Rassegna stampa

Mancini l'Italia chiamò ufficiale: è il c.t "Felice di tornare a vestire azzurro"

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 15-05-2018 - Ore 08:30

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Mancini l'Italia chiamò ufficiale: è il c.t

LA GAZZETTA DELLO SPORT - ANDREA ELEFANTE, ALESSANDRO CATAPANO - Alle 20.45, ci si riunisce tutti da Angelo Clarizia a via Principessa Clotilde. Siamo ad un passo da piazza del Popolo e a pochi di più da piazzale Flaminio: per Roberto MANCINI, appena nominato commissario tecnico della Nazionale italiana, è una passeggiata piacevolissima in un angolo di Roma che conosce bene. All’ora di cena, i convenuti nello studio dell’avvocato che Malagò ha voluto nella squadra commissariale della Figc, possono stringersi la mano: il Mancio, il commissario Roberto Fabbricini, il vice Alessandro Costacurta, il team manager Gabriele Oriali, il d.g. Michele Uva e l’avvocato (e compagna di vita) Silvia Fortini, questi ultimi appena arrivati dopo le trattative in via Allegri.

ENTUSIASMO Comincia così, in uno degli angoli di grande bellezza che Roma ancora conserva, l’avventura di MANCINI sulla panchina azzurra. Samp e Inter gli hanno fatto subito i complimenti via twitter. Due anni di contratto, opzione per arrivare al Mondiale in Qatar, circa due milioni netti all’anno più bonus qualificazione. Le cifre ufficiali verranno svelate oggi a margine della presentazione ufficiale, alle 12 a Coverciano. Ma è già un inizio travolgente. «Siamo tutti contenti, anche Roberto – commenta a caldo Fabbricini –. Il suo entusiasmo è stato determinante nella scelta. Aveva questo grande desiderio di vestire la maglia azzurra». Un concetto che sottolinea anche il presidente del Coni Giovanni Malagò, che da padrone di casa al circolo Aniene fu tra i primi a sondare la disponibilità del Mancio. «Ha già fatto qualcosa di importante: si è messo in discussione ed ha rinunciato a due anni di contratto in Russia, riducendo il suo compenso. Ha dimostrato sensibilità e voglia di mettersi in discussione. Non sarà semplice, ma è già un primo punto importante e apprezzato».

PRONTI, VIA «Sono felice di essere tornato in Italia», dice MANCINI appena atterrato da San Pietroburgo. Attenzione, non sarà semplice risalire la china. Siamo ai minimi storici per risultati e popolarità. Ma è pur vero che il baratro è già stato toccato e d’ora in poi si potrà solo migliorare. Tre amichevoli in un fazzoletto di giorni, giusto per ambientarsi – il 28 a San Gallo contro l’Arabia Saudita, il 1° giugno a Nizza con la Francia, il 4 a Torino contro l’Olanda –, poi la pausa estiva e da settembre si comincerà a fare sul serio con la Nations League (Polonia il 7 e Portogallo il 10) che mette in palio i pass per Euro 2020, il primo grande traguardo.

STAFF La squadra del Mancio è ancora in costruzione. Nello staff tecnico ci sarà un posto per Andrea Pirlo, scelta che MANCINI ha condiviso con Costacurta. Fra gli uomini che aveva a San Pietroburgo, hanno rescisso il contratto con lo Zenit i collaboratori tecnici Angelo Gregucci e Fausto Salsano e il preparatore dei portieri Battara: una scelta che sembra preludere al loro inserimento nel gruppo di lavoro che lo seguirà in Nazionale. Invece i due preparatori atletici, Carminati e Scanavino, avrebbero manifestato l’intenzione di restare in Russia e dunque MANCINI con ogni probabilità si avvarrà di uno o più preparatori che già lavorano a Coverciano. Col Mancio, tornerà ad avere un ruolo centrale, come ai tempi di Conte, il team manager Lele Oriali, mentre sarà il nuovo c.t. a decidere il ruolo del segretario Mauro Vladovich.

QUEL PASSATO Una carriera da predestinato, che a qualcuno ha fatto storcere il naso. Anche ieri Aldo Agroppi non è stato tenero: «Non potrebbe neanche allenare un club e gli danno addirittura la Nazionale: la cosa mi scoccia tremendamente». MANCINI se ne farà una ragione, anche del passato piuttosto tormentato con la maglia azzurra. Grandissimo nei club, meno brillante in Nazionale. L’ultima apparizione, 24 anni fa, con Sacchi in panchina. La prima convocazione, nel 1984, con Bearzot, per un’amichevole contro il Canada. MANCINI aveva vent’anni, venne beccato a notte fonda mentre rientrava in albergo a New York. «Per me l’avventura in Nazionale finì quel giorno», ha ricordato spesso, con amarezza. Due c.t., Vicini e Sacchi, a segnare gran parte della sua carriera in Nazionale, due Mondiali a simboleggiare le difficoltà: nel 1990, in Italia, non giocò neppure un minuto; nel 1994, negli Usa, non fu neppure convocato. Ora toccherà a lui fare le convocazioni. E il destino vuole che la sua avventura con la Nazionale riparta, stavolta in panchina, proprio da un Mondiale saltato. «È la scelta giusta, lavorerà bene», ripetono Giovanni Malagò e Roberto Fabbricini. Loro il proprio dovere lo hanno già fatto: rimettere sulla panchina azzurra un grande tecnico.

 

 

Fonte: LA GAZZETTA DELLO SPORT - ANDREA ELEFANTE, ALESSANDRO CATAPANO

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