Il giardiniere nel pallone

Stessa storia. stesso posto. stesso var...

condividi su facebook condividi su twitter 09-09-2017

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Stessa storia. stesso posto. stesso var...

Da piccolino me ne stavo fisso ad ammirare quelle dolci farfalline che si posavano di fiore in fiore.

Una danza soave, una poesia dettata da ali nel vento.

Da piccolino vedevo il mondo con gli occhi di un giardiniere sognatore.

Poi?

Poi son cresciuto e ho scoperto che quella piccola e dolce farfalla non era altro che una efemera, più libellula che farfalla.

E di scrivere poesie nel vento, qualora avesse voluto, non ne avrebbe avuto neanche il tempo.

Sì, perché l'insetto in questione è noto per avere un'aspettativa di vita di un paio d'ore al massimo.

E a cosa potrebbe pensare un essere vivente con sole due ore a disposizione?

A ciò a cui penserebbe l'uomo medio nelle medesima condizione, ovviamente.

Remissione e testamento?

Macché, sesso e cibo. E qualche volta agli arbitri.

Non esiste più il romanticismo di una volta.

Prendete il VAR, ad esempio.

E prendete pure quel Roma-Inter di Campionato (lo so, è dura tornarci sopra).

Oramai saprete tutti cos'è il VAR. Video Assistant Referee lo chiamano quelli bravi.

In pratica una sorta di moviola in campo. Il mezzo tecnologico che avrebbe dovuto dissipare ogni dubbio in merito alle decisioni arbitrali nel corso di una partita.

Non sempre, evidentemente, funziona.

Un esempio a caso? Avvio di ripresa della stessa Roma-Inter: Perotti cade a terra dopo il contatto con Skriniar; rigore evidente, ma non per l'arbitro Irrati che concede il calcio d'angolo dopo aver chiesto consiglio (con un tenero “cosa faccio?”) ai colleghi della stanza dei bottoni che pare abbiano confermato la decisione presa dal fischietto toscano.

Ebbene?

Evidentemente i problemi di comunicazione esistono anche tra macchine. Un recente esperimento ha evidenziato la nascita di un nuovo linguaggio dopo l'interconnessione tra robot.

Poteva esser quello, se non fosse che la decisione finale riguardante il VAR spetta sempre ad un essere umano.

Cacchio, dai tempi di Moggi si sapeva che rinchiudere un arbitro in uno stanzino non porta mai buone cose. E la FIGC cosa fa? Ce ne rinchiude due ad osservare(?) ciò che accade in campo.

Forse.

Sì, perché è lecito avere dei dubbi su cosa i collaboratori di Irrati stessero guardando l'altra sera.  

E allora che passi il lucido capoccione toscano che nel pre-partita saluta uno ad uno i suoi ex calciatori a favore di telecamera.

Che passi il suo volto incazzato, teso, rabbioso dopo aver visto per settanta minuti una Roma arrembante e padrona del campo (chi asserisce il contrario non è obiettivo).

Passi pure l'improvviso mutamento dell'elasticità del viso di Spalletti dopo il gol di Icardi a spianargli la strada verso un insperato successo.

Passi la gomitata di Borja Valero a Nainggolan, il rosso non visto (ma allora è un vizio!) per un fallo di Candreva su Kolarov.

Passino i tre gol interisti in risposta ai tre pali romanisti. Passi il ritorno, in primo piano, del capoccione che prima conia l'espressione tottiani giustificando i fischi della Curva Sud (un'evidente ossessione) e poi nega l'esistenza del rigore su Perotti col ghigno di chi pensa di avercelo messo in quel posto.

Passi l'elezione di Agnelli come nuovo Presidente dell'ECA (ora i tifosi bianconeri possono davvero sognare la Champions).

Passi tutto, ma ridateci almeno un briciolo di quel maledetto romanticismo che ha da sempre rappresentato una chimera per questo schifoso mondo pallonaro.

Ridateci le battaglie di Biscardi in TV, le liti al bar per un rigore dubbio dopo un derby di Campionato.

Ridateci il pendolino di Maurizio Mosca (pigliatevi Vespa al suo posto), ridateci Luciano Mo... be', non esageriamo.

Addio alle favole delle Cenerentole del calcio, ma soprattutto addio al beneficio del dubbio.

Cacchio, in questo modo, cari arbitri, è come se vi foste spogliati d'ogni fischietto, manifestando un'evidente incapacità (non voglio, per il momento, pensare alla malafede) prima quantomeno celata.

L'unico viatico?

La sfiga since millenovecentoventisette.

Perché se è vero che la fortuna aiuta gli audaci, be', ancora una volta (altro eufemismo) dev'essersi dimenticata della Roma.

Tre pali e dico tre (interni peraltro) e un solo gol segnato. Poi la VAR non chiamata e lo scivolone di Manolas in occasione del pareggio nerazzurro.

Ma capita anche questo, la storia giallorossa è piena di simili aneddoti.

I tifosi della Roma lo sanno benissimo, è tutto, da tempo (ahimè), scritto nelle stelle.

Specie in quelle cadenti...

Fonte: a cura di Diego Fois

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