Il giardiniere nel pallone

Che sarà, sarà...

condividi su facebook condividi su twitter 03-04-2018

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Che sarà, sarà...

INSIDEROMA.COM - FOIS - A ma', nun m'aspetta' pe' cena che faccio tardi...

E 'ndo vai?

A vede' 'a Roma...

La Roma: la vita. Nostra, mia. Vostra. Più croce che delizia. Più incazzature che sorrisi.

Forse.

Sì, perché nella vita è tutto relativo. Niente di assoluto, be', forse la Roma. L'amore per quella maglia.

La mia. La vostra.

Lo ricordo come se fosse ieri. Anzi, oggi. Era la fine di un ciclo culminato con la finale di Coppa Campioni, un secondo posto in Campionato e la conquista della Coppa Italia.

Al pari degli Dei, forse anche più su.

Roba forte, da invincibili. Immortali. Roba da farti venir voglia di fare a cazzotti persino con Dio.

Era il 1984. O forse lo è ancora.

No, è passato tanto tempo, troppo. È cambiato tutto, son cambiato anch'io. Avevo 27 anni, appena laureato e in cerca di un lavoro. Non come adesso, allora c'era la speranza.

Sì, maledetta speranza. Quella che ci tiene in vita, o meglio: vivi. Quella che ci frega come una notte di passione scambiata per amore.

Ricordo che i soldi per un biglietto della Roma non erano un problema, riuscivo sempre a rimediarli. Pochi guadagni, ma un sacco di sogni nelle tasche. Bastava allora, forse oggi non basta più.

È cambiata la Curva o meglio, siamo cambiati noi. È cambiata la vita. Si respira un'aria diversa, contaminata, tossica.

Polmoni intrisi di omertà, tossita fuori e lasciata giacere in terra; leccata via dal primo cane che passa.

Era il 1985 e io, la vita, la mordevo. Gioie e dolori. Addio Ago, arrivederci barone. Era una Roma diversa, nuova. Ma con la stessa anima, la stessa mia voglia di arrivare.

Lo stesso desiderio di fare l'impresa, di tornare lassù a sfidare Dio. Eravamo tornati da Monaco col Bayern che ce ne aveva fatti due.

Era il 20 Marzo. Pioveva e finiva un ciclo. Dal cielo il preludio alla chiusura del sipario su una squadra di eroi.

Maledetta pioggia.

Al trentatreesimo minuto il gol di Matthaus portò il Bayern in vantaggio di tre punti a zero sulla Roma.

Era la fine. Be', forse la sarebbe stata ora, ma non allora. Era il 20 Marzo del 1985 e al ventesimo minuto del secondo tempo ne fummo tutti convinti.

Che sarà, sarà...

Mordevo la vita e il futuro. C'erano i sogni e una Roma fatta di uomini e speranza. 

...noi sempre ti sosterrem, ovunque ti seguirem, che sarà sarà...

Era la fine di un ciclo che ci aveva visto sul tetto del mondo a sfidare gli Dei e forse anche più su. Era la continuazione di una passione nata e mai finita. La stessa che ancora oggi mi porto dietro come la fototessera del primo amore nel portafogli.

Non so se la Curva di allora fosse meglio di quella di oggi, so soltanto che era diversa. Domani non potrò accompagnare la mia Roma a Barcellona, ma davanti alla TV insegnerò a mio figlio a non piangere. Gli racconterò di un amore immortale, di undici uomini e un sogno.

Sarà dura, ma non ricordo momenti semplici nella mia vita. E se questa volta dovesse essere diversa, be', non mi stupirei.

In fondo chi ama, chi sogna, è sempre pronto ad aspettarsi di tutto dalla vita: dalla Roma. Possiamo perdere e confermare le previsioni o vincere ed entrare nella storia. Sta a noi, a voi.

Domani sera, davanti alla TV, insegnerò a mio figlio a mordere la vita, a sorridere e a confondere le lacrime con la pioggia.

Benedetta pioggia...

Fonte: INSIDEROMA.COM-FOIS

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Sergio Lozzi 03/04/2018 - Ore 15:22

Poetico, mi hai fatto tornare indietro nel tempo, grazie.

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