Il giardiniere nel pallone

Eusebio o Barabba?

condividi su facebook condividi su twitter 20-08-2017

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Eusebio o Barabba?

Non so se vi siete mai chiesti in che modo un giardiniere trascorra la propria Estate. Magari l'avete immaginato con una corona di fiori al collo, a sorseggiare un Mojito sulle spiagge della Costa Smeralda.

Be', non è sempre così.

È probabile che lo troviate ad imprecare ai piedi di un pino esanime; conseguenza di un temporale estivo.

Ma non tutti i mali vengono per nuocere.

Quando da Trigoria, una manciata di giorni fa, mi hanno ordinato delle assi di legno, ho cominciato a credere perfino nell'esistenza di Dio.

Il povero pino sarebbe servito a realizzare la scrivania di Totti, ne ero convinto.

Fino a quando ho scoperto il nome del destinatario: Eusebio Di Francesco.

E in quel preciso istante ho capito tutto.

Mi dicono che per il ventisei di Agosto (il giorno di Roma-Inter) sarà tutto pronto. Lì, dinanzi al popolo giallorosso, verrà chiesto di scegliere tra Eusebio e Barabba.

E lì, statene certi, il tecnico abruzzese verrà crocifisso.

La pre-season della Roma è somigliata piuttosto ad una Via Crucis. Si è passati dalla voglia di rivalsa verso il Giuda Spalletti, a quella macabra di voler essere i primi a trafiggere il costato dell'ex del Sassuolo.

In fondo mia nonna lo diceva spesso: “Di coglioni, piccolo mio, ne ho visti fin troppi...”

Ora, tralasciando il significato letterale di ciò che la cara vecchia celava tra le righe, aggiungo che oltre ai coglioni, tra le categorie più affollate si annoverano pure i giardinieri, i giornalai, i commercialisti da quattro soldi, gli allenatori d'Oratorio e i filosofi de noantri.
Tutti nel calderone a sobbollire lentamente, convinti d'essere gli unici portatori sani di verità.

I tifosi della Roma sono i primi al mondo nella pratica dell'autoflagellazione.

È vero, è stato un pre-campionato altalenante, con diversi calciatori chiave in ritardo di condizione. Ma è stato lo stesso pre-campionato della tournée americana (e di quella spagnola) in cerca di sogni e, soprattutto, sponsor. Sballottati da una parte all'altra della Grande Mela in un'eterna sfilata a stelle e strisce.

Come piace agli americani.

Pallotta docet.

Ahimè.

Se parlasse di meno, a volte (eufemismo), sarebbe assai meglio.

Ma torniamo a noi, o meglio a quel ventisei di Agosto dove si celebrerà l'atto conclusivo di un rito funebre cominciato a Giugno con le vedove del pelato di Certaldo in prima fila.

Le stesse che recitano il solenne rosario “piccolo uomo, ma grande allenatore” in versi da quattro-due-tre-uno.

Le stesse vedove che consegneranno il Di Francesco di turno per trenta denari. Anzi, trenta più bonus che fa chic.

Ne sa qualcosa Ramon Rodriguez Verdejo, perso da tempo in un Mahrez di shakespeariani dubbi: “Me lo danno o non me lo danno?”

È questo il problema. O meglio, fosse solo questo.

C'è la difesa alta, ci sono gli incubi zemaniani e Fazio che è tornato ad essere il conduttore di Che tempo che fa.

C'è quella pippa di Bruno Peres, quel laziale di Kolarov e mister cinque milioni Gonalons che se era forte mica costava così. E poi Dzeko che è tornato a segnare solo gol inutili mentre per Karsdorp e Florenzi si preannunciano tempi lunghi, a tratti lunghissimi.

Eccola l'Estate del romanista, a ballare il Despacito assieme a Gianluca di Marzio. Tra dubbi e (in)certezze della solita annata fallimentare.

Son bastati quattro gol dal Celta Vigo, con una formazione sperimentale e a meno di quarantotto ore dalla gara di Siviglia, per cominciare a piallare la croce a Di Francesco.

Per pretendere da lui la delibera al nuovo stadio a Tor di Valle, la risoluzione del problema delle buche a Roma, almeno trentatré punti nelle prime undici giornate e la moltiplicazione dei pani e dei pesci.

Neanche fosse il nano di Arcore.

Consiglio di attendere la chiusura del calciomercato e le partite ufficiali per tirare le prime somme. Manca davvero poco alla trasferta, insidiosa, di Bergamo (Domenica, ore diciotto, Stadio Atleti Azzurri d'Italia) dove la Roma dovrà fornire le prime, rassicuranti, risposte.

E allora quel ventisei di Agosto, ne sono convinto, di vedove sugli spalti se ne vedranno ben poche e il lucido capoccione toscano (seduto sulla panchina rivale) sarà solo un lontano ricordo.

Pertanto ora, Eusebio, perdonali... perché non sanno quello che fanno...

Fonte: a cura di Diego Fois

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