Il giardiniere nel pallone

L’anno che verrà

condividi su facebook condividi su twitter 29-12-2017

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L’anno che verrà

“Caro amico ti scrivo, così mi distraggo un po’…”

Già, ci vorrebbe proprio una bella distrazione. Sfido chiunque a non pensare più a Patrick Schick che dinanzi a Szczesny si divora il gol del pareggio al minuto novantatré di Juventus-Roma.

La ferita è ancora aperta.

Non son bastati i panettoni e i pandori del Natale appena trascorso. Forse non basterà nemmeno la Colomba col suo spirito di resurrezione.

No, perché son tornati fuori tutti.

Chi? I leoni da tastiera, ovviamente.

“Ogni mattina, in Africa, come sorge il sole, un leone si sveglia e sa che dovrà correre più della gazzella o morirà di fame…”

A Roma accade più o meno la stessa cosa. Solo che il leone è sostituito dal coglione di turno.

Tanto la rima è la stessa.

La squadra di Di Francesco perde all’Allianz Stadium di Torino e l’attaccante ceco diventa il nuovo Iturbe.

Colpa dei leoni da tastiera.

Un tempo ci si metteva la faccia, ora le dita unte di grasso e malafede.

Perché se è indubbia la spesa di quaranta milioni (e spicci) sostenuta dalla Roma per soffiare l’attaccante alla concorrenza, è altrettanto certificabile l’entusiasmo dimostrato dai tifosi alla conclusione dell’affare e l’esonero di responsabilità dello stesso verso certe cifre.

Noi che abbiamo sostenuto Fabio Junior e Gustavo Bartelt.

Noi che abbiamo atteso che la dieta di Adriano Leite Ribeiro funzionasse.

Sì, proprio noi che sognavamo sulle ali di Cicero Joao de Cezare (in arte Cicinho) e sulle spalle di Julio Baptista, be’, forse Schick non lo meritiamo.

Ma oramai la caccia grossa è partita.

Eppure basterebbe guardarsi attorno per (ri)trovare la stessa fiducia di qualche settimana fa.

In Spagna, ad esempio, il Barcellona viaggia in testa alla classifica, a nove lunghezze di vantaggio dalla seconda (Atletico Madrid) e a quattordici dal Real (con una partita in meno).

In Inghilterra il divario è ancor più ampio; il Man City di Guardiola ha staccato di ben quindici punti i Red Devils di Mourinho (secondi a più uno dal Chelsea del sor Conte).

Evito di soffermarmi sul Campionato francese (dove comanda il PSG a più nove dal Monaco) e su quello tedesco (solito Bayern a più undici dallo Schalke) perché lì, da anni, il trend è sempre lo stesso.

Da noi la situazione è ben diversa. La Roma viaggia a meno sette dal Napoli (primo in classifica) e con una partita da recuperare (a Genova con la Samp). In mezzo Juventus e Inter nello stretto giro di quattro punti; discorso quindi più che aperto.

Eppure i leoni non ci stanno e attaccano con la loro fetida ipocrisia una Roma rinnovata, ma con un tecnico bistrattato dall’inizio della preparazione.

A proposito, sabato (ore quindici, Stadio Olimpico) i giallorossi affronteranno il Sassuolo. Proprio quei neroverdi che hanno rappresentato il trampolino di lancio per il tecnico abruzzese.

Gara ostica, specie dopo il kappaò di Torino.

E dopo il rilascio dei leoni da tastiera.

Sia chiaro, ognuno ha il diritto di critica purché costruttiva. Ma il ruolo di giudice, in questo Paese, è già rappresentato, male, e non necessita di forze nuove.

Ciò di cui necessita la Roma è invece l’amore e il sostegno da parte di tutti. Specie in una stagione come questa che ha visto i giallorossi (spesso) forti, prepotenti e sfortunati.

“L’anno vecchio è finito ormai…”

Sì, siam pronti a ripartire coi buoni propositi per quello nuovo che si preannuncia denso e scoppiettante.

Si dice che anche i muti potranno parlare. Mentre, dico io, i coglioni già lo fanno…

Fonte: A cura di Diego Fois

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