Il giardiniere nel pallone

A volte ritornano

condividi su facebook condividi su twitter 25-08-2017

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A volte ritornano

Mio nonno lo diceva sempre: “Per quanto ti impegni, le malerbe tornano sempre...”

E aveva ragione.

Non so se sapete cosa significhi starsene un'intera giornata chinati ad angolo retto.

Be', forse ho appena fotografato la condizione dell'italiano medio nell'attuale società, ma questa è un'altra storia.

Pertanto se è vero che il sole bacia il volto dei belli è altrettanto vero che bacia le chiappe degli sfigati. Di quelli chinati ad estirpare le erbe infestanti dal proprio orto o dalla propria vita.

E come diceva mio nonno non temete, prima o poi torneranno.

Ahimè.

Il ritorno del nemico Luciano Spalletti all'Olimpico (sabato, ore venti e trenta) era inevitabile, ma sfido chiunque non volesse quantomeno posticiparlo.

Il tecnico di Certaldo non è mai stato una malerba per la Roma, forse perché mai radicato fino in fondo in quel di Trigoria.

Il suo ritorno, per quanto ci si sforzi a credere il contrario, sarà comunque traumatizzante.

Sapete perché?

Per la fottuta paura di ritrovarselo da avversario. Di rivedere le sue giocate, i suoi schemi, gli stessi mostrati al mondo intero da allenatore della Roma.

Un po' come il profumo della donna che ti ha tradito.

Quel dai e vai con la palla dal terzino all'incursore sul primo palo studiato dai tempi di Udine.

Spalletti fin dal primo giorno da interista, ha parlato di senso di appartenenza. Non so se con la Roma l'abbia mai provato fino in fondo. Il suo non escludo il ritorno, nel giorno dell'addio e con in tasca l'accordo con Suning, corredato da quel forza Roma! urlato da un megafono, farebbe pensare il contrario.

Ma è inutile piangersi addosso, porsi dubbi su ciò che poteva essere, ma mai sarà.

In quella che sarà anche la sfida tra Monchi e Sabatini e che vedrà in tribuna un neo dirigente disposto a tutto pur di ri-giocarla da protagonista (ogni riferimento a Francesco Totti è puramente voluto), sarà necessario tirare fuori l'impossibile.

La Roma di Di Francesco, uscita vincitrice dalla prima trasferta di Bergamo contro l'Atalanta (uno a zero con gol di Kolarov), necessita di tempo per trovare quell'amalgama di schemi e gioco che l'allenatore abruzzese chiede/pretende.

Sarà dura, durissima. Ma questo si sapeva.

Sarà bella, bellissima. Comunque vada.

Perché statene certi, lo stesso vuoto allo stomaco che proverete non appena il suo capoccione spunterà come la luna dal monte (o dal colle, per l'occasione) di tazendiana memoria, sarà lo stesso che avrà lui non appena il vento della Sud gli soffierà contro.

Anche se questo non lo confesserà mai.

Forza e coraggio allora.

O almeno questo è quello che ripeteva mio nonno ogni qualvolta vedeva spuntare il capoccione di mia nonna che, a pensarci bene, non aveva nulla da invidiare a quello di Spalletti.

Altro che malerbe...

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