Il giardiniere nel pallone

Sussurramelo ancora, Edin

condividi su facebook condividi su twitter 25-11-2017

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Sussurramelo ancora, Edin

“Con quella faccia un po’ così

quell’espressione un po’ così

che abbiamo noi prima di andare a Genova…”

Sì, Genova sarà la prossima tappa (domenica, ore quindici, Stadio L. Ferraris) per la Roma di Eusebio Di Francesco che, obbligatoriamente, dovrà tornare a vincere. Una partita delicata, con un Genoa in, seppur lenta, ripresa dopo l’avvicendamento Juric-Ballardini.

Le facce un po’ così che raccontano la storia dei tifosi della Roma.

Sembra sia passata un’eternità dal derby vinto di Campionato; l’euforia della stracittadina pare aver lasciato spazio alla malinconia per la sconfitta di Madrid.

Un due a zero che lascia aperte, apertissime le porte della qualificazione agli ottavi di Champions.

La realtà racconta che si è trattato della prima sconfitta esterna della stagione che, ne son convinto, non lascerà scorie nel sangue dei giallorossi.

Nonostante questo, qualche sorcio ha provato a (ri)metter fuori dalla tana il proprio, fastidioso, musino.

Tutti bravi, ad inizio anno, a bollare il culo di Di Francesco con l’etichetta di inadeguato. Gli stessi che, dinanzi ai fatti, si son dovuti ricredere e correggere il tiro sostituendo quell’etichetta con quella di normale.

Ecco, normale.

La normalità è un concetto che, specie negli ultimi anni, non ha trovato casa in quel di Trigoria.

Prima per le capocciate, ora per lo stile.

Mi dispiace, ma Di Francesco non è e non sarà mai un allenatore normale.

Non è normale Gerson che lotta con rabbia e intensità su ogni pallone (sì, lo stesso che qualche mese fa era stato spedito a Lione con la DHL).

Non è normale Bruno Peres (e qui potrebbe aprirsi un intero mondo) che esulta, come fosse Elmo Lincoln in Tarzan, battendo i pugni sul petto dopo un contrasto vinto col laziale Lukaku.

Non sono normali i cori dei calciatori negli spogliatoi, splendidamente stonati, dopo la conquista del derby ad emulare la sacra Curva Sud.

Sì, proprio quella Curva artefice di due maestose coreografie pronte a ricordare, a chi ancora non lo sapesse, la storia di Roma.

Mi spiace, ma non posso considerare normale il doppio scontro col Chelsea e il piglio e la personalità avuti dalla Roma contro l’Atletico Madrid. Così come Edin Dzeko che al trentaseiesimo minuto del derby, su un calcio d’angolo, sussurra prima a Manolas e poi a Fazio la ricetta per la felicità.

Di Francesco, d’altronde, la conosce bene. Ha riportato intensità nel gruppo, voglia di correre e sorridere. Ha riportato entusiasmo e voglia di lottare per un sogno.

Nonostante i sorci.

Qual è la ricetta per la felicità?

La felicità non esiste. Di conseguenza non ci resta che provare ad essere felici senza diceva Jerry Lewis.

D’altronde, noi romanisti, potremmo adottarlo come motto.

“E ogni volta ci chiediamo

se quel posto dove andiamo

non c’inghiotte e non torniamo più…

 

Fonte: a cura di Diego Fois

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