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Mondiali, non c’è più traccia di Roma e Lazio

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 09-07-2018 - Ore 07:59

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Mondiali, non c’è più traccia di Roma e Lazio

CORRIERE DELLA SERA - PERRONE - C’erano solo 5 giocatori delle squadre romane ai Mondiali: mai così pochi dal 1990. Non ce ne sarà nessuno in semifinale: non succedeva dal 1986.

Gli ultimi superstiti, Alisson col Brasile e Caceres con l’Uruguay, sono usciti nei quarti. Kolarov e Milinkovic, con la Serbia, erano andati fuori nel girone; Fazio, con l’Argentina, negli ottavi.

È la nona volta in 21 edizioni che i tifosi romani non vedranno un loro giocatore tra le prime 4. Lontanissimo il record del 1938, quando in 5 trionfarono a Parigi con l’Italia: un laziale (Piola, protagonista con 5 gol tra cui una doppietta nel 4-2 decisivo all’Ungheria) e 4 romanisti (il titolare Serantoni, in campo in tutti i 4 incontri; Monzeglio, che giocò solo la prima partita contro la Norvegia; e le riserve, mai schierate, Donati e Masetti).

Record poi eguagliato a Berlino nel 2006 per un altro successo azzurro: c’erano 3 romanisti (Totti giocò tutte le 7 partite, firmando il rigore decisivo al 95’ contro l’Australia negli ottavi, e chiuse la carriera in Nazionale con quel trionfo; Perrotta, anche lui sempre in campo; De Rossi dopo l’espulsione contro gli Usa e la squalifica di 4 giornate tornò giusto in tempo per disputare un’ora in finale con la Francia, entrando proprio al posto di Totti e segnando dal dischetto dopo i 120 minuti) e 2 laziali (Oddo, poco più di 20’ contro l’Ucraina, e Peruzzi, mai in campo).

In altri 3 Mondiali (1934, 1990 e ‘94) alle semifinali arrivarono quattro lazialromanisti. In 2 occasioni, poi, la finale fu un derby: nel 1990 due tedeschi della Roma, Völler e Berthold, vinsero 1-0 contro un argentino della Lazio, Troglio; e nel 1994 tre laziali, Marchegiani, Casiraghi e Signori, videro dalla panchina il successo ai rigori di Aldair, romanista del Brasile. Nel ‘98 fu Candela, sia pure da bordo campo, a vincere contro i compagni romanisti Aldair e Cafu (finale: Francia-Brasile 3-0).

Mentre nel 2014 l’incontro decisivo vide protagonisti due laziali: il tedesco Klose, vincendo il Mondiale (1-0, gol nei supplementari di Götze entrato all’88’ proprio al posto di Miro) contro l’argentino Biglia, festeggiò anche il record di gol, 16 a 15, strappato in semifinale a Ronaldo con una delle 7 perle della Germania che avevano affossato il Brasile del romanista Maicon. Il Mineirazo, certo.

Da segnalare anche due tradimenti a cavallo del Mondiale. Subito dopo aver vinto quello del 1934, Ferraris IV passò dalla Roma alla Lazio (che pagò 25.000 lire di penale per farlo giocare a Testaccio contro la sua vecchia squadra il 18 novembre: finì 1-1).

Mentre nel 1958, dopo aver contribuito al 2° posto della Svezia battuta in finale dal Brasile (poco, in effetti: giocò solo contro il Galles e finì 0-0), Selmosson venne venduto dalla Lazio alla Roma scatenando rivolte di piazza. Quando si trovò di fronte per la prima volta la sua vecchia squadra, il 30 novembre, segnò dopo 9 minuti e non esultò, precursore in anticipo di decenni sulla moda attuale.

Fonte: CORRIERE DELLA SERA-PERRONE

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