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Walter Samuel: un'altra crepa nel muro giallorosso

condividi su facebook condividi su twitter Di: Lorenzo Imperiale 17-10-2015 - Ore 10:39

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Walter Samuel: un'altra crepa nel muro giallorosso

Se ne va dai campi da gioco un'altra pietra miliare dell'ultimo scudetto della Roma: "Arriva un momento in cui bisogna ascoltare il proprio corpo. Se tutto fa male, poi anche la mente tende a stancarsi. Ho ancora voglia di giocare, ma ora ho difficoltà fisiche. Ma non è una decisione facile, per niente". Parole dure come un macigno, talmente pesanti da abbattere quel muro innalzato 15 anni fa nella Capitale e abbattuto solo ora. 

Il 23 gennaio 1978, mamma Glady mise alla luce Walter Lujan ma, per problemi di anagrafe molto frequenti in Sudamerica, poté registrarlo solamente 2 mesi più tardi, il 23 marzo appunto. Il cognome Samuel arrivò solamente da maggiorenne: quando si affacciò alla Primera Division con la maglia rossonera dei Newell's Old Boys di Rosario, fu lo stesso Walter Lujan, tramite una pratica burocratica a richiedere ufficialmente il cognome dell'uomo che lo ha adottato da 4 anni a quella parte. Il suo nome era Oscar Samuel. Il padre biologico dell'argentino non riconobbe suo figlio al momento della nascita e lo abbandonò appena nato. Questo era il delicato contesto nel quale è nato il piccolo Walter Samuel, dal quale però è riuscito ad emergere con il carattere che lo ha sempre contraddistinto sia nella vita che nella sua carriera da calciatore. 

A vedere quel che è diventato pare scontato pensare che fin da bambino abbia fatto una e una sola cosa: difendere la propria area di rigore. Invece, proprio perché la vita a volte è strana, finisce in attacco. Dato che Lujan è un tipo duro al quale piacciono le sfide, non è nato, come tutti si aspettano, difensore centrale, bensì attaccante: nei campetti di periferia di Firmat, amava dribblare i suoi avversari e fare gol. Non immaginava che un giorno la sua vita calcistica si sarebbe svolta al contrario di come era iniziata. Da martello a muro. Il primo a notare il ragazzo è Osvaldo Crosetto, allenatore del Firmat, la sua squadra giovanile, che lo convinse ad arretrare, facendogli abbandonare i suoi sogni da bomber. Visto come è andata, non aveva tutti i torti. Da qui inizia un nuovo Walter Samuel: due stagioni nel Newell’s Old Boys ed è subito Boca. In tre stagioni con la maglia degli xeneizes vince tutto: Apertura, Clausura e Libertadores.

Ma dato che, come abbiamo visto, la vita del argentino è stata una continua sfida col mondo e con sé stesso, Samuel decide che è il momento di confrontarsi con il calcio che conta. Nel 2000 approda a Roma ed è qui che, mattone dopo mattone, innalza quel muro che, da lì in avanti, lo hanno fatto diventare "the wall". Ci mette poco ad entrare nei cuori dei tifosi giallorossi: i suoi occhi di ghiaccio, la sua "garra", il suo carisma, fanno di Walter Samuel una delle colonne della squadra di Capello e uno dei beniamini della Curva Sud. Un amore ed in legame che porterà a cucire sulla maglia il terzo scudetto della storia giallorossa. 

In giallorosso resta per 4 stagioni, poi approda nei "Galacticos" di Florentino Perez. Con il passare del tempo però, non risulterà essere una scelta azzeccata: in Spagna quel muro comincia ad essere valicato e comincia il primo vero momento difficile per lui. 

Un anno di Madrid basta per far tornare l'argentino sui suoi passi e farlo tornare in Italia: questa volta approda alla corte dell'Inter di Massimo Moratti, con la quale, con Mourinho in panchina, vincerà tutto: Scudetto, Champions e Coppa Italia. E' tornato "the wall".

Dopo 9 anni in neroazzurro decide di chiudere la sua carriere in Svizzera ed è qui, nel Basilea, che prende la decisione più difficile della sua vita.

Per un duro come lui, è difficile dover alzare bandiera bianca. Dover dire basta. Arrendersi all'età che avanza e ad un fisico che non regge più le fatiche di una partita. Ma la grinta no. Quella non tramonterà mai. Non preoccuparti Walter, non è successo nulla. Come canatavano i Pink Floyd: "Tutto sommato, è solo un altro mattone nel muro". 

 

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