Il giardiniere nel pallone

Presto che è tardi!

condividi su facebook condividi su twitter 17-11-2017

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Presto che è tardi!

Non sapevo se raccontarvelo.

Ma da quando ho cominciato a curare la presente rubrica, be’, mi ero ripromesso di scrivere solo e soltanto la verità.

Di cazzate ne è pieno il mondo.

D’accordo, ve lo dico.

Ero sereno (eufemismo) nei boschi toscani, il mio fedele amico (un decespugliatore made in Japan) riproponeva quella che da oltre un decennio rappresenta la colonna sonora della mia vita (lo so, angosciosa esistenza la mia) quando ad un tratto lo vidi.

Sì, credetemi.

Correva tra i ginepri senza timore d’essere punto. Un fagiano, un cinghiale, una lepre… no, niente di tutto ciò.

Somigliava più ad un coniglio.

Presto che è tardi!” ripeteva.

Lo so, sembrerà strano leggere di un coniglio parlante, ma dopo oltre trent’anni trascorsi su questo mondo, be’, si smette volentieri di porsi domande.

Così lo seguii.

Presto che è tardi!”.

Tra impervie ginestre e rovi d’ogni genere, mi ritrovai dinanzi al luogo peggiore che potessi visitare, specie nella settimana che conduce al derby.

Villa Stuart?

Macché, Formello.

Cazzo.

Lì, un Claudio Lotito in veste di regina di cuori obbligava l’inserviente Tare a potare arbusti che ritraevano il fallimentare volto di Tavecchio.

In un angolo, Pinco Panco e Panco Pinco scimmiottavano Giancarlo Dotto distruggendo-redimendo Eusebio Di Francesco.

E poi ancora, in un angolo, James Pallotta era al tavolo del Cappellaio con la Eichberg, Virginia Raggi (in rappresentanza delle buche di Roma) e l’erede Lafuente a discutere e sollazzarsi con l’unico hashtag capace di incarnare la tipica situazione all’italiana.

#FamoStoStadio?

No, #FamoRideEbbasta.

L’unico che pareva prestarmi attenzione, era Roberto Spada travestito da Gatto del Cheshire e appollaiato su un ramo di quercia.

Roba da perdere la testa… o il setto nasale.

Credetemi, un incubo.

Capita di sognare tutto ciò nelle notti che precedono un derby.

L’attesa, questa maledetta

In fondo, se non ci fosse, non esisterebbero nemmeno i sogni, i buoni propositi.

Si spegnerebbe tutto in un amplesso consumato sul ciglio di una strada.

Vile e perverso.

L’attesa ci consentirà di vincere il derby ancor prima di giocarlo, di sentirci eroi con una bandiera in mano.

L’attesa per questo derby sarà dura da sopportare, ma folle da vivere.

Allora avventuriamoci, lentamente, su questa strada, di lacrime e speranze, che ci condurrà dritti fino a sabato (Stadio Olimpico, ore diciotto).

Mano nella mano.

Nell’attesa di un sogno che sarà solo e soltanto nostro. E che nessuno, almeno fino al fischio d’inizio, potrà portarci via.

Presto che è tardi, ma non troppo.

Ah, dimenticavo. Ho anche sognato che l’Italia degli sventurati non avrebbe preso parte alla prossima rassegna mondiale in Russia.

Cosa? Tutto vero?

In fondo di cosa stupirsi, il sistema malato non è mai morto. Se pensavate che relegando Moggi nelle fredde e buie grotte di Sportitalia, sareste riusciti ad avere un calcio migliore, be’, vi sbagliavate di grosso.

A Carlo Tavecchio, ahimè, l’ardua sentenza… 

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