Rassegna stampa

Per fare lo stadio paghiamo tutti. Il sistema Parnasi

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 14-06-2018 - Ore 07:28

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Per fare lo stadio paghiamo tutti. Il sistema Parnasi

IL MESSAGGERO - ERRANTE/MENAFRA - C'è un unico metodo per gestire progetti diversi, che vanno dallo stadio della Romaall'aspirazione di realizzare anche quello del Milan. Il metodo del giovane e rampante Luca Parnasi, che uno stretto collaboratore definisce «tutto italiano, da anni 80», e la Procura di Roma considera un vero e proprio «asset di impresa», un ramo su cui investire all'interno di «un modello di corruzione sistemica, caratterizzata da un'opzione criminale insensibile ai mutamenti politici». Le indagini dei carabinieri del nucleo investigativo di Roma, partite dall'inchiesta sull'imprenditore Sergio Scarpellini che ha portato in carcere il fedelissimo di Virginia Raggi, Raffaele Marra, raccontano come il costruttore sarebbe riuscito a superare gli ostacoli alla costruzione dello stadio della Roma, avvicinando le nuove forze politiche, pagando contributi elettorali, distribuendo consulenze, promettendo posti di lavoro. Nell'impresa impossibile di superare l'opposizione Cinquestelle alla costruzione del nuovo stadio arriva grazie a un personaggio centrale, Luca Lanzalone, presidente dei Acea ma, soprattutto, consulente per il Campidoglio sul dossier stadio, Wolf per Parnasi. Ora, dopo gli arresti di ieri, si congela tutto. Da quanto apprende Il Messaggero il Comune starebbe per inviare una comunicazione alla società di Parnasi Eurnova.  Parnasi poco prima delle ultime votazioni, in particolare regionali di marzo scorso, dice ai suoi che vuole responsabilizzarli: «Io spenderò qualche soldo sulle elezioni, che poi vedremo come vanno girati ufficialmente con i partiti politici. Anche questo è importante perché in questo momento noi ci giochiamo una fetta di credibilità per il futuro ed è un investimento che io devo fare. Adesso è un investimento moderato, prima spendevo cifre che manco te le racconto», dice l'imprenditore nell'intercettazione che il gip Maria Paola Tomaselli definisce «il manifesto programmatico» di una associazione a delinquere che lui capeggiava e che era in grado, di volta in volta, di avvicinare esponenti politici di partiti apparentemente diversissimi tra loro. Da un lato il Pd, con l'ex assessore Michele Civita che avrebbe fatto da tramite con la Regione perché non ponesse problemi alla cancellazione di un importante investimento urbanistico collegato allo stadio della Roma, il ponte di Traiano; da un lato un esponente locale di Forza Italia, con la speranza che «divenga assessore regionale»; il sostegno elettorale (in chiaro) a Roberta Lombardi, funzionale, a dire dell'imprenditore, a nuovi progetti su Roma; e quando emergono le carte che parlano di un suo pagamento ad una onlus collegata alla Lega, alla preoccupazione segue il pensiero strategico: «Dimmi se sbaglio - confida a Luigi Bisignani - fa pure figo in questo momento che qualcuno dica da sinistra che Parnasi è vicino alla Lega, perché è il mondo ormai che conta». Il momento delle elezioni regionali nel Lazio, e contestualmente delle politiche nazionali su cui pure investe, è per Parnasi delicatissimo.
LE ELEZIONI - Il 7 febbraio scorso convoca un fedelissimo per prevedere i pagamenti: «Io non voglio essere presente, esattamente l'opposto, io meno sono presente meglio è, per questo dicevo che in alcuni casi proprio perché mia mamma fa cognome Mangosi, al candidato che c'ho da dargli 5mila euro, lo faccio fa a mamma e si perde nel rivolo delle cinquecento persone... là dove devo fare duecentocinquanta...Non ti mando niente, ma dobbiamo stare pronti, da lunedì c'ho l'assalto alla baionetta». Il risultato però è presto incassato. Un suo collaboratore lo chiama il 6 marzo, all'indomani delle elezioni: «Quelli nostri, tuoi so passati!», ma l'imprenditore al telefono è prudente: «No vabbe io non c'ho nessuno».
LO STADIO - Il ruolo fondamentale di Lanzalone, Parnasi lo ripete il 5 marzo scorso, quando insieme a Luigi Bisignani, è a cena in casa dell'imprenditore Pietro Salini, che gli dice di non avere rapporti con i Cinquestelle. È a questo punto che emerge quale sia stato il ruolo di Luca Lanzalone «messo da Grillo, dal professor Bonafede e da Fraccaro», è «riuscito con la Raggi, è l'unico, gli ha dato l'autorizzazione per lo stadio». E parlando sempre del consulente del Comune aggiungono: «È colui che ha risolto veramente il tema dello stadio della Roma», l'investimento di Parnasi è centrato:«L'ho conosciuto, in una riunione, in cui io ero praticamente dato per spacciato perché avevano messo assessore all'urbanistica Paolo Berdini il quale era un pazzo totale, assoluto, matto a un certo punto la Raggi intuisce il fatto che poi alla fine se non avessi fatto lo stadio sarebbero stati problemi seri per lei». Ed è Lanzalone che promette a Parnasi di acquisire un immobile presso il Business Park dello stadio, dove trasferire la sede della società Acea. In cambio l'avvocato avrebbe ricevuto consulenze e incarichi, anche da altre società. Almeno una parcella da 54mila euro, tra le contestazioni. 
PROBLEMI COL PONTE - Uno dei tanti obiettivi è ridurre i costi di realizzazione dello Stadio, anche a costo di togliere investimenti strutturali importanti. Sono due dei progettisti di Parnasi, a spiegare che ai tecnici del Comune è meglio non dire che la mancanza del ponte di Traiano darà enormi problemi di viabilità. «Levando il ponte sul Tevere quello che si viene a creare è che sulla via Del Mare...si crea caos di nuovo sulla Roma Fiumicino, ingresso a Roma ovviamente perché prima di questo si caricava sulla via Ostiense, adesso non c'è più la connessione sul Tevere», spiega Luigi Vergelli. E Luca Caporilli, altro progettista di Parnasi: «Va be ma tu questo non lo dire». Ma non basta, una volta incassato l'affare, l'idea di Parnasi era vendere il terreno dello stadio ad una società, la Dea Capital, incassando più di 200 milioni a fronte dei 42 spesi.
I MERCATI GENERALI - Lanzalone è pronto ad assistere Parnasi anche in una causa da 70milioni di euro contro l'amministrazione comunale. Quella dei «Magazzini generali». Scrive il gip: «A sussistenza di un vero e proprio sodalizio tra il Parnasi ed il Lanzalone che, in una assoluta confusione di ruoli, concertano di lavorare insieme al fine di perseguire ognuno i propri personali interessi attraverso la reciproca soddisfazione di quelli dell'altro. Ciò in totale spregio, per il pubblico funzionario, dell'interesse pubblico e delle regole di imparzialità e correttezza che dovrebbero presidiare l'attività della pubblica amministrazione e che vengono con assoluta spregiudicatezza disattese».
I CINQUESTELLE - Parte dal basso Luca Parnasi e per arrivare al capogruppo pentastellato in Campidoglio, Paolo Ferrara, avvicina l'assessore allo sport del X municipio Gianpaolo Gola, al quale Parnasi promette un'assunzione nella As Roma o al Coni. Così arriva a Ferrara e poi tenta di salire e finanziano la campagna elettorale di Roberta Lombardi. Così l'imprenditore, scrive il gip «rafforza i suoi legami con Ferrara e con Marcello De Vito che gli hanno avanzato tale richiesta, ricomprendo rilevanti incarichi nell'ambito dell'amministrazione capitolina». Si legge ancora nell'Ordinanza: «La Lombardi oltre che candidata alla Regione, personaggio di spicco dei Cinque Stelle a livello nazionale e quindi destinata, in ipotesi di un successo elettorale di tale compagine nelle elezioni politiche, a ricoprire ruoli decisionali nel nuovo assetto che si determinerà all'esito del voto». Al consigliere Gola che gli chiede un appuntamento a quattr'occhi perché aspira ad un posto di lavoro, dopo aver parlato dei progetti su Coni e As Roma spiega i suoi veri interessi: «Mi serve una persona come te, che abbia conoscenza del mondo cinque stelle».
I PROGETTI - E Parnasi dopo avere incassato il risultato stadio non intende fermarsi: «Noi fatto lo stadio - dice intercettato - dobbiamo decidere cosa fare a Roma, dobbiamo capitalizzare il super rapporto che abbiamo con questo qua», dice a un collaboratore riferendosi a Ferrara. E i progetti da fare approvare sono un centro commerciale in località Pescaccio e la valorizzazione dell'immobile ex Fiat collocato in Roma viale Manzoni. Ma in programma c'è anche altro. Lanzalone gli assicura che Acea acquisterà un immobile presso il Business Park dello stadio e lì trasferirà la sede della società.
IL SOPRINTENDENTE - Nelle carte dell'inchiesta sullo stadio c'è il nome di Francesco Prosperetti, il capo della Soprintendenza archeologia e paesaggio di Roma. È il dirigente pubblico che ha cassato il vincolo sulle tribune del vecchio ippodromo di Tor di Valle. Secondo il gip: «Gli esponenti del sodalizio - scrivono i pm - hanno assoldato l'avvocato Claudio Santini, già capo segreteria del Mibact, per avvicinare il soprintendente e consentire una diretta interlocuzione dei sodali con il predetto». L'obiettivo è chiaro: far archiviare la proposta di vincolo portata avanti dalla vecchia soprintendente, Margherita Eichberg. È una mossa fondamentale, perché il blocco avrebbe precluso la realizzazione del progetto. Parnasi non schiera solo Santini. Le indagini hanno rivelato il ruolo dell'architetto Paolo Desideri, amico di Prosperetti e datore di lavoro della figlia del soprintendente. Desideri sarebbe stato incaricato dal gruppo Parnasi - «pochi minuti dopo l'incontro con il soprintendente ed apparentemente su proposta dello stesso», c'è scritto nell'ordinanza - di redigere il progetto per il ricollocamento delle campate o della tribuna dell'ippodromo. Sempre di Desideri è il progetto della stazione di Tor di Valle, tra le opere connesse alla realizzazione dello stadio. E la figlia di Prosperetti, annotano i pm, lavora per conto della società Abdr, di cui Desideri è socio e procuratore. Per gli inquirenti, non sarebbe pagata direttamente dallo studio, ma da altri professionisti a loro volta retribuiti dall'azienda. Il 15 giugno 2017 il ministero, sulla base di un parere emesso da Prosperetti, cassa il vincolo.

Fonte: IL MESSAGGERO - ERRANTE/MENAFRA

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