Il giardiniere nel pallone

Lettera alla Curva Sud

condividi su facebook condividi su twitter 03-04-2017

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Lettera alla Curva Sud

Cos'è, per te, la Roma?

Sono trascorsi quasi due anni dai violenti provvedimenti presi ai danni dei tifosi della Roma.

Costretti a passarli lontano dalla Curva Sud, dalla propria squadra.

Dalla propria casa.

In questi due anni si è detto di tutto, ma io non dimentico.

Non dimentico le motivazioni che hanno portato all'innalzamento di barriere come in nessun altro stadio d'Italia.

“Modello organizzativo per la sicurezza degli incontri di calcio” si diceva.

Non dimentico chi si è fregiato di medaglie di legalità e trasparenza.

La stessa trasparenza di quelle maledette barriere in plexiglass.

“Le barriere sono una triste medicina rispetto a una malattia che dobbiamo cercare di debellare”.

Come può essere considerato nocivo chi, da sempre, sostiene e investe sulle ali di un sogno senza mai ricevere nulla in cambio?

Sì, ho appena descritto il tifoso della Roma.

Colui che lotta, soffre e non vince mai.

Colui che accetta le prese per il culo di dirigenti e calciatori, per rispetto di una maglia bella quanto maledetta.

Colui che accoglie con lo stesso entusiasmo un Batistuta irripetibile e un obeso, quanto triste, Adriano.

Il tifoso della Roma è colui che alla vigilia delle partite importanti fa sentire il proprio calore, il proprio abbraccio, oltre le mura di un centro sportivo.

Senza nulla a pretendere se non l'impegno. Pronto, sempre, a cantare e sostenere anche chi, quella maglia, non merita d'indossarla.

Mi sono spesso chiesto il perché certi provvedimenti non siano stati estesi a tutte le altre categorie.

Mi aspettavo di vedere poliziotti, che fanno abuso di potere (eufemismo), coi manganelli dimezzati. E perché non avete sequestrato i bisturi a certi chirurghi o le toghe a certi magistrati?

Punire tutti per lo sbaglio di qualcuno non è forse il vostro motto?

La verità è oramai nota: chi sta fuori dal coro, dal gregge, genera ansie e preoccupazioni. Chi si esula dal Sistema, chi vive di proprie idee, non sarà mai ben visto.

A nulla son serviti i timidi appelli per favorire un rientro alla Stadio.

La Curva Sud non ha mai mollato di un centimetro.

Gli altri, sì.

Loro, no.

Scevri da compromessi e portatori sani di libertà. Uniti e coerenti fino alla fine.

Usque ad finem.

Nessuno credeva che ce la poteste fare, be', si sbagliavano.

Vi hanno privato del bene più grande, ma non avete mai chinato la testa.

Due anni senza poter sostenere la Roma son tanti, troppi. Solo chi ne è tifoso può comprenderne il sacrificio.

Hanno provato a ridurre lo schifo edificato dimezzando il muro divisorio, in un insulso baratto.

Come se a Pinocchio concedessero una verità per una mezza cazzata.

Ma alla fine hanno alzato bandiera bianca.

La vostra invece, di bandiera, sarà sempre la solita: gialla e rossa. Di nuovo in alto dopo troppo tempo.

“La Curva Sud mi è mancata” ha dichiarato Luciano Spalletti.

Siete mancati a tutti, anche a quelli che da Martedì saliranno sul carro della giustizia mentre fino a poco fa vi sputavano addosso.

Io non dimentico. E no, non salirò su quel carro.

Lo vedrò passare, vi guarderò con gli occhi da eterno bambino mentre sfilerete tra canti e bandiere.

Come sempre avete fatto.

Solo una cosa vi chiedo: Martedì sera, quando incrocerete lo sguardo del vostro compagno di cori, quando sentirete nuovamente il sangue scorrere nelle vene, i brividi percorrervi la schiena e il cuore battere all'unisono, be', proprio in quell'istante gridate più che potete perché questa, fratelli miei, è la vostra vittoria.

Allora cos'è, per te, la Roma?

Il boato della Curva Sud, cos'altro altrimenti?

 

Forza Roma e forza Curva Sud, sempre.

Fonte: a cura di Diego Fois

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