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Roma-Juve, storia di bandiere e giocatori

condividi su facebook condividi su twitter Di: Lorenzo Caruso 13-05-2018 - Ore 14:50

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Roma-Juve, storia di bandiere e giocatori

INSIDEROMA.COM – CARUSO - Arriva la penultima giornata di campionato e il calendario fa sì che ad incontrarsi allo Stadio Olimpico siano Roma e Juventus. I primi, seppur non seduti sugli allori, consci di una qualificazione alla prossima Champions League ormai arrivata ancor prima di scendere in campo, grazie all’inaspettata sconfitta dell’Inter con il Sassuolo; i secondi con uno scudetto già in tasca, da certificare con un punto, dopo una corsa quasi testa a testa con il Napoli, capace di impensierire i bianconeri quasi fino agli ultimi 180 minuti. Una partita mai scontata quella tra la compagine torinese e romanista ma vuoi per la classifica, vuoi che ad entrambe il pareggio andrebbe bene, vuoi che chi per un motivo, chi per l’altro, ci si senta già appagati, ecco che tra le strade delle due città, come nel resto d’Italia, si comincia a parlare di “biscotto”. Sì insomma, il pareggio, anche se in ottica terzo posto, alla Roma farebbe di certo più comodo una vittoria. Chissà, nel calcio tutto può essere ma in questo Roma-Juve, che degli ultimi anni è forse “il meno sentito”, si trovano comunque diversi spunti di riflessione ed uno di questi è dato dagli stessi giocatori che in campo si sfideranno per 90 minuti.

STORIE DI BANDIERE E GIOCATORI – Si badi bene, non si vuol far colpa a nessuno né dell’uno né dell’altro modo di intendere il calcio, come il sentimento di appartenenza ad una squadra ma non è in dubbio che la sfida tra giallorossi e bianconeri metta in risalto al suo interno anche il contrasto tra passato e presente. Nella squadra allenata da Massimiliano Allegri c’è la forte possibilità di vedere dal primo minuto tre “freschi” ex giallorossi: Szczesny, Benatia e Pjanic. Il primo, a difesa dei pali della Roma per due stagione, è al termine della sua prima annata bianconera come vice Buffon, con la semi-promessa di prenderne le redini nel momento in cui l’estremo difensore bianconero lascerà il calcio, a fine stagione. Poi Benatia, autore di una sola stagione in giallorosso, fantastica tra l’altro, di quelle da ricordare. Poi il Bayern Monaco ed il ritorno in Italia nell’estate 2016, questa volta alla Juve nonostante sembrava che qualche spiraglio per il suo ritorno nella capitale ci fosse. Infine lui, quello che ancora oggi da molti supporters capitolini è etichettato come “il traditore”, Miralem Pjanic. “Giotto” era chiamato dai tifosi quando vestiva la casacca della Roma, un soprannome perfetto per uno di quelli che quando pennella calcio lo facome pochi sanno fare. Uno di quei giocatori che ti rimangono, anche perché il tempo passato all’ombra del Cuppolone non è poco, cinque stagioni. Poi la clausola rescissoria, il passaggio alla Juve nell’estate del 2016 e quel senso di tradimento patito da ogni tifoso. Le ferite leccate e poi con il tempo rimarginate ma sembre presenti, a farci ricordare quanto il concetto di bandiera sia oggi sempre più raro. Bandiere appunto, come Daniele De Rossi, che di Szczesny, Benatia e Pjanic ne ha visti e probabilmente ne continuerà ancora veder passare a bizeffe. Un sentimento il suo, capace di andare oltre a tutto, anche e soprattutto alla mancanza di trofei. O ancora Radja Nainggolan, uno di quelli estrosi, sopra le righe, anzi, uno di quelli che a volte le righe le spacca totalmente. Non un romano, o quantomeno non un romano di nascita ma in un certo senso acquisito. Uno di quelli capaci di apprendere con il tempo e con personalità come Totti, De Rossi e Florenzi cosa vuol dire Roma e la Roma. E’ un calcio di selfie, soldi, prime pagine, baci e battiti di mano a maglie che poco dopo si lasceranno ma c’è qualcosa che ancora resiste oltre tutto ciò, gli ideali, e Roma-Juve, ancor prima che per questioni di classifica, ritorna anche per ricordarci questo.

Fonte: INSIDEROMA.COM-CARUSO

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