quasi sempre stato lui.  

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