Rassegna stampa

Claudio Ranieri: "L’Italia è in guerra il calcio aspetterà"

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 05-04-2020 - Ore 08:38

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Claudio Ranieri:

LA REPUBBLICA - Claudio Ranieri, tecnico della Sampdoria che ha seduto anche sulla panchina della Roma, ha rilasciato una lunga intervista al quotidiano in cui ha parlato di come sta passando questa quarantena, ma soprattutto dell'ipotesi di riprendere a giocare il campionato di Serie A. Queste le sue parole.

Pronti a riprendere il campionato allora?
«Calma. Il governo può dire ricominciamo o no, ma spetta ai medici deciderlo. Si è capito che questo virus può dare complicazioni al cuore: prima di tornare ad allenarsi, vale per la Samp e per tutte le squadre, è dovere dei medici ridare ad ogni atleta l’idoneità completa. Non solo una visita generale, ma approfonditi controlli cardiaci. Con la salute non si scherza».

I presidenti sono divisi. C’è chi vorrebbe la ripresa e chi lo stop definitivo.
«Io sono cresciuto con il pallone, frequento questo mondo da 50 anni. Mai direi no a una partita. Ma in un’emergenza come questa bisogna essere seri. Non entro nella polemica, dico cosa dobbiamo aspettarci alla ripresa: chi è stato colpito dal virus, durante i primi allenamenti si sentirà fiacco. Come ha detto il mio presidente Ferrero un giocatore non è una macchina che si spegne e si riaccende, prima di tornare a giocare ci vorranno settimane di preparazione. Sarà peggio di un ritiro estivo, perché c’è l’aggravante, per chi è stato contagiato, della malattia. E prima del campo, insisto: massima sicurezza. Poi, dopo il via libera, starà all’allenatore e allo staff capire chi può reggere una gara e chi no. Tra l’altro si ipotizzano 3 partite a settimana, tutte a pieno regime. Cosa già difficile prima che arrivasse il coronavirus».

Significa che la Serie A per quest’anno è finita?
«Non ho detto questo, non lo so. Giudico la realtà: l’Italia è sommersa come se fossimo in guerra. Gli ospedali delle grandi città in ginocchio: pensi quelli di provincia o se il dramma del Nord fosse capitato al Sud, con strutture meno idonee e ricettive. Senza contare che le trasferte sono viaggi e in Italia non ci sono più zone franche. Quando luoghi e alberghi saranno sicuri? Si parla di gare in campo neutro, escludendo qualche regione. Non sono d’accordo: o si riprende tutti o nessuno».

Fonte: LA REPUBBLICA

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