Rassegna stampa

Roma-Svezia, quella sottile linea giallorossa

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 25-07-2018 - Ore 08:01

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Roma-Svezia, quella sottile linea giallorossa

LA REPUBBLICA - SISTI - Nella sua stanza dell’hotel di Buenos Aires ("Il gaucho"), Vittorio Gassman chiede al fattorino: «Che sei svedese?»: solo perché era biondo. C’è poco da fare: a Roma biondo fa svedese. Quando lo chiamarono a interpretare il ruolo di Arne Selmonsson nel film La padrona di Raggio di Luna, l’attore italo-americano Robert Alda fu costretto a tingersi i capelli e una volta ottenuto ciò che desiderava il regista Eros Macchi disse: «Che mascherata!». Svezia uguale capelli biondi. Ma non alla Borg: corti.Per arrivare al nuovo portiere svedese della Roma Robin Olsen possiamo partire dai punti più disparati: Svezia e Roma sono collegate da robuste corde emotive. Lo svedese più flemmatico è stato Nils Liedholm, quella più inzuppata Anita Ekberg, il più misterioso Martin Dahlin, uno degli attaccanti più goffi mai visti.

Prima di Olsen, l’ultimo a vestire la maglia giallorossa fu Christian Wilhelmsson, un ragazzo così per bene che non l’abbiamo visto sudare neppure una volta.

Quando c’è di mezzo la Roma se parli Svezia parli soprattutto del Barone, l’artefice dello scudetto dell’83. Cosa c’è di più potente e di più suggestivo, cosa ispira di più al bel gioco dell’italiano dalla calata svedese con cui Nils Liedholm insegnava pallone e argomentava di tutto, che Nela era «...non velosce, rappido...», che Strukelj aveva sublimi qualità nascoste e che se avesse giocato sulla linea del fallo laterale Roberto Scarnecchia avrebbe cambiato la storia del calcio? Almeno in parte, la Svezia de noantri fu replicata dal suo successore Sven Goran Eriksson, parlata più chiusa, più chiuso lui in assoluto, ma altrettanto abile nell’assemblare una squadra da scudetto, quasi vinto nell’86 se non fosse stato per quella buca chiamata Lecce. Svezia da ricordare anche quella dei primordi del calcio del Dopoguerra. I primi svedesi a vestire in giallorosso furono Sune Andersson, Stig Sundqvist e Knut Nordahl, il fratello difensore del più celebre centravanti Gunnar (che sarebbe arrivato più tardi dopo i fasti milanisti). I tre furono acquistati a pacchetto nell’estate 1950, una delle tante estati in cui i sogni di ripresa del paese siconfondevano ancora con le tracce della guerra. Il trittico scandinavo riuscì nell’impresa di condurre la Roma alla sua prima e unica retrocessione in serie B. Sundqvist si sarebbe più avanti fregiato di un altro triste primato: nel marzo del ‘53 divenne il primo calciatore a rompersi i legamenti del ginocchio. All’epoca non esisteva alcun rimedio chirurgico e Stig abbandonò il calcio. Il più famoso dei Nordahl arrivò a Roma poco dopo. Era un "pompiere" avanti con gli anni e largamente su di peso. Onesto però: firmò un contratto a gettone e quando oltrepassò i confini dell’accordo giocò gratis. Arne Selmonsson, Raggio di Luna, scosse l’ambiente perché proveniva dalla Lazio. In realtà il presidente Siliato lo aveva già venduto all’Inter qualche stagione prima. Fu obbligato a stracciare l’accordo perché i tifosi scesero in piazza. Tre anni dopo, in crisi finanziaria, la Lazio lo cedette alla Roma per 135 milioni. E a quel punto la piazza non poté più nulla. Troppi soldi. Rassegnati ma non del tutto, alcuni tifosi biancocelesti si scontrarono con la polizia, altri, ancora più disperati, raggiunsero il calciatore in vacanza per convincerlo a non accettare.

Nonostante le distrazioni mediatiche (il film a lui ispirato) e i guai emotivi provocati soprattutto sulla sponda biancoceleste, per la Roma Selmonsson fu un affare.

Alla sua prima stagione segnò in entrambi i derby. Il suo primo gol da giallorosso in un derby rimase nella storia: fu il primo calciatore a non festeggiare per rispetto ai suoi vecchi tifosi. La Svezia in giallorosso riapparve in panchina con Liedholm a inizio anni Settanta. Quindi Eriksson, Jonas Thern e Martin Dahlin, che quando si presentò pesava probabilmente più di Nordahl. Infine Wilhelmsson. Olsen deve solo scegliere da che parte stare: Anita Ekberg o Knut Nordahl?

Fonte: La Repubblica

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