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L'uomo che cadde sulla terra

condividi su facebook condividi su twitter 09-11-2016

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L'uomo che cadde sulla terra

Non so se avete letto un bel libro intitolato “L'uomo che cadde sulla terra”, autore Walter Tevis, uscito nel 1963, genere fantascienza, in Italia edito la prima volta nella indimenticabile collana Urania. Non so neppure, in alternativa, se avete visto il film tratto dal libro, stesso titolo, nelle sale nel 1976 in cui David Bowie ci fece capire di non essere soltanto uno straordinario musicista. Nel caso aveste mancato entrambi gli appuntamenti (in ogni caso siete sempre in tempo, sia libro che film lo meritano), provo in sintesi a raccontarne la trama. Si tratta della storia di un alieno. Che dal suo pianeta, Anthea, viene spedito sulla terra per provare a salvare gli ultimi sopravvissuti della sua razza (nel libro sterminati da guerre nucleari, nel film dalla mancanza di acqua). Così Thomas Jerome Newton cade sulla terra con l'obiettivo di provare a salvare la sua gente, sfruttando una tecnologia molto superiore a quella umana che, in poco tempo, lo trasforma in un miliardario che ha i fondi per costruire una nave spaziale per tornare sul suo pianeta morente per portare via i pochi sopravvissuti. L'obiettivo fallisce, perché viene individuato come extraterrestre, sottoposto a micidiali test medici che lo riducono quasi in cecità, quasi come un messia crocefisso, riducendolo come un pellerossa qualsiasi a essere definitivamente sconfitto dall'alcool.

Vi domanderete: sì, va bene tutto questo, ma allora? Allora c'è che in questi ultimi mesi, c'è un personaggio politico di questa città che ogni volta che apre bocca a proposito del progetto per lo stadio della Roma, mi sembra un po' come l'uomo che cadde sulla terra. Nel senso che mi sembra all'oscuro di tutto quello che è stato detto, fatto e progettato per la casa giallorossa. Io non so francamente da quale Anthea arrivi Paolo Berdini, 68 anni, una brillante laurea in ingegneria, dal luglio scorso assessore all'urbanistica della nostra tanto malandata quanto amata Roma. La mia tutto vuole essere meno che una riflessione politica, non ho nessun problema ad augurare al sindaco Raggi un doppio mandato perché questo vorrebbe dire, se non altro, che nella nostra città si è tornati a lavorare con serietà per il bene dei cittadini, roba che in precedenza, destra o sinistra che fossero al Campidoglio, non è stata fatta con tutte le conseguenze con cui dobbiamo fare i conti ogni giorno. Non ho nessun dubbio neppure sulle capacità professionali di Paolo Berdini, urbanista di qualità apprezzato e con un curriculum alle spalle, con tanto di libri scritti, al di sopra di ogni sospetto. Il dubbio, semmai, ce l'ho sulla conoscenza specifica, a proposito dello stadio della Roma, del Berdini caduto sulla terra chissà da quale Anthea della galassia. Un dubbio che, sin dall'inizio, è sfociato in un no a prescindere, senza conoscere, che certo non ci può trovare d'accordo. Perché per dire sì o no a una cosa, qualsiasi essa sia, bisogna conoscerla.

Io da anni scrivo e parlo di calcio perché, consentitemi la presunzione, penso di conoscerlo abbastanza pur nella consapevolezza di non poter conoscere tutto. Ecco l'alieno arrivato chissà da quale Anthea, sin dall'inizio mi ha dato l'impressione di non conoscere la questione stadio della Roma. Perché cosa altro si può pensare di un alieno che disse no allo stadio per poi candidamente confessare di non aver neppure letto il progetto? Perché cosa altro dedurre da dichiarazioni di interesse pubblico ancora da decidere quando la precedente giunta lo aveva fatto senza se e senza ma? Perché cosa altro immaginare da un uomo caduto sulla terra che continua a parlarci di rischio idrogeologico dopo che specifici studi lo hanno negato e, pure, che nel progetto è prevista la costruzione di un'idrovora (costo una decina di milioni) a spese di privati? Perché cosa altro supporre di un Thomas Jerome Newton che dice no a Tor di Valle facendo venire il sospetto che avrebbe pronunciato lo stesso no qualsiasi fosse stato il luogo scelto?

Eppure l'alieno continua a parlare e a straparlare. Come se nessuno gli avesse detto che nel progetto non c'è un euro di spesa pubblica. Come se nessuno gli avesse suggerito che il progetto garantirebbe migliaia di posti lavoro durante e dopo. Come se nessuno lo avesse informato che tutto il progetto, con soldi privati, prevede la riqualificazione di un intero quadrante della nostra città, a cominciare proprio dalla zona di Tor di Valle che in questo momento è frequentata solo da graziose signorine che vogliono continuare ad alimentare il mestiere più antico del mondo. Come, appunto, un alieno caduto sulla terra. Il problema è che caduto proprio nella nostra città.

Fonte: a cura di Piero Torri

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