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Roma-Juventus: mai una partita come le altre

condividi su facebook condividi su twitter Di: Andrea Angelucci 12-05-2018 - Ore 13:04

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Roma-Juventus: mai una partita come le altre

INSIDEROMA.COM - ANGELUCCI - Oramai ci siamo quasi. Poco più di ventiquattr'ore e allo stadio Olimpico andrà in scena Roma-Juventus, ultima gara casalinga per i giallorossi nel corso di questa stagione. La posta in palio, anche in quest’occasione, non può che essere alta: gli uomini di Di Francesco, infatti, con una vittoria, riuscirebbero ad ottenere la qualificazione aritmetica ai gironi di Champions League rimandando così, a patto che comunque il Napoli riesca a battere la Sampdoria a Genova, la festa per l’imminente settimo scudetto consecutivo della formazione bianconera, della quale i quasi 50.000 tifosi romanisti presenti in occasione della sfida farebbero volentieri a meno. Esattamente così, perché Roma-Juventus porta con sé significati più profondi dei tre punti in gioco: è la storia di una rivalità lunga più di mezzo secolo, alimentata da polemiche e veleni che, proprio come una fenice, sono pronti a risorgere dalle ceneri. Una storia in un certo senso affascinante, fatta di vittorie dolci e sconfitte amare, di abbracci infiniti e pianti, di rabbia e gioia sfrenata.

 

Il lungo ed avvincente amarcord ha inizio negli anni trenta: precisamente il 15 marzo 1931. Si gioca a Campo Testaccio, violato per la prima volta nell’anno precedente dagli juventini, ed è il primo confronto che ha il sapore di scudetto: i bianconeri, in testa, sono ospiti di una Roma nata appena quattro anni prima dalla storica fusione e distante di soli cinque punti in classifica. I giallorossi, che da quell’anno in poi si appresteranno a contrastare il dominio delle squadre del nord, approcciano la sfida con il cuore e la grinta gusta e vanno in vantaggio dopo appena 6’ con la rete di Lombardo. La Juventus cerca disperatamente il pareggio, ma gli uomini di Burgess tengono bene per tutto il primo tempo. La ripresa ha il sapore dell’imminente primavera e gli ospiti vengono letteralmente annichiliti: segnano Volk, due volte Bernardini ed infine Fasanelli. Apoteosi, un parziale del genere inflitto alla squadra destinata di li a poco alla conquista del tricolore non si è mai visto. A tal punto da ispirare, dodici mesi più tardi, una pellicola cinematografica di Mario Bonnard dal titolo “Cinque a zero”, che vide la partecipazione di tutti gli artefici dell’impresa nel ruolo di comparse. In occasione di quella sfida, inoltre, nacque anche lo storico inno “Campo Testaccio”, che tutt’oggi ci accompagna.

 

Negli anni ottanta però, quelli delle canzoni dei Ricchi e Poveri e di Mia Martini che scorrono incessantemente nelle radio nazionali, fuoriesce la goccia che fa traboccare il vaso. Il 10 maggio 1981 al comunale di Torino si sfidano la formazione del “Barone” Liedholm e gli uomini di Trapattoni. Mancano tre giornate alla fine del campionato, la Juve è in testa con 39 punti, segue la Roma con 38. E’ la partita di quei famosi dieci centimetri su cui poi si dibatterà all’infinito, di quel gol segnato da Turone al 74’ minuti ed annullato dall’arbitro Bergamo che ai giallorossi costerà lo scudetto. Roma-Juventus da li in poi non sarà più la stessa, perché bianconeri diventeranno i nemici numero uno.

 

Cambiano i protagonisti, ma la storia rimane sempre la stessa. Stavolta, però, i tifosi romanisti godono: è l’anno del terzo tricolore, quello di Franco Sensi, Capello e Gabriel Omar Batistuta, conquistato anche grazie all’imponente rimonta al “Delle Alpi”, avviata da Nakata e conclusa da Vincenzo Montella dopo il tempestivo uno-due firmato, in appena 6’, da Del Piero e Zidane. E pensare che proprio pochi giorni prima la Federcalcio aveva dato il via al tesseramento degli extracomunitari nel nostro campionato, riformando la precedete normativa.

 

Nel 2004 la Juventus perde 4-0 all’Olimpico. Protagonista assoluto di quella serata d’inizio febbraio è Francesco Totti. Il Capitano, prima, trasforma all’inizio della ripresa il rigore del raddoppio e poi, sul finale di partita, è artefice del mitico sfottò ai danni di Tudor: quattro a zero e “tutti a casa”. Le magliette con la stampa di quell’immagine saranno le più vendute della stagione, che però termina con l’amaro in bocca: Fabio Capello lascia la panchina della Roma e approda su quella bianconera, portando con sé un promesso acquisto giallorosso, lo svedese Zlatan Ibrahimovic.

 

Il passato più recente ci riporta indietro di quattro anni fa, al 5 ottobre 2014. Dopo le prime cinque giornate di campionato, Rudi Garcia e Antonio Conte sono appaiati in testa alla classifica, consapevoli dell’importanza della vittoria per il possibile allungo. Nel corso dei 90’ minuti succede davvero di tutto con la partita che, dopo tre rigori e tre espulsioni comminati dall’arbitro Rocchi, incluso l’allontanamento dell’allenatore francese per la “sviolinata”, sembra scemare in un pareggio. Nel recupero, però, Bonucci trova il gol della domenica con un tiro al volo dal limite dell’area di rigore che non lascia scampo a Skorupski. La Roma protesta per il fuorigioco di Vidal in occasione dell’azione ma i padroni di casa vincono comunque per 3-2 e vanno a +3. Saranno solo i numerosi replay a dare successivamente ragione a giallorossi. Scoppia una polemica che proseguirà per tutto l’anno calcistico.

 

Domani sarà ancora Roma e Juventus, in un’occasione probabilmente buona per scrivere un altro pezzo di storia.

Fonte: INSIDEROMA.COM-ANGELUCCI

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