Rassegna stampa

Spranghe e bombe carta: un derby ad alta tensione

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 16-04-2018 - Ore 07:16

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Spranghe e bombe carta: un derby ad alta tensione

IL MESSAGGERO - A. MARANI, M. PASQUA - Il derby della tensione finisce con due arresti. In manette un tifoso della Lazio per rapina aggravata in concorso e lesioni personali per avere derubato, insieme ad altri supporter, un venditore ambulante prima della partita. Il secondo arresto è stato eseguito dalla Digos grazie alle immagini della videosorveglianza: un 32 enne ha lanciato un petardo all'interno del campo. Ma nel bilancio vanno messi anche gli agguati riusciti (per fortuna senza gravi conseguenze) e tentati. Tredici i supporter della Lazio fermati e identificati, si erano dati appuntamento probabilmente con qualche romanista e nell'auto parcheggiata non distante dallo stadio Flaminio dove la Digos li ha fermati, sono state trovate spranghe e bastoni. Un turista che indossava una maglietta biancoceleste ed era insieme ad altri quattro nei dintorni dello stadio nel pre-partita, invece, è stato sorpreso e raggiunto da un manipolo di giallorossi rimediando una bastonata. Non sono mancati nemmeno gli slogan carichi di odio antisemita intonati dai tifosi della Nord durante il rituale ritrovo delle 16 in piazzale Ponte Milvio: era già successo in occasione dell'andata. Si sono alzati i cori «Anna Frank è della Roma» e sono spuntati saluti romani come testimonia il video pubblicato in esclusiva su IlMessaggero.it. Non è bastata, dunque, la figuraccia internazionale degli adesivi con l'immagine della ragazzina ebrea deportata e uccisa dai nazisti attaccati sulle vetrate della Sud durante Lazio-Cagliari: la storia, anche recente, a certa parte del tifo, non insegna nulla.

NERVI SALDI - Alle 19 si sono sfiorati i tafferugli. Alcune decine di tifosi della Roma sul lungotevere, nei pressi del bar River, non distante dalla palazzina del Coni, hanno cominciato a sbeffeggiare chi passava in auto e mostrava sciarpe o cappellini aquilotti. C'è stato qualche battibecco, il clima si è fatto pesante. Sono accorsi i blindati della polizia, una ventina, con alle spalle schierati anche i contingenti dei carabinieri. Elmetti calati, scudi pronti. I romanisti sono rimasti a distanza. Tutti fermi, poliziotti in tenuta antisommossa da una parte, con gli idranti puntati, e tifosi dall'altra. Sono state esplose bombe carta. Ma come in una partita a scacchi, i nervi sono rimasti saldi e alle otto gli agenti hanno riaperto la strada.

IMMAGINI AL VAGLIO - La posizione dei 13 supporter della Lazio identificati è ora al vaglio dell'Anticrimine. La scientifica elaborerà anche le immagini riprese dalle videocamere di servizio e quelle dell'ordine pubblico intorno allo stadio per arrivare, invece, a identificare chi ha esploso i grossi petardi e chi ha messo a segno le mini-spedizioni. Sarà esaminato anche il video in cui i tifosi di Ponte Milvio si sono addirittura ripresi mentre intonavano il coro razzista. Nelle prossime ore potrebbero scattare le prime denunce e anche i daspo. Ingente lo schieramento della security. C'erano più di un migliaio di agenti, tra polizia, carabinieri, finanzieri e vigili urbani, a garantire che tutto filasse liscio secondo il piano messo in campo dal questore Guido Marino. Lui stesso in più di un'occasione aveva ribadito che la rimozione delle barriere nelle Curve e il via libera alla stracittadina in notturna (ieri è stata la prima volta in campionato alle 20,45 dopo il derby dell'aprile 2013 in cui un intero quartiere, il Flaminio, venne messo sotto assedio e otto persone furono accoltellate) è «un'apertura di credito nei confronti dei tifosi» e quindi «molto dipende da come si comporteranno», affermando che in questo senso «si sono fatti progressi». É stata una settimana intensa. Gli impegni, le vittorie e le sconfitte, in campo europeo hanno segnato l'atmosfera pre-derby. Già sabato notte sono cominciati i primi controlli (anche in Centro e nei pressi dei club di opposte fazioni) e le bonifiche dei percorsi verso l'Olimpico.

Fonte: IL MESSAGGERO

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