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Lippi: "Il calcio è un'industria come altre con tanti lavoratori normali. Non sono mai stato vicino alla Roma"

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 18-05-2020 - Ore 13:50

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Lippi:

Marcello Lippi, ex tecnico della Juventus e della nazionale campione del mondo 2006, ha parlati ai microfoni di Non è La Radio per parlare del momento del calcio italiano:

Questo è un momento particolare, ma da oggi cominciamo finalmente a vedere la luce in fondo al tunnel.
"Oggi tutte le città sono tornate a popolarsi, tutti sono pronti a ripartire in sicurezza. C’è tanto entusiasmo dopo due mesi e mezzo di sofferenza ma speriamo di avere la possibilità di riprenderci, magari anche attraverso il calcio, che viene sempre considerato come qualcosa di diverso e un po’ a sé, ma è un’industria come le altre, con tanti lavoratori normali e non solo i calciatori milionari". 

Sul calcio c’è comunque un po’ di confusione al momento.
"So che oggi dovrebbero riprendere gli allenamenti collettivi, poi si avrà un mese a disposizione prima della ripartenza. Ieri abbiamo visto riprendere la Bundesliga e abbiamo avuto belle sensazioni da appassionati di calcio. Purtroppo in Italia le polemiche non mancheranno mai, in ogni caso, sia nel bene che nel male. L’importante però è sempre fare le cose, non solo parlarne". 

Con il Mondiale del 2006 è diventato l’allenatore di tutti gli italiani, ma nella sua carriera ha fatto tanto altro. Noi la ricordiamo in particolare per le tre finali di Champions con la Juventus. Qual era la squadra più forte tra quelle?
"Io di finali di Champions League ne ho fatte quattro, di cui tre consecutive, tra il 1996 e il 1998, e poi quella del 2003. Quelle Juventus erano tutte forti, il valore di una squadra si misura a prescindere dalle vittorie che consegue. In quegli anni la Juventus era una squadra in grado di vincere lo scudetto e arrivare in finale di Champions: questo significa dominare il calcio europeo. Poi una finale puoi anche perderla per un rigore, ma dietro c’è sempre un cammino importante". 

Quando si parla del Mondiale, in chiave Roma si parla sempre di Totti e De Rossi, dimenticando un po’ un calciatore come Simone Perrotta.
"Perrotta è stato un punto di riferimento per tutti, un calciatore che faceva la doppia funzione in maniera puntuale, precisa e sempre con grande qualità. Io poi lo conoscevo bene perché lo avevo avuto già alla Juventus. Chiaramente si parla sempre delle stelle, ma sono stati tutti importantissimi: su 23 giocatori hanno giocato in 21, cosa che raramente accade in questo tipo di manifestazioni. Tutti hanno dato qualcosa, a prescindere dai minuti giocati". 

In qualche occasione sono circolate voci che la volevano sulla panchina giallorossa. C’è mai stato davvero vicino?
"No, in realtà non è quasi mai successo. Soprattutto quando ero alla Juventus, non ho mai avuto alcun contatto con i dirigenti della Roma. Poi negli ultimi tempi qualche chiacchierata c’è stata, anche per via dell’ottimo rapporto con Francesco Totti, ma non c’è mai stato nulla di concreto. Comunque mi avrebbe fatto piacere fare un’esperienza sulla panchina della Roma, perché ogni volta che si giocava all’Olimpico, con tutto lo stadio che cantava e tifava, era davvero molto emozionante". 

L’ultima domanda è su Daniele De Rossi: secondo lei può diventare un grande allenatore?
"Dico una cosa: tutti i calciatori del gruppo che ha vinto il Mondiale del 2006 sono straordinari. Ognuno di loro ha le carte in regola per fare qualsiasi cosa nel calcio, e De Rossi non è da meno. Qualsiasi cosa vorrà fare, sono sicuro che Daniele riuscirà a farla, perché è una persona dalle grande qualità. Potrà fare il dirigente, il team manager, il direttore sportivo, l’ allenatore, ma in ogni caso farà sicuramente bene".

Fonte: Non è La Radio

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