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FamoStoStadio

condividi su facebook condividi su twitter 06-02-2017

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PIERO TORRI - Non ho nulla di prevenuto nei confronti del Movimento cinque stelle. Anche se diffido per scelta storica e ideologica dell'uomo solo al comando. Beppe Grillo mi ha fatto ridere (lo dico come un complimento) e spesso mi sono trovato sulla sua stessa lunghezza d'onda. Ho sempre guardato al Movimento con la curiosità del nuovo, perlomeno di un qualcosa di diverso dallo scempio che la politica ha fatto della nostra Capitale (e non solo), qualcosa che avesse uno sguardo al futuro per cancellare i danni del passato. In base a tutto questo, ora faccio fatica a capire (eufemismo) questo ostracismo fino al punto di dire no allo stadio della Roma. Avevo già metabolizzato con notevole difficoltà il no alle Olimpiadi di Roma ventiquattro, ma lì si trattava di soldi statali, quelli di tutti noi, non capisco comunque mi adeguo. Stavolta non metabolizzo. Non solo perché la politica del no non può che creare uno stallo in un Paese che sta facendo una dannata fatica a rialzarsi. Ma come, vogliono fare la funivia a Roma e dicono no allo Stadio della Roma? Un investimento totalmente privato che, in cambio di cubature, garantirebbe anche la sistemazione di un quadrante degradato della nostra splendida città? Già, le cubature. Ricordato agli smemorati che il progetto, nella sua totalità, è stato approvato da una delibera comunale (tutti cretini?), c'è da aggiungere che in questi ultimi mesi i proponenti, come piace oggi definirli, hanno già speso oltre sessanta milioni in questo progetto, superando una serie di incredibile di problematiche (e falsità), scontrandosi con un Assessore all'Urbanistica che si presentò dicendo no allo stadio senza neppure aver visionato il progetto, cercando di ascoltare la controparte mirando a un punto di incontro che potesse soddisfare tutte le parti.

Avrei forse capito se in tutta questa vicenda ci fosse stata la trasparenza di cui il Movimento cinque stelle si fa vanto, raccogliendo voti, Avrei preferito un no secco e senza discussione, piuttosto che questo balletto di sì, no, forse, chissà. E' un film, purtroppo, che abbiamo già visto noi cittadini. E dai pentastellati non me lo sarei mai aspettato che lo riproponessero nelle sale. Non se ne sentiva il bisogno, da parte di tutti. E' stato il metodo con cui hanno condotto questa storia che offende, soprattutto loro stessi. La corrente del no, quella del sì, un Assessore all'Urbanistica che va per conto suo, un Sindaco, non si capisce bene se del tutto indipendente da direttive superiori, che va da tutta altra parte, una base che via web che cerca di guardarsi negli occhi (impossibile) per capire quale sia la scelta migliore. Il risultato è stato che, dopo lo stop di trenta giorni della Conferenza dei Servizi, quarantotto ore dopo è stato diramato un comunicato in cui non si capisce bene da che parte state, in cui una serie di paletti che i proponenti devono risolvere in meno di trenta giorni. E ci volevano otto mesi per mettere quei paletti? La risposta può essere anche inacidita, nel senso: un no secco allo stadio avrebbe ripercussioni sui voti alle prossime politiche? No, pentastellati, questi sono giochetti della vecchia politica, quella che, giustamente, avete gridato al mondo di voler cancellare, azzerare. E ancora: la Raggi è tuttora Sindaco per gli stessi giochetti elettorali? E pure: questa presa di posizione che non si capisce bene da che parte sta, è fatta solo per evitare una possibile causa stramilionaria che porterebbe la città al default? No, questo proprio non me lo aspettavo da chi sbandierava di essere diverso. Non sta in piedi, poi, neppure il discorso sulle priorità per la nostra città. Per quelle ci sono (se ci sono) i soldi pubblici, lo stadio (e le cubature per carità) si farebbe con soldi privati, garantendo cinquemila posti di lavoro durante la costruzione, più o meno anche dopo. Perché fare questa melina indigesta sperando che alla fine possiate dire, avete visto, è stata la Roma a non fare lo stadio? Non pensiate che a questa favoletta possa funzionare. A Roma nessuno vi crederebbe.

E allora, FamoStoStadio. 

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