Il giardiniere nel pallone

Roba da Matti!

condividi su facebook condividi su twitter 01-10-2017

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Roba da Matti!

Stai lontano da casa per qualche ora e ti accorgi, una volta di più, di quanto sia strano, insolito, assurdo questo maledetto mondo pallonaro.

Sì, ve lo confesso, il cappellaio matto è tra i miei miglior clienti. Un po’ eccentrico, certamente, ma attento ai dettagli.   

Che c’entra il cappellaio matto?

Potavo le sue siepi quando mi è giunta notizia della vittoria della Roma sul campo del Qarabag che ha consegnato ai giallorossi il secondo posto nel girone di Champions alle spalle del Chelsea di Antonio Conte.

Ebbene?

Ebbene non è bastato l’uno-due romanista (Manolas e Dzeko) e un primo tempo da applausi. Non è bastata la splendida triangolazione di prima che ha portato il gigante bosniaco a mettere la palla sotto la traversa per il due a zero.

Non è bastato perché il cappellaio, sì, sempre lui, mi ha raccontato di un secondo tempo brutto brutto che ha fatto correre troppi rischi alla squadra di Di Francesco.

Ma l’importante era vincere. O no?

Forse una volta. Ora il calcio è cambiato, le aspettative son cresciute.

I tifosi si sono evoluti.

Un tempo si accontentavano di tifare e sostenere la Roma con una rosetta alla mortadella la domenica a pranzo, mentre si incamminavano verso l’Olimpico.

Ora son cresciuti, hanno studiato. Son diventati tutti allenatori e tattici. Gente da bar dello sport o da salotto televisivo.

Ora si critica per una vittoria sofferta, proprio come quelle che invece a Torino (sponda bianconera) vantano e sostengono da anni.

Adesso si promuovono fazioni interne e si dichiara guerra a quello che prima era semplicemente un fratello.

Cazzo, che mondo.

E non è finita qui.

Mentre ero alle prese col Viburnum (il cappellaio adora il Viburnum), mi è giunta notizia di un interessamento della Roma per l’autore del gol al sessantottesimo minuto della gara benefica, a Tbilisi, organizzata dall’ex milanista Kaladze.

Un certo Francesco Totti ha sfoderato un destro da fuori area che si è insaccato alle spalle di un incolpevole Abbiati (ricordate l’ex milanista?).

Uno di quei tiri che superati gli anta, farebbero oltrepassare la linea di porta prima alla rotula e poi alla palla a chiunque.

E indovinate a chi ho pensato non appena visto il gol?

Ovvio, a Luciano Spalletti.

“Quei tiri lì, li farà pure a sessant’anni…” diceva il pelato di Certaldo evidenziando che oltre alla tecnica occorrono i rientri che il capitano giallorosso non poteva più avere nelle gambe.

Fatto sta che un altro anno gliel’avrei fatto giocare. Scatenerò un polverone, ma l’obiettivo del calciatore più forte della storia della Roma era semplicemente quello di concludere la sua carriera con una vittoria.

E che colpa ne ha se a Roma non si vince mai? Pensate che in questo cazzo di mondo c’è chi ancora sostiene che uno dei motivi di questa scarsità di trofei sia stato proprio lui, quello col dieci sulle spalle.

Che roba!

La stessa roba che immagino venga assunta al mattino per agevolare l’emissione di cazzate. Quando gioca la Roma occorrerebbe l’alternanza dei pensieri. Un po’ come le targhe nei periodi di forte inquinamento.

Non si spiegherebbe altrimenti l’auspicio di una sconfitta contro il Milan (domenica, ore diciotto, Stadio Giuseppe Meazza) per allontanare la possibilità di un ritorno del mai dimenticato Carlo Ancelotti sulla panchina rossonera.

L’aeroplanino Montella sembra a un passo dall’esonero e la notizia del licenziamento del sor Carletto dal Bayern Monaco ha riacceso gli entusiasmi dei tifosi del Milan, sedotti dai cinesi e abbandonati nell’incertezza di un Campionato che non decolla, appunto.

C’è da dirlo: roba da matti…

 

 

Fonte: diego fois

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