Cor core acceso

Mancò la fortuna, non il valore

condividi su facebook condividi su twitter 04-05-2018

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Mancò la fortuna, non il valore

INSIDEROMA.COM - DIEGO FOIS - È andata, è la vita. Tutto passa, scorre; le cose belle così come quelle brutte.

Tutto diventa ricordo: il nostro, amico mio.

Ci rideremo su, un giorno. Sì, ricorderemo assieme una notte pazzesca che ha sfiorato la follia.

Uno Stadio intero a sostegno di undici uomini, una città intera che ha sfoggiato il suo abito più bello, dipinto d'oro e porpora.

Sapevamo entrambi, amico mio, che sarebbe stata dura, quasi impossibile. Ma siamo romanisti e quindi sognatori. Il nostro mondo è quello dove l'impossibile diventa il se po' fa. Dove un colpo di tacco o un tackle mutano in gesti eroici. Unici.

Amico mio, dovevamo fare l'impresa, ma ancora una volta ci siamo ritrovati in svantaggio. Ancora una volta abbiamo alzato la testa e lottato. Cazzo se abbiamo lottato.

Abbiamo riagguantato quella fottuta partita, ma non è bastato.

Ricordo i tuoi occhi, amico mio. Forse tu ricorderai i miei.

Paura, rabbia e stupore.

Siamo romanisti e quindi fratelli. Lottiamo e piangiamo assieme. Abbiamo sfiorato il sogno come il viso della nostra prima donna.

Al chiaro di luna, in riva al mare.

La Roma ci ha rapito il cuore, spesso privato di forze e risparmi. Ma a noi basta un colpo di tacco, quel maledetto tackle che tutto scorre, passa in secondo piano. E lascia spazio alla voglia di amarla fino alla morte.

Basta un tiro dalla distanza nell'angolino che anche la più grossa delle cazzate viene perdonata.

È stata la notte degli errori, degli orrori. I nostri, quelli dell'arbitro.

È stata la notte più intensa della mia vita. Perché a volte basta accarezzare un sogno per avere la sensazione di stringerlo.

Sì, perché su quel 4-2 abbiamo avuto un sussulto, un fremito. Il tumulto di tutto uno Stadio, tutto un popolo che realizzava che l'impresa era stata davvero a un passo.

Che a Liverpool, in campo, non c'erano altro che uomini e che gli Dei, forse, stanno in cielo e non hanno i riccioli neri.

Amico mio, è andata. Un giorno avremo capito che si trattava solo di un arrivederci. Perché finalmente, questa volta, non possiamo far altro che crescere assieme.

Gli applausi, le lacrime e Pallotta che bacia e abbraccia i calciatori prima del rientro negli spogliatoi han chiuso il sipario su un'attesa lunga 34 anni e che ancora non sente il risveglio.

E chissà per quanto tempo ancora.

Una serata romanista, autentica e beffarda.

Una serata alla quale tu, finto amico mio, non meritavi di assistere. L'ho capito soltanto al fischio finale, celato dietro a un velo d'omertà il tuo finto sorriso consolatorio. Eri felice per la nostra eliminazione, ancora una volta hai issato un vessillo che non ti apparteneva.

Be', la notte del 2 Maggio la Roma ha vinto sfiorando un sogno, al chiaro di luna. Faticherai a comprenderlo e continuerai a gioire per una sconfitta sua, laziale, li mortacci tua...

Fonte: A cura di Diego Fois

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