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Dammi tre punti, non chiedermi niente

condividi su facebook condividi su twitter Di: Matteo Luciani 14-04-2019 - Ore 13:30

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Dammi tre punti, non chiedermi niente

INSIDEROMA.COM – MATTEO LUCIANI – Vittoria doveva essere e vittoria è stata. La Roma di Claudio Ranieri centra il secondo successo consecutivo in campionato superando di misura l’Udinese di mister Tudor, reduce da sette punti conquistati nelle precedenti tre partite, che anche all’Olimpico si è dimostrato avversario ostico e in un buon momento di forma.

Diversi i motivi per cui l’allenatore giallorosso può sorridere, dopo i tre punti guadagnati al termine della sfida contro i friulani: innanzitutto il ritorno al gol (casalingo) del bomber della squadra, Edin Dzeko. Il bosniaco non segnava in campionato tra le mura amiche addirittura dal lontano 28 aprile scorso, quando mise a segno una doppietta contro il Chievo Verona. Per poter credere realmente nella possibilità di conquistare un posto all’interno della prossima edizione della Champions League, la Roma ha bisogno assoluto dei gol del suo cannoniere principe e il fatto che l’ex Wolfsburg e Manchester City sia finalmente riuscito a sbloccarsi può restituire fiducia all’intera formazione capitolina, oltre che ovviamente al diretto interessato.

Inoltre, mister Ranieri può essere soddisfatto di come i giallorossi sembrino finalmente giocare da squadra. Dopo la confortante, almeno da questo punto di vista, prestazione al Ferraris di Genova contro la Sampdoria, la Roma ha confermato anche contro l’Udinese come sia ora in grado di difendere e attaccare seguendo dei movimenti omogenei sul terreno di gioco. Un elemento che parrebbe banale, ma che negli ultimi tempi della gestione Di Francesco era diventata una vera e propria chimera; basta prendere ad esempio la folle vittoria allo Stirpe di Frosinone, dove l’undici giallorosso si gettava in massa in attacco per cercare il gol, lasciando costantemente sguarnita la retroguardia.

La squadra di Ranieri non fa certamente dello spettacolo il suo leitmotiv, tuttavia risulta assai pragmatica, proprio come è nel dna del suo mister. “Bisogna saper fare poche cose sul campo, ma bene”: appare questo il messaggio a chiare lettere instillato dal tecnico di San Saba nella testa dei suoi uomini.

Non bisogna dimenticare, peraltro, le condizioni assai precarie in cui la Roma si è trovata a fronteggiare l’Udinese nel pomeriggio di ieri: in primis, una difesa a quattro con soli centrali e un improbabile Juan Jesus, mancino naturale, come terzino destro. Insomma, seppur avesse contato qualcosa, non era certamente ieri il momento giusto per esigere del calcio champagne alla ‘Magica’.

Sempre in riferimento agli aspetti positivi emersi, tra questi c’è di certo da annoverare Antonio Mirante. Giunto nella Capitale in estate in punta di piedi con il chiaro ruolo di dodicesimo alle spalle del titolare svedese Robin Olsen, l’ex Bologna, complici i vari disastri combinati dal numero uno voluto da Monchi, ha saputo aspettare il suo momento in tutta tranquillità e ora, a trentasei anni, si gode la sua fase da protagonista in una ‘grande’, dopo anni trascorsi a difendere i pali di squadre meno blasonate. Il portiere cresciuto nel settore giovanile della Juventus appare essere riuscito a conferire alla propria difesa quella sicurezza spesso mancata quando in campo c’era Olsen. Qualcuno ha anche parlato di problemi di comunicazione, a causa della lingua, tra lo svedese ex Copenhagen e i suoi compagni di reparto; qualunque sia la reale motivazione, con Mirante la situazione sembra essere decisamente cambiata (in positivo).

Ranieri, infine, è stato ieri abile stratega anche nel ‘leggere’ la partita in corso d’opera. Dopo quarantacinque minuti di ordine in campo, ma anche di scarsa pericolosità verso la porta difesa da Musso, inserendo Florenzi al posto dell’acciaccato Juan Jesus e Lorenzo Pellegrini in luogo del come al solito evanescente Patrik Schick, l’allenatore della Roma ha completamente stravolto la fisionomia della propria formazione e dell’inerzia della sfida, facendo pendere l’ago della bilancia dalla parte giallorossa.

Certo, non si può pensare che tutti i problemi palesati dalla Roma nel corso di questa tribolata stagione siano stati magicamente risolti, anche perché l’Udinese in alcuni tratti della sfida è parsa fin troppo pericolosa dalle parti di Mirante, ma intanto ci si può e ci si deve accontentare di riuscire a vedere finalmente in campo una ‘squadra’ e non undici calciatori riversati sul terreno di gioco senza né capo né coda.

Ora come non mai, il coro della Sud che esclama “Dammi tre punti, non chiedermi nientedeve assurgere a vero e proprio inno giallorosso, da ascoltare e recitare con la mano sul petto fino al termine del campionato.

Lo spettacolo può attendere.

Fonte: INSIDEROMA.COM - MATTEO LUCIANI

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